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Manageritalia Executive Professional (Marche): Gianpaolo Lapesa

Ci sono spazi per un executive professional nel mercato del lavoro? Cosa fare per ampliare le opportunità di crescita del territorio? Cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro? Le risposte a queste e altre domande ai responsabili regionali della nuova associazione di Manageritalia, nata a giugno dello scorso anno, che rappresenta figure chiave per la crescita e lo sviluppo del nostro tessuto economico, imprenditoriale e manageriale. A tu per tu con Gianpaolo Lapesa, responsabile regionale Marche Manageritalia Executive Professional
  • Data 25 mar 2020
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 Manageritalia Executive Professional (Marche): Gianpaolo Lapesa

Cosa pensa della recente costituzione di Manageritalia Executive Professional e in particolare delle sfide e delle opportunità che le si presentano sul vostro territorio?
«Si sentiva la mancanza di un’associazione che davvero possa dare voce ai bisogni di rappresentanza, visibilità e sostegno per questa tipologia di professionisti qualificati. È un’opportunità, una casa, un punto di riferimento per molti di noi, soprattutto per quelle professioni che non hanno un albo di riferimento. La sfida è di tipo comunicativo, far sapere che ci siamo e cosa facciamo e l’utilità di questa associazione, i destinatari sono anche le imprese medio/piccole».

Quali sono le tipologie di executive professional oggi più presenti localmente?
«Sono presenti tipologie differenti, dai consulenti informatici ai consulenti di marketing, consulenti di gestione, e anche professionisti iscritti ad albi, ad esempio commercialisti, ingegneri che hanno trovato utile associarsi. Molti di noi sono innovation manager accreditati all’elenco speciale del Mise».

Qual è lo stato dell’arte di presenza e cultura manageriale nelle aziende del vostro territorio?
«Siamo in una fase di transizione riguardo la cultura manageriale, così come lo sono i tempi in cui viviamo. Sicuramente le precedenti generazioni di imprenditori stanno via via lasciando la scena, anche se con difficoltà, a favore delle nuove generazioni, qui ci potrebbe essere spazio per manager, anche temporary e fractional, che possono affiancare le aziende, Pmi in particolar modo, in questa fase cruciale».

Ci sono spazi per un executive professional che operi a supporto di proprietà e/o management aziendale e, in particolare oggi, in quali ambiti?
«Esattamente, come le accennavo, nel nostro territorio in particolare proprio nelle Pmi, nelle quali solitamente gli imprenditori devono essere concentrati sul business con modalità quasi “operative”, l’executive professional può contribuire alla visione strategica riguardo le nuove aspettative dei mercati, le nuove tecnologie, i nuovi metodi di controllo, i nuovi metodi di gestione, anche dei collaboratori».

Lei come executive professional in che ambito opera?
«Sono responsabile dello sviluppo organizzativo per far funzionare l’organizzazione dell’impresa. Mi occupo dello sviluppo, del miglioramento delle aree aziendali fondamentali e dei cambiamenti, attualmente molto orientati al digital. Vede, oggi è indispensabile prendersi cura del change management, soprattutto con le persone, perché il successo delle iniziative passa sempre attraverso di esse. Sono un innovation manager accreditato all’elenco Mise».

Qual è una delle sue esperienze professionali più vincenti per lei e i suoi clienti che ha vissuto e/o sta vivendo attualmente?
«Guardi, la soddisfazione maggiore è quella di accompagnare l’imprenditore a scoprire dove e come può guadagnare di più, l’intraprendere non è più come dieci anni fa, sono cambiati i paradigmi. Qualcuno ha trovato una chiave e lo aiuto a consolidarsi, per altri aiuto a fare chiarezza e ri-organizzarsi in aree importanti dell’azienda. È bello farlo in sana collaborazione».

Cosa fare per ampliare l’incontro tra gli executive professional e il tessuto imprenditoriale compresa tutta la business community e aumentare quindi le opportunità di crescita del territorio?
«Come premessa occorre dire che la società, tutta, ha un’idea distorta del manager, nel senso che i media definiscono ed evidenziano sempre quella figura di super-manager che guadagna milioni e non porta benefici alle aziende, anzi, e magari salta dall’una all’altra, dove si guadagna di più. In più avviene anche che in molte Pmi l’imprenditore assegna a se stesso un ruolo assolutistico di super-business-coach. Pertanto la sfida è nella comunicazione e nella dissemination, l’executive professional è un manager professionista qualificato che agevola le strategie e facilita lo sviluppo, con la massima responsabilità e abnegazione, per il suo settore».

Qual è stata la molla che l’ha fatta entrare in Manageritalia come executive professional?
«In realtà ero in Manageritalia da molti anni, quello che mi ha fatto restare in questa nuova veste di executive professional è la capacità che ha questa associazione di essere sempre in ascolto della società e dei cambiamenti, la volontà di gestirli e di non subirli, e l’impegno che si prende nei suoi confronti con tutti i piani operativi realizzati, sfornandone sempre di nuovi, a beneficio dei territori. Un’associazione viva, moderna, che ha una visione a medio/lungo termine, con attenzione anche alla realtà internazionale».

Cosa si aspetta per il futuro?
«Mi aspetto due livelli di realizzazione di obiettivi. Il primo è che gli executive professional, grazie a Manageritalia, possano essere rappresentati ai più alti livelli istituzionali, il secondo è quello di contribuire alla crescita. Sicuramente mi aspetto ulteriori arricchimenti professionali grazie ai continui confronti e iniziative che vengono proposte e realizzate dall’associazione. Mi aspetto quindi, crescita, sinergie, osmosi e contaminazioni».

Perché un executive professional dovrebbe iscriversi a Manageritalia Executive Professional?
«In particolare Manageritalia Executive Professional è una rete di professionisti che fa networking, condivide le questioni legate alla libera professione, con uno sguardo privilegiato sulle imprese, sul mondo economico italiano e sul territorio. Entrare nell'associazione vuol dire beneficiare di un’identità comune. Si entra a far parte di un’organizzazione che può contare sull’esperienza ultradecennale di Manageritalia, con i suoi servizi, le agevolazioni per i soci, le sue attività innovative».

Ma quindi associandosi si entra in una community che può contare su un presidio territoriale attraverso lei e la sede di Manageritalia locale fruendo di servizi, networking ecc. che si ampliano, on e offline, a livello nazionale e internazionale?
«Esattamente, e c’è anche di più. C’è la possibilità di dare il proprio contributo per far crescere e conoscere la figura del manager executive professional e contribuire alla sua evoluzione in ambito territoriale, far conoscere la propria professionalità e anche farla evolvere».

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