Martedì 9 giugno alle 18 si terrà un incontro con il Professor Silvio Garattini e una visita guidata dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri (Via Mario Negri 2 Milano), eccellenza italiana, organizzato dal gruppo di lavoro Manager per il Sociale di Manageritalia Lombardia.
L’incontro L’altro Mario Negri permetterà di fare luce sulle scoperte dell’istituto, sulle ricerche più innovative sulla salute e sull’ambiente, con una visita guidata ai laboratori. Un dietro le quinte esclusivo per gli associati.
Nell’attesa di incontrare di persona il prof. Garattini, gli abbiamo posto alcune domande.
Professore Garattini, l’Istituto Mario Negri è un’eccellenza scientifica riconosciuta a livello internazionale. Qual è oggi, secondo lei, il contributo più concreto che la ricerca indipendente può dare alla società e al futuro del Paese?
«La ricerca scientifica indipendente è fondamentale perché tende a occuparsi dei problemi degli ammalati nel tentativo di risolverli.
È in contrasto con la ricerca svolta dal mercato della medicina, che si occupa invece fondamentalmente di sviluppare profitto, anche se alcune volte questo coincide con l’interesse degli ammalati.
Purtroppo, la ricerca indipendente è in grande minoranza perché i fondi disponibili sono molto pochi a livello internazionale e in particolare nel nostro paese.
Abbiamo in rapporto con la popolazione la metà dei ricercatori e conseguentemente la metà dei fondi disponibili per la ricerca rispetto della media dei paesi europei».
Nei vostri laboratori lavorano molti giovani ricercatori di altissimo livello. Che cosa li motiva ogni giorno e quali condizioni sono davvero decisive per permettere loro di restare in Italia e fare buona scienza?
«L’età media delle 700 persone che lavorano nei nostri laboratori è intorno ai 41 anni perché sono molti i giovani che svolgono ricerca e formazione per ottenere il PhD o il dottorato di ricerca.
Hanno certamente la tentazione di andare all’estero perché gli permette di ottenere più fondi disponibili e di migliorare i salari.
Tuttavia, penso che rimangano al “Mario Negri” perché trovano molte motivazioni ideali, la possibilità di lavorare con ricercatori esperti e di utilizzare tecnologie avanzate».
Che ruolo possono giocare oggi manager e imprese nel sostenere la ricerca, non solo attraverso donazioni, ma anche diffondendo cultura scientifica e consapevolezza nelle organizzazioni? Quanto è determinante questo per raggiugere una longevità in buona salute?
«Certamente le imprese e i loro manager potrebbero fare molto di più per sostenere la ricerca indipendente, soprattutto attraverso la disponibilità di borse di studio da mettere a disposizione dei giovani che non hanno risorse economiche famigliari, per permettere di migliorare la loro formazione accademica.
E al di là delle donazioni è molto importante sostenere il concetto che la scienza deve essere al servizio della comunità anche attraverso l’informazione indipendente che è assente nel nostro Paese.
Manager e imprese devono sviluppare al loro interno una cultura che antagonizzi l’informazione e la pubblicità fatta da chi vende prodotti farmaceutici, alimentari e dispositivi medici che non rappresentano una innovazione».
Lei ha spesso sottolineato l’importanza della prevenzione. Quanto conta la cultura della salute nei luoghi di lavoro e come le imprese possono diventare alleate della scienza in questo ambito?
«La medicina deve cambiare il suo focus attraverso una grande rivoluzione culturale che prediliga la prevenzione rispetto al mercato.
All’interno dei luoghi di lavoro occorre aiutare chi ha sviluppato dipendenze per fumo, alcol, droghe e giochi d’azzardo.
Ogni impresa dovrebbe sapere, attraverso i medici del lavoro, quanti sono i lavoratori affetti da dipendenza, per poter intervenire attraverso varie forme di ascolto, consiglio e disponibilità di rimedi.
La maggior parte delle malattie croniche sono evitabili, ma abbiamo in Italia 4,5 milioni di diabetici di tipo 2, il 40% dei tumori è evitabile, ma muoiono ogni anno in Italia 180.000 persone di tumore.
Divenire alleati della scienza significa promuovere la salute che oggi non dipende più dalla medicina, ma dall’ambiente in cui viviamo, dall’inquinamento, dall’urbanizzazione, dalle famiglie da cui deriviamo e dalla cultura scolastica che abbiamo acquisito.
Realizzare prevenzione rappresenta anche un atto di solidarietà nei confronti del SSN, un bene a cui non possiamo rinunciare per noi e per quelli che verranno dopo di noi. Evitