La formazione non è più solo uno strumento di aggiornamento professionale, ma una condizione essenziale per affrontare il cambiamento, governarlo e trasformarlo in opportunità. Per questo, come Manageritalia, abbiamo scelto di considerarla uno dei temi fondativi del nostro mandato e uno degli assi strategici del Piano operativo che stiamo portando avanti con le nostre associazioni e i nostri enti.
Viviamo una fase in cui il lavoro evolve con una velocità mai sperimentata prima. Cambiano le competenze richieste, i modelli organizzativi, le tecnologie e perfino il significato attribuito al lavoro. In questo scenario, la formazione permanente non può essere vista come un momento isolato, ma come un percorso continuo che accompagna le persone lungo tutta la carriera.
È una sfida che riguarda tutti: dirigenti, quadri, executive professional, imprese e corpi intermedi.
Oggi la vera sicurezza professionale non deriva più solo dal ruolo ricoperto, ma dalla capacità di evolvere, apprendere, adattarsi e guidare il cambiamento. Parlare di formazione significa quindi parlare di occupabilità, reskilling, upskilling, competitività delle imprese, ma anche di dignità professionale e inclusione. Significa creare le condizioni affinché esperienza e competenze continuino a generare valore anche durante le transizioni professionali e i cambiamenti di carriera. Significa affrontare con responsabilità il tema della longevità lavorativa, accompagnando le persone a rimanere attive, aggiornate e protagoniste più a lungo.
È una visione che, come sistema, abbiamo costruito nel tempo attraverso strumenti concreti e distintivi. Penso al ruolo di Cfmt, punto di riferimento nella formazione manageriale continua, e a Fondir, che consente alle imprese e ai dirigenti di investire nello sviluppo delle competenze. Strumenti nati dalla bilateralità e dalla capacità delle parti sociali di anticipare bisogni oggi centrali per tutto il mondo del lavoro.
Ma formazione significa anche cultura organizzativa. Vuol dire aiutare le imprese a governare l’innovazione tecnologica senza subirla. Vuol dire accompagnare la trasformazione digitale e l’IA mantenendo al centro persone, relazioni, pensiero critico e capacità decisionale. Perché nessuna tecnologia potrà mai sostituire responsabilità, visione e sensibilità di chi guida organizzazioni
e persone.
Per questo crediamo che investire nelle competenze non sia soltanto una scelta individuale, ma una responsabilità collettiva che riguarda il futuro dell’Italia. Un Paese che troppo spesso discute di lavoro senza mettere davvero al centro produttività, managerialità, formazione e valorizzazione del capitale umano. Anche dalle assemblee territoriali appena concluse emerge con forza questa consapevolezza. C’è partecipazione, attenzione e desiderio di comprendere come affrontare il cambiamento senza subirlo. È proprio questo il ruolo che vogliamo continuare a svolgere: accompagnare i manager nelle trasformazioni del lavoro e dell’economia, rafforzando strumenti contrattuali, welfare, formazione e rappresentanza. Perché il futuro del lavoro non si costruisce aspettando il cambiamento, ma preparandosi ad affrontarlo, insieme.
Viva Manageritalia!
Editoriale del presidente di Manageritalia Marco Ballarè pubblicato sul numero di aprile di Dirigente, la rivista di Manageritalia. Clicca qui per sfogliare il numero.