Il tuo cv da manager sopravvive all’IA?

Nel nuovo appuntamento del ciclo Friday’s Manager, organizzato da XLabor, divisione del mercato del lavoro di Manageritalia un focus sui curriculum: come renderli chiari, competitivi e a prova di intelligenza artificiale
creare un cv con l'intelligenza artificiale

Venerdì 24 aprile, dalle 12 alle 13, il nuovo appuntamento del ciclo Friday’s Manager, organizzato come sempre da XLabor, la divisione del mercato del lavoro manageriale di Manageritalia, in modalità ibrida (presso la sede di XLabor, in via Fatebenefratelli 19 a Milano, e online sui social di Manageritalia).

Titolo dell’incontro, “Il tuo cv da manager sopravvive all’IA” (clicca qui per registrarti). Ce ne parlerà Claudio Sponchioni, ceo at Jobiri.

Ammettiamolo: molti curriculum oggi sono così simili e prevedibili da non colpire più. Grazie all’intelligenza artificiale possiamo, in un attimo, creare una presentazione dettagliata di noi stessi, dalla nostra formazione alle tappe salienti del nostro percorso professionale.

Eppure, di fronte a tanta facilità e abbondanza di opzioni, il rischio di omologazione e, dunque, di irrilevanza è – questo sì – reale.

Dobbiamo poi considerare che saper costruire un buon cv aiuta anche a sviluppare competenze di analisi dei profili degli altri, competenza sempre più strategica per chi ha responsabilità di selezione, crescita e valorizzazione delle persone.

E allora, come rendere il nostro cv efficace per l’IA senza perdere il valore umano, evitando l’invisibilità professionale e rafforzando il proprio posizionamento?

In attesa di incontrare Claudio Sponchioni e di confrontarci con lui su questo tema oggi cruciale, gli abbiamo posto alcune domande.

Oggi il primo selezionatore non è più una persona ma un algoritmo. Quali sono gli errori più frequenti che rendono un CV manageriale “invisibile” all’IA, anche quando il profilo è di alto livello?

«Il primo errore è pensare che un percorso importante si promuova da solo. Per molti manager questa è quasi una convinzione naturale, perché arrivano da anni di responsabilità, risultati e ruoli apicali.

Ma il cv non vive di reputazione riflessa. Vive di ciò che rende immediatamente comprensibile. Quando è pieno di formule astratte, di titoli interni poco chiari, di parole molto eleganti ma poco informative, diventa difficile da leggere per un sistema e poco interessante per una persona. Il punto non è banalizzare il profilo, il punto è renderlo leggibile in pochi secondi.

Un altro errore molto frequente è confondere le responsabilità con il valore generato. Molti cv manageriali spiegano bene di che cosa una persona era responsabile, ma spiegano molto meno che cosa ha realmente migliorato.

Dire “Direttore Commerciale, responsabile dello sviluppo aziendale”, lascia troppe domande aperte. In che settore? Con quale perimetro? In che fase dell’azienda? Con quali risultati? Se invece scrivo “Direttore Commerciale, azienda leader nel manifatturiero B2B, crescita del fatturato del 18% in due anni, apertura di 3 mercati esteri, team di 25 persone, il profilo prende subito forma”.

L’IA trova dati, parole chiave e coerenza. Il recruiter trova sostanza.

C’è poi un aspetto spesso sottovalutato, la struttura. Un cv manageriale diventa invisibile anche quando è costruito come un documento molto bello da vedere, ma poco chiaro da leggere.

Layout troppo creativi, tabelle, colonne piene, titoli non standard, sezioni che mescolano competenze, risultati e ruoli, possono ostacolare la lettura. Oggi un buon cv manageriale deve essere elegante, ma, soprattutto, lineare.

Il criterio giusto è semplice. Chi legge deve capire subito chi sei, in quali contesti hai operato, che cosa hai guidato e quale impatto hai avuto».

Molti cv di manager sembrano ormai tutti uguali: stessi ruoli, stesse parole, stessi risultati generici. In che modo l’IA sta accentuando questo fenomeno e come si può tornare davvero distintivi?

«L’IA sta accentuando questo fenomeno perché rende molto facile produrre testi corretti, puliti e ben confezionati. Il problema è che, proprio per questo, molte persone finiscono per usare gli stessi schemi, le stesse formule e lo stesso tono.

Oggi leggiamo continuamente frasi come “leadership orientata ai risultati”, “gestione del cambiamento”, “visione strategica”. Non sono frasi sbagliate. Il punto è che, prese da sole, non differenziano quasi nessuno. Potrebbero stare nel CV di centinaia di manager diversi.

La vera distintività torna quando si esce dal linguaggio “etichetta” e si entra nel linguaggio “dimostrazione”. Dire“ho gestito una trasformazione aziendale” è generico, perché non ci dice quale trasformazione, in quale contesto, con quale livello di difficoltà e con quale esito.

Dire “ho integrato due business unit dopo un’acquisizione, riducendo le sovrapposizioni e portando il margine operativo dal 9 al 13 per cento in 18 mesi”, cambia tutto. Qui non vedo solo un manager che usa bene le parole.

Vedo un manager che sa governare complessità, prendere decisioni e lasciare un impatto misurabile.

Per tornare distintivi bisogna quindi smettere di chiedersi come raccontarsi meglio e iniziare a chiedersi che cosa rende davvero unico il proprio contributo. In alcuni casi è la capacità di crescere business maturi.

In altri è la capacità di guidare riorganizzazioni, internazionalizzazione, integrazioni post acquisizione, sviluppo di nuove linee o trasformazioni culturali.

