La felicità sul comodino

La vita offre in egual misura felicità e sconforto. Sta a noi decidere a quali di questi dare maggiore spazio

Fateci caso. Nelle librerie, accanto agli scaffali dedicati ai libri di management, compaiono sempre più spesso titoli che parlano di meditazione e ricerca della felicità. Un filone nato in origine per consigliare ai manager come gestire lo stress e riprendersi il proprio tempo libero e che si è poi esteso al tema della realizzazione personale.

Obiettivo sfidante per il quale non avete tempo, lo sappiamo. Però ne sentite la necessità. Di prendervi una pausa, di porre una certa distanza tra il vostro lavoro con tempistiche forsennate e la vostra vita. Vi servono alcuni momenti per poter riflettere, qualcosa che vi faccia concludere la giornata con una buona notizia, una parola di conforto. Quale occasione migliore allora se non quella di leggere “La felicità sul comodino. Piccoli segreti per vivere meglio ogni giorno” (Tea editore, 2018)?

Questo libro di Alberto Simone è semplice ma non semplicistico. Un libro da tenere “sul comodino” non può ignorare il fatto che leggerete questo libro ricorrendo alle ultime risorse ancora in vostro possesso dopo una lunga giornata di lavoro. L’autore, regista di cinema e fiction RAI ma anche psicologo, life coach e terapeuta, vuole darci qui un esempio di positive psichology. Una psicologia non finalizzata a far emergere traumi del passato che influenzano il presente ma focalizzata nel trovare le chiavi per interpretare e vivere meglio la nostra quotidianità. Perché, come ci ricorda l’autore, la vita offre in egual misura felicità e sconforto. Sta a noi decidere a quali di questi dare maggiore spazio. La felicità non arriverà automaticamente solo quando quel problema che ci affligge verrà risolto, quando avremo quella promozione, quando finiremo quel progetto così impegnativo.

In attesa di tutto ciò, la vita scorre senza accorgersi delle cose belle che ci accadono nel frattempo. Questo perché il nostro cervello è programmato per rivolgere l’attenzione solo agli eventi negativi. Una sorta di meccanismo primitivo ancora funzionante che permetteva ai nostri progenitori di sviluppare strategie difensive per fuggire dai predatori o da altri disastri. Tutto questo oggi non è più necessario ma il nostro cervello arcaico continua a funzionare nello stesso modo come milioni di anni fa. Per questo motivo siamo così attenti a tutte le cose negative che accadono accanto a noi nell’illusione che, avendone conoscenza, si possa imparare a prevenirle ed evitare che ci coinvolgano.

Il libro cita a supporto di queste affermazioni alcuni studi scientifici che dimostrano come le cattive notizie perdurino nella mente delle persone molto più a lungo rispetto alle esperienze positive. Un sistema operativo programmato per trattenere le notizie peggiori e non accorgersi di quelle positive.

La soluzione? Prendere atto che la nostra mente non può aiutarci anzi, dobbiamo sforzarci e allenarla a ragionare diversamente. Dobbiamo fare caso in modo intenzionale agli eventi positivi che ci accadono ma soprattutto, quando la mente tende a “vedere nero”, sforzarsi di riemergere e di dare una svolta energetica al nostro modo di vedere le cose. Dobbiamo far “cambiare canale” alla nostra mente. Come? Lo scoprirete leggendo questo libro.

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