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Al via la 14esima associazione Manageritalia

Novità e obiettivi futuri della nuova associazione Manageritalia Executive Professional. Una startup associativa a tutti gli effetti nata a giugno di quest’anno. Ne parliamo con il suo presidente Carlo Romanelli
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Al via la 14esima associazione Manageritalia

Qual è il bilancio dell’apertura agli executive professional che Manageritalia ha fatto anni fa a fronte dei forti mutamenti in atto?

«Se non ricordo male è del 2002 la decisione di Fendac di trasformarsi in Manageritalia, ampliando la propria offerta di rappresentanza a professional e quadri. Per lunghi anni queste due categorie sono state collocate all’interno dell’Associazione come un tutt’uno, senza grandi distinguo e senza una specifica rappresentanza. Naturalmente questa condizione non poteva persistere per i professional, anche perché nel frattempo il mercato del lavoro manageriale si è modificato radicalmente. Quindi negli ultimi anni è maturata la consapevolezza di dovere (e potere) costruire un processo di rappresentanza peculiare per i professional, che oggi abbiamo denominato executive professional. In prima battuta si è individuato un presidio di rappresentanza all’interno di ogni associazione territoriale, per poi istituire un gruppo di lavoro nazionale che ha avviato il processo che oggi ci ha portato qui. Ora in Manageritalia abbiamo la nuova associazione Manageritalia Executive Professional – la 14a Associazione, come si dice nel linguaggio corrente – per cui il bilancio vira fortemente verso lo sviluppo di una forte appartenenza. Naturalmente nella realtà delle cose il vero bilancio lo vedremo e, mi auguro, lo apprezzeremo più avanti».

Chi sono e cosa fanno oggi gli executive professional?

«Gli executive professional di Manageritalia si posizionano nel segmento che tempo fa abbiamo definito delle “alte professioni”, pertanto sono dei professionisti di elevato livello che collaborano quotidianamente con il management aziendale. Partecipano al raggiungimento di importanti obiettivi organizzativi, svolgendo attività di consulenza di varia natura che va da quella strategica e organizzativa alla formazione manageriale, alla consulenza finanziaria, legale, ai processi d’internazionalizzazione, alla logistica e alla digitalizzazione… In buona sostanza a coprire le varie aree di attività di diverse tipologie di organizzazioni che operano nella nostra economia. Per questo in Manageritalia siamo “Executive Professional”, per qualificare la nostra appartenenza alle alte professioni che operano in ambito manageriale. Mi preme sottolineare che il frazionamento delle carriere manageriali richiede un presidio di rappresentanza che si traduca in un’offerta specifica completa, da costruire nel tempo, sulle quattro dimensioni associative: istituzionale, di membership, movimento e sistema di servizi. All’interno di Manageritalia non vogliamo essere né un’associazione di “transito” o ”parcheggio”, né di destinazione, bensì un “pezzo” di Manageritalia in grado di rappresentare le identità professionali che si collocano nel mondo del management».

Quali sono le cose fatte di cui andate più fieri?

«Aver lavorato prima di tutto sull’identità degli executive professional all’interno del gruppo di lavoro nazionale. L’identità può apparire qualcosa di vago, ma è irrinunciabile, e vi assicuro che non è stato facile, per esempio, far comprendere fuori e dentro Manageritalia che gli executive professional non sono necessariamente dirigenti che hanno perso il lavoro, ma anche persone che hanno fatto scelte di vita e professionali ben precise, e che vanno annoverate nel mondo del management, alle quali non è precluso nessun iter contrattuale né indirizzo professionale in tale mondo. La declaratoria che abbiamo scritto prima per la Carta associativa e poi per lo Statuto ha ricevuto importanti manifestazioni d’interesse nel gruppo di lavoro sulle professioni presso il Cnel. E di questo ne siamo molto orgogliosi perché significa che, pur essendo arrivati dopo altri, abbiamo le idee molto più chiare su chi siamo. Siamo orgogliosi anche del lavoro fatto per la Certificazione di esperienza degli executive professional, che rappresenta una grande occasione di marketing relazionale in Manageritalia e sono certo che, ora che esistiamo come associazione, aprirà altre opportunità in futuro, se sapremo bene utilizzarla e promuoverla. Un bell’esempio di rappresentanza a km zero».

Perché un’associazione ad hoc per gli executive professional?

«Perché Manageritalia, come in parte ho già detto, ha progressivamente, in maniera lungimirante, maturato la consapevolezza che il mondo del management è cambiato e ancora lo farà, e che esiste un mercato che ha un grande bisogno di nuove forme di rappresentanza, in grado di seguire e anticipare i bisogni emergenti di categorie di soggetti che ruotano intorno al mondo del management e spesso ne costituiscono una componente innovativa. Un’organizzazione come Manageritalia non poteva e non può starne fuori. Rappresentanza 4.0, giusto?».

Ufficialmente tutto parte con l’anno nuovo?

