Il 22 aprile scorso, presso la sede nazionale di Confcommercio, il Fasdac, Fondo di assistenza sanitaria integrativa per i dirigenti del terziario, ha presentato un protocollo d’intesa con Conf Salute Healthcare, nato per promuovere convenzioni con strutture sanitarie e assistenziali capaci di offrire servizi di alta qualità.
L’occasione è stata utile anche per comunicare l’attivazione di una prima convenzione stipulata tra il Fasdac e il Gruppo Kos, realtà associata a Conf Salute Healtcare e primario operatore del settore socio-sanitario. Si tratta di un accordo che va oltre la semplice logica del rimborso. Grazie a questa intesa, infatti, gli assistiti possono oggi accedere anche in forma diretta – senza, dunque, anticipare spese – a una rete di strutture assistenziali presente in più regioni italiane, tra cui Rsa, reparti di lungodegenza e residenze assistenziali.
Un’infrastruttura concreta per rispondere a bisogni che, alla luce dei numeri del Fondo, stanno diventando sempre più urgenti. Tra il 2021 e il 2025 la spesa per l’assistenza socio-sanitaria erogata dal Fasdac è quasi triplicata, passando da 1,34 a 3,9 milioni di euro. Nello stesso periodo, i beneficiari sono raddoppiati, arrivando a 457, di cui oltre due terzi con più di 75 anni. Un trend in crescita
e strutturale, che il Fasdac presidia ormai da tempo. Abbiamo chiesto ai tre protagonisti dell’accordo come si risponde a una sfida di questa portata.
Riccardo Rapezzi, presidente Fasdac
I dati del Fondo parlano chiaro: la non autosufficienza è diventata un’area critica. Come siete arrivati a questo accordo?
«I numeri ci hanno indicato la direzione da seguire. Una spesa quasi triplicata in cinque anni non è un’anomalia, ma il segnale che i bisogni dei nostri assistiti stanno cambiando in modo strutturale. Serviva una risposta altrettanto strutturata, non episodica. Da questa consapevolezza nasce l’accordo con Conf Salute Healtcare e Gruppo Kos: oggi non basta più guardare solo all’ambito sanitario, ma occorre accompagnare l’evoluzione verso l’area socio-sanitaria, una voce che in meno di cinque anni ha quasi raddoppiato il proprio peso nel paniere delle prestazioni erogate dal
Fondo».
Cosa cambia, concretamente per gli assistiti?
«L’obiettivo del Fasdac è quello di rendere i percorsi quanto più semplici possibili e garantire al tempo stesso un’elevata qualità delle strutture convenzionate. Il primo punto si ottiene estendendo i vantaggi della forma diretta, già ampiamente utilizzata dai nostri assistiti per le cure medico-sanitarie, anche al campo socio-sanitario. Il secondo punto è quello di “battere il sentiero”, già avviato lo scorso anno in ambito sanitario, attraverso convenzioni con centri di eccellenza come Ieo e Ismett, privilegiando qualità e valore dell’offerta. L’accordo con il Gruppo Kos rappresenta un ulteriore passo in questa direzione. L’intesa prevede inoltre una scontistica del 3% sulle rette di degenza riservata agli iscritti Fasdac».
Questo accordo riguarda solo Kos o è il primo passo verso qualcosa di più ampio?
«È chiaramente un punto di partenza. Kos è il primo partner operativo, ma l’obiettivo è allargare progressivamente il network di strutture convenzionate con elevati standard. Vogliamo che ogni assistito Fasdac, indipendentemente dalla regione in cui si trova, possa contare su strutture convenzionate di qualità. Il lavoro è appena cominciato».
Luca Pallavicini, presidente Conf Salute Helthcare
Qual è il ruolo di Conf Salute Healthcare in questa sinergia?
«Il nostro ruolo è quello di creare connessioni concrete tra bisogni, welfare e imprese del socio-sanitario. Conf Salute Healthcare rappresenta, all’interno di Confcommercio, una rete nazionale di strutture e operatori che ogni giorno lavorano sulla presa in carico delle persone fragili e non autosufficienti. In questa collaborazione abbiamo messo a disposizione competenze, relazioni e capacità organizzativa per facilitare l’incontro tra il sistema Fasdac e realtà qualificate del comparto. L’obiettivo è costruire percorsi semplici, affidabili e accessibili per gli assistiti, mantenendo elevati standard qualitativi nei servizi erogati».
Quali sono gli obiettivi di sviluppo a medio termine?
«L’accordo con Kos rappresenta un primo passo operativo, ma il lavoro che stiamo portando avanti guarda a una rete sempre più ampia. Abbiamo già avviato ulteriori interlocuzioni col Fasdac e con diverse realtà associate per individuare nuove sinergie e ampliare progressivamente le opportunità a disposizione degli assistiti. Il tema della non autosufficienza richiede modelli
organizzati e continuità di risposte: per questo vogliamo continuare a svolgere un ruolo di collegamento tra fondi, imprese e territori, favorendo soluzioni capaci di coniugare qualità dell’assistenza, sostenibilità e prossimità dei servizi».
Giuseppe Motta, direttore generale Anni Azzurri Kos Group
Il Gruppo Kos porta in questo accordo un modello industriale applicato alla sanità. Ce lo può raccontare?
«Il Gruppo Kos è nato con una convinzione precisa: che anche nel Long term care sia possibile – e necessario – applicare un approccio gestionale di tipo industriale per garantire qualità, professionalità e innovazione. Significa costruire un’organizzazione solida, che ascolta, che misura strutturalmente i fenomeni e gli outcome e che produce e condivide conoscenza scientifica. Investire in tecnologia è quindi indispensabile: lo facciamo con la cartella clinica elettronica e la gestione automatizzata dei farmaci, ma anche con sistemi di intelligenza artificiale che monitorano in tempo reale gli ospiti durante la notte e segnalano le situazioni di rischio. Portare questo modello anche al di fuori delle mura delle Rsa è la nostra sfida: con le cure domiciliari, la telemedicina e il senior living».
Quali servizi specifici troveranno gli assistiti Fasdac nelle vostre residenze?
«L’accordo consente l’accesso diretto alle nostre strutture Anni Azzurri, con uno sconto dedicato e la copertura da parte del Fasdac delle spese a carico della famiglia. Ma quello che offriamo
è soprattutto un percorso che inizia molto prima dell’ingresso in struttura. Il Welcomer accompagna le famiglie dal primo contatto. Lo Sportello sociale aiuta i caregiver a orientarsi tra le opzioni disponibili e offre supporto tecnico, amministrativo e giuridico. In Lombardia è attiva anche la misura Rsa aperta, con un care manager dedicato che costruisce un progetto assistenziale
a domicilio. L’obiettivo è intercettare il bisogno prima che diventi emergenza».