La differenza non la fanno le parole più belle. La fanno i dettagli veri che raccontano il tipo di problema affrontato, la leva usata e il risultato ottenuto. È lì che un cv torna ad avere voce propria».

Come cambia il modo di raccontare la leadership, il valore e l’esperienza quando il cv deve parlare “a due interlocutori”: l’IA e il recruiter umano, senza perdere credibilità per nessuno dei due?

«Cambia nel modo in cui il valore viene dimostrato. Per l’IA servono chiarezza, ruoli comprensibili, competenze esplicite, parole che siano coerenti con il mercato e con il ruolo target.

Per il recruiter umano servono credibilità, contesto e prova. Questo significa che il cv non può più limitarsi a dichiarare qualità personali o concetti generali.

Deve rendere visibile il comportamento manageriale dentro situazioni reali. Oggi dire “sono un leader empatico”, oppure “ho forti capacità decisionali”, non basta più, perché sono affermazioni che nessuno può verificare davvero. Molto meglio dire “ho coordinato vendite, operations e finance durante una riorganizzazione, mantenendo la continuità operativa e riducendo il turnover del 12%”.

In questa frase succedono tre cose importanti. L’IA riconosce aree funzionali, contesto e risultato. Il recruiter legge un esempio concreto di leadership trasversale. Il candidato appare credibile, perché non si auto-definisce, si dimostra.

Per questo oggi raccontare leadership nel cv significa tradurre qualità astratte in fatti osservabili. La leadership non è un aggettivo. È una sequenza di decisioni, relazioni, priorità e risultati. Lo stesso vale per il valore e per l’esperienza. Non basta più dire “ho una lunga esperienza nel settore”.

Occorre far capire dove questa esperienza ha fatto la differenza, su quali leve, in che tipo di azienda e con quali effetti. Quando il cv riesce a fare questo, parla bene a entrambi gli interlocutori, senza sembrare né troppo tecnico né troppo autocelebrativo».

Adeguare il cv all’IA viene spesso visto come un esercizio tecnico. In realtà, quanto questo lavoro aiuta un manager anche a rileggere meglio la propria carriera e a chiarire il proprio posizionamento professionale?

«Aiuta moltissimo, e spesso più di quanto si immagini. In apparenza sembra un lavoro di scrittura o di ottimizzazione. In realtà è un lavoro di chiarimento professionale.

Quando un manager aggiorna davvero il proprio cv, non sta solo scegliendo parole più efficaci. Sta decidendo che cosa della sua carriera merita di stare in primo piano. E questa decisione è già una forma di posizionamento.

Molti percorsi manageriali sono ricchi, ampi e stratificati. Ci sono ruoli diversi, aziende diverse, fasi diverse, risultati diversi. Il rischio è raccontare tutto e quindi non far emergere nulla. Lavorare bene sul cv costringe invece a individuare un filo conduttore.

Per esempio, un manager può scoprire che il tratto più distintivo della sua carriera non è avere ricoperto molti ruoli di direzione, ma essere sempre stato la persona chiamata nei momenti delicati, per rimettere ordine, ricostruire team e riportare risultati. Questa scoperta cambia completamente il modo di raccontarsi.

Da quel momento il cv smette di essere una cronologia e diventa una direzione chiara. Non mostra solo che cosa è stato fatto, ma suggerisce con forza per che cosa quella persona è particolarmente adatta.

Questo è utile non solo per cercare una nuova opportunità, ma anche per affrontare con più lucidità colloqui, networking, presentazioni di sé e scelte di carriera. In questo senso, adeguare il cv all’IA non è solo un tema tecnico. È un esercizio di consapevolezza manageriale».

In un mercato del lavoro che cambia così rapidamente, quali competenze nella lettura e valutazione dei cv dovrebbero sviluppare oggi i manager che selezionano e valorizzano altre persone? E perché è un tema di leadership, non solo di HR?

«Oggi un manager deve imparare a leggere un cv in profondità, perché il cv non racconta solo il passato di una persona, racconta anche il suo modo di stare nella complessità.

Leggere bene un cv significa andare oltre il titolo, oltre il nome dell’azienda, oltre le parole ad effetto. Significa cogliere la traiettoria, la capacità di apprendere, il tipo di contesti affrontati, la qualità delle scelte fatte e il genere di impatto generato.

Due candidati possono avere entrambi il titolo di Direttore Operations, ma uno può avere gestito un contesto stabile, molto ben organizzato e con pochi cambiamenti strutturali, mentre l’altro può avere aperto stabilimenti, ridisegnato la supply chain e guidato fasi di riorganizzazione.

Sulla carta sembrano simili, ma per un leader non lo sono affatto, perché esprimono attitudini, velocità di adattamento e leve manageriali molto diverse. La lettura matura di un CV serve proprio a questo, a vedere la sostanza dietro la superficie.

È un tema di leadership, non solo di HR, perché ogni manager che seleziona incide direttamente sulla qualità del capitale umano che entra e cresce nell’organizzazione.

Se leggo bene i CV, prendo decisioni migliori. Se prendo decisioni migliori, costruisco team più forti, più complementari tra loro e più capaci di evolvere. In un mercato che cambia rapidamente, questa non è una competenza amministrativa. È una competenza di guida.

Significa saper riconoscere non solo chi ha già fatto certe cose, ma anche chi ha il potenziale giusto per affrontare ciò che viene dopo».

IL TUO CV DA MANAGER SOPRAVVIVE ALL’IA?
Friday’s Manager – venerdì 24 aprile 12-13 (sede XLabor, via Fatebenefratelli 19 a Milano e online sui social di Manageritalia).

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