«Ufficialmente tutto è partito il 10 maggio con la sottoscrizione dello Statuto da parte dei rappresentanti territoriali, alla quale hanno fatto seguito l’accettazione della nuova associazione in occasione dell’Assemblea Manageritalia di giugno e l’istituzione dei collegi dei revisori e dei probiviri, l’individuazione del presidente pro tempore nella mia persona e dei due vicepresidenti con specifiche deleghe, Donatello Aspromonte e Daniele Ferrari. Al contempo abbiamo indicato un gruppo di lavoro interno costituito da presedente, vicepresidenti pro tempore e alcuni colleghi delle associazioni territoriali, per gestire questa fase transitoria che ci porterà all’assemblea elettiva di gennaio o febbraio 2020. A quel punto sarà tutto pronto, nel frattempo ci sono diverse cose da fare. Dal 1°gennaio del 2020 tutti gli associati aderenti passeranno in Manageritalia Executive Professional, restando territorialmente legati a un’associazione».

Quali sono i punti fermi dell’offerta di rappresentanza?

«Occorre comprendere e accettare che siamo a tutti gli effetti una startup associativa, per cui non abbiamo ancora un sistema di offerta di servizi strutturata (se non quelli già esistenti e disponibili tramite le associazioni territoriali), perché non possiamo accedere ai servizi erogati tramite gli enti bilaterali del sistema, non essendo noi protagonisti della bilateralità. Non è escluso che nel tempo qualche apertura ci possa essere. Dobbiamo costruire tutto, a partire da quello che esiste già e che possiamo utilizzare data la nostra condizione associativa in Manageritalia, e immaginare e dar corpo a qualcosa di nuovo. Nel frattempo abbiamo già aperto un canale con la Federazione e XLabor per il tema degli Innovation manager, particolarmente congeniale agli executive professional, nella speranza che dia frutti. Sicuramente un punto fermo sarà il tema del welfare per gli executive professional, sia ordinistici che non».

Su quali fronti dobbiamo aspettarci le maggiori novità?

«Sul welfare, senza dubbio, perché è il punto di maggiore domanda. Qui è tutto da costruire, ma lo faremo, non sappiamo in quanto tempo perché occorrono numeri più ampi, e quindi allargare la base associativa. Con molte probabilità, una volta superato il periodo che ci porterà all’assemblea elettiva del prossimo anno, aderiremo alla consulta delle professioni e continueremo a partecipare al tavolo aperto presso il Cnel. Vogliamo iniziare a esprimere la nostra voce, avere voci in capitolo sulle decisioni che riguardano noi e il nostro futuro. Anche sulla promozione della categoria abbiamo idee, come facilitare l’accesso al mercato del lavoro (vedi caso Innovation manager), ma vogliamo farlo con i canali ufficiali della Federazione, orientandoli per quanto possibile ai nostri fabbisogni, evitando di venire percepiti e “utilizzati” come “servizio di collocamento”, su questo voglio essere molto chiaro da subito. La formazione inoltre è un tema decisivo per gli executive professional e anche su questo lavoreremo».

Quali obiettivi vi siete posti per il primo periodo?

«Vogliamo solidità organizzativa per poter operare bene in termini di rappresentanza. Vogliamo darci un’organizzazione snella in grado di agire da subito nella maniera più digitale possibile, per contenere al massimo i costi di funzionamento ed essere efficienti nei processi di confronto e decisionali, armonizzando la nostra presenza all’interno delle regole e dei principi del sistema Manageritalia, che ci ha promosso e accolto. Nel frattempo abbiamo costrui- to una precisa agenda di lavoro da qui a fine anno, spaziando, per l’appunto, dall’assetto organizzativo agli strumenti di supporto alla nostra attività, fino alla progettazione dell’offerta di rappresentanza che avverrà in itinere. La comunicazione sarà molto importante, perché dobbiamo essere conosciuti, visibili sia a livello nazionale che nelle singole associazioni territoriali, dove ci impegneremo per fare proselitismo. È un momento unico e un’occasione altrettanto unica».

Perché un executive professional dovrebbe entrare in Manageritalia?

«Perché ora Manageritalia ha una sua associazione dedicata alle alte professioni in ambito manageriale, che propone un’identità precisa, l’appartenenza a una community di alto profilo e con enormi potenzialità di sviluppo. Perché se vuoi migliorare la tua condizione personale e professionale non puoi farlo da fuori pretendendo che altri lo facciano per te, ma rimboccarti le maniche per avere voce».

Insomma, manager che operano come liberi professionisti e alte professionalità possono ora lavorare insieme, avere e animare una casa comune e un network ad hoc?

«Ovviamente sì: se stai fuori non conti nulla, se ti unisci a chi condivide i tuoi bisogni puoi fare qualcosa d’importante per te, per chi ambisce a farlo e per il management in generale. Questa è l’associazione di coloro che non chiedono e basta, ma fanno e progettano il futuro per ottenere diritti, lavoro e forza contrattuale».

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