A tre anni dal suo avvio, il progetto europeo Social impact manager (Sim) si è concluso a maggio a Milano con una conferenza finale che ha rappresentato non solo un momento di sintesi, ma soprattutto un’occasione concreta di confronto tra imprese, istituzioni e terzo settore sul ruolo del management nella creazione di valore sociale.
Finanziato dalla Commissione europea e sviluppato insieme a 14 partner di 7 diversi paesi, il progetto ha avuto l’obiettivo di definire e rendere operativa una nuova figura professionale: il Social impact manager.
Una nuova figura per la sostenibilità
Il Social impact manager lavora a fianco delle funzioni csr e Sustainability aziendale con il compito di pianificare, realizzare e valutare iniziative di impatto sociale, contribuendo allo sviluppo dei territori in cui le aziende operano.
Il progetto ha quindi lavorato su più livelli: dalla definizione del ruolo e delle competenze alla progettazione di un percorso formativo articolato, fino alla sperimentazione sul campo attraverso hackathon, laboratori e collaboration scheme con imprese e organizzazioni non profit.
In questo contesto, Manageritalia ha svolto un ruolo attivo nel coinvolgimento di manager e aziende, contribuendo a mappare pratiche e criticità della csr e facilitando il dialogo tra mondo manageriale e territorio.
Il percorso: formazione e sperimentazione
Il cuore del progetto è stato il percorso formativo internazionale che ha coinvolto oltre 100 partecipanti in cinque paesi europei, creando un ecosistema di apprendimento in cui teoria e pratica si sono integrate costantemente.
Le attività hanno incluso lezioni tecniche, workshop e testimonianze aziendali, ma anche momenti di progettazione partecipata in cui i partecipanti hanno lavorato su sfide reali poste da imprese e organizzazioni del territorio.
Un approccio che ha permesso di sviluppare competenze concrete e orientate all’impatto.
La conferenza finale: Milano come laboratorio di impatto
Il progetto si è concluso a Milano con una due giorni a cui hanno partecipato tutti i partner e stakeholder di Austria, Croazia, Francia, Grecia e Italia. Ad aprire i lavori, presso l’Università di Milano-Bicocca, un talk dedicato all’iniziativa e ai risultati dei percorsi formativi, che ha offerto l’occasione per riflettere su come connettere in modo efficace imprese e comunità.
Il confronto si è poi ampliato con un dibattito pubblico dal titolo “Che ruolo possono avere le imprese nella trasformazione dello spazio urbano?”, durante il quale esperti di rigenerazione urbana, rappresentanti del settore edilizio e della pubblica amministrazione si sono confrontati su modelli di sviluppo sostenibile delle città.
Dall’impresa al territorio
Tra i momenti più significativi della conferenza, la visita aziendale presso Humana People to People Italia, durante la quale i partecipanti hanno potuto osservare direttamente i processi di selezione, riciclo e riuso degli abiti usati, un esempio concreto di economia circolare applicata su scala territoriale.
Particolare interesse ha suscitato il progetto “Orti di comunità 3C – Coltiviamo il Clima e la Comunità”, iniziativa di agricoltura urbana che coniuga sostenibilità ambientale e inclusione sociale, promuovendo al tempo stesso pratiche agricole responsabili e il rafforzamento dei legami tra cittadini.
La collaborazione tra profit e non profit
La presentazione finale si è conclusa con un Impact Lab dedicato al tema della collaborazione tra imprese e terzo settore. Il laboratorio ha evidenziato come l’impatto sociale nasca sempre più da logiche di co-progettazione e partnership, in cui le competenze manageriali si integrano con la capacità delle organizzazioni non profit di leggere e interpretare i bisogni del territorio.
Un’eredità che guarda al futuro
Il progetto Sim lascia in eredità non solo un modello formativo e professionale innovativo, ma anche una rete europea di attori impegnati nella promozione dell’impatto sociale. Per Manageritalia, l’esperienza rappresenta un passo importante nel rafforzare il ruolo dei manager come protagonisti delle trasformazioni sostenibili, capaci di generare valore non solo economico, ma anche sociale e ambientale.
In uno scenario in cui la sostenibilità è sempre più al centro delle strategie aziendali, la figura del Social impact manager si propone come un ponte tra impresa e comunità, contribuendo a costruire un modello di sviluppo più equo, inclusivo e duraturo.
– L’opinione
Luca Cassani, csr manager di Epson Italia, ha partecipato al progetto Sim nella fase degli hackaton. Ecco il suo commento da “addetto ai lavori”
In che modo la figura del Social impact manager può migliorare le iniziative di csr?
«Attraverso le sue competenze, il Social impact manager può aggiungere, trasformare e creare valore con e per la comunità e il territorio che accoglie l’azienda, dando alla “S” una sistematicità che non sempre è garantita. Inoltre, coinvolgendo i dipendenti nelle attività di csr, può aiutare a migliorare il clima aziendale».
Cosa pensi del progetto Sim?
«È sicuramente un progetto impegnativo e coraggioso. Impegnativo perché definire e sviluppare le competenze necessarie a fare da ponte tra aziende, comunità e territorio non è sicuramente semplice: bisogna coniugare la sensibilità aziendale con la comprensione della comunità e del territorio, andando oltre le collaborazioni che si limitano ad aiuti economici e che poi non portano al ritorno previsto dagli agli obiettivi aziendali.
Coraggioso perché è stato lanciato in un momento “complesso” per la sostenibilità; ci sono delle discussioni in atto, dei ripensamenti e delle semplificazioni alle normative. Credo e spero, però, che non si interromperà la via della sostenibilità».
Perché hai deciso di partecipare e cosa ti sei portato a casa?
«Come azienda abbiamo partecipato all’hackathon perché ci piaceva l’idea di confrontarci su un progetto reale, sul quale stavamo già lavorando internamente: abbiamo coinvolto la squadra di “aspiranti” Sim nel lancio di un’attività DE&I.
Mi sono portato a casa l’importanza della pluralità: ho visto come un team composto da professionalità provenienti da diversi settori e con le esperienze più disparate, sia in grado di fornire punti di vista stimolanti, magari non sempre condivisi, ma che fanno riflettere».
