L’intelligenza artificiale non è più una questione che appartiene al futuro. È già dentro il nostro presente. È nelle imprese, nei processi, nelle decisioni, nell’organizzazione del lavoro. Ed è proprio per questo che oggi la domanda non è più se adottarla, ma come governarla.
È una domanda che interpella direttamente il ruolo dei manager. Perché ogni volta che cambia il lavoro, cambia anche la responsabilità di chi è chiamato a guidarlo. E di fronte a una trasformazione così profonda, il punto non è soltanto comprendere che cosa la tecnologia può fare, ma decidere come usarla, con quale consapevolezza, con quale misura, con quale idea di persona.
Su questo abbiamo voluto riflettere anche recentemente, in un momento per noi importante di confronto con monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Non per cercare risposte tecniche, ma per porci una domanda più alta e più esigente. Perché la questione dell’intelligenza artificiale, prima ancora che tecnologica, è umana, culturale ed etica.
Riguarda ciò che non possiamo delegare a una macchina: il giudizio, la responsabilità, il rispetto, il senso del limite.
È anche per questo che abbiamo scelto di collocare l’intelligenza artificiale tra i temi fondativi del nostro percorso, insieme all’inclusione di genere, alla sostenibilità e alla formazione continua, nel Piano operativo Manageritalia 2024-2028.
Non come argomenti separati, ma come parti di una stessa visione. Una visione che ci chiede di accompagnare il cambiamento senza smarrire ciò che conta davvero: la dignità della persona, il valore del lavoro, la qualità delle relazioni.
L’intelligenza artificiale può offrire opportunità importanti. Può rendere più efficienti i processi, aiutare a leggere la complessità, sostenere innovazione e competitività. Ma tutto questo, da solo, non basta. Perché l’innovazione non è mai neutra quando tocca il lavoro e la vita delle persone. E allora servono competenze nuove, certo. Serve formazione. Ma serve anche una leadership capace di tenere insieme efficienza ed equilibrio, innovazione e umanità, risultati e responsabilità.
È qui che, ancora una volta, si misura la qualità del management. Nella capacità di guidare il cambiamento senza subirlo. Di usare strumenti nuovi senza perdere il centro. Di fare in modo che la tecnologia non impoverisca il lavoro, ma contribuisca a renderlo più consapevole, più qualificato e umano. Questa è la sfida che abbiamo davanti. Ed è anche il senso del contributo che vogliamo dare: aiutare i manager a stare dentro il cambiamento con competenza, visione e coscienza. Perché l’intelligenza artificiale sarà davvero una risorsa solo se resterà uno strumento al servizio della persona. Mai il contrario.
Viva Manageritalia!
Editoriale del presidente di Manageritalia Marco Ballarè pubblicato sul numero di aprile di Dirigente, la rivista di Manageritalia. Clicca qui per sfogliare il numero.