Turismo, una corsa contro il tempo

Le priorità per il settore

In poco tempo siamo passati da un business locale a trazione immobiliare all’idea che “il turismo è il nostro petrolio”: sono entrambe rappresentazioni parziali e fuorvianti di un settore articolato e complesso, cresciuto fino a rappresentare quasi 1/6 del pil italiano, centrale per l’economia dei servizi, di forte impatto nei territori e nelle comunità, globalizzato.

Un mix di rendite da concessioni (come le spiagge) e deregulation dei servizi, un caleidoscopio in cui convivono eccellenze mondiali e opportunismi al limite della legalità, imprenditori e investitori capaci, brillanti e responsabili, accanto a operatori improvvisati e poco scrupolosi. Accade anche in altri settori, ma in pochi casi è così visibile, ogni giorno, per milioni di persone, anche provenienti da ogni parte del mondo.

La nostra è perciò una corsa contro il tempo per dare competenze al settore turistico: managerialità, formazione e luoghi di confronto, argomenti e temi capaci di aggregare le forze, creare vero valore condiviso ed evitare, o almeno ridurre, i molti impatti negativi sulle nostre città, coste, montagne, fiumi, laghi, mari, ghiacciai.

Del nostro Paese, e della sua vocazione turistica, abbiamo un’idea di eccellenza e qualità, testimoniata da ben 59 siti inseriti nella lista del Patrimonio dell’umanità Unesco, primi nel mondo in questa classifica.

Per dare forza e qualità alla crescita turistica dobbiamo azionare oggi due leve: gli investimenti del Pnrr e la qualità delle risorse umane. Tra gli obiettivi del Piano, ci sono la valorizzazione dei piccoli borghi, la nascita di nuove esperienze turistiche/culturali, il bilanciamento dei flussi turistici in modo sostenibile (evitando l’overtourism e i danni del turismo di massa). Dobbiamo superare la cultura degli arrivi e delle presenze come unico indicatore di successo.

Ma la sfida più difficile è quella delle persone: servono molti più manager, ma ancor di più giovani (e meno giovani) lavoratori preparati, capaci di introdurre e valorizzare le tecnologie, di conoscere i loro territori, di acquisire competenze logistiche, organizzative, relazionali, di comunicazione. La sfida è elevare il livello di tutta l’offerta, dal B&B con tre camere al grande resort, dal piccolo ristorante all’area di servizio autostradale, da tutto ciò che non si vede se non quando manca (manutenzione, sicurezza, trasporti, regolamentazione intelligente) alle grandi vetrine internazionali, al contatto e al servizio quotidiano.

Sfida difficile perché queste persone sono sempre di meno in Italia e perché non riusciamo ad attrarle e formarle da altri paesi; difficile perché serve tempo e perché non tutti possono essere testimoni credibili di un luogo, devono sentirlo “loro” e saperlo raccontare.

A Manageritalia piacciono le sfide, specialmente quelle con i nostri manager al centro.

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