Coltivare diversità per affermare la sostenibilità

Per accorciare i divari tra i generi e le generazioni, facendo in modo che il dibattito pubblico e le tante buone pratiche a cui possiamo attingere possano tradursi in un’evoluzione sistemica occorre fare un salto culturale, partendo dagli ambienti lavorativi. Come possiamo prendere la rincorsa? Dove vorremmo atterrare?

In attesa di parlarne con i protagonisti del mondo aziendale, dell’associazionismo e della ricerca accademica – all’evento del 18 novembre “Genere e generazioni per un sostenibilità resiliente” – abbiamo affrontato l’argomento con Marcella Mallen, presidente di Fondazione Prioritalia sul blog degli “Allenamenti di Sostenibilità” all’interno di Futura Network di ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile.

Un articolo che evidenzia come il punto di partenza sia per interpretare il fenomeno della diversità e innescare un cambiamento concreto sia l’Agenda Onu 2030, e l’obiettivo sia quello di diffondere nelle persone e nelle organizzazioni la consapevolezza, la responsabilità e la capacità di partecipare alla costruzione di un nuovo benessere diffuso e durevole, oltrepassando gli interessi individuale in favore del bene comune.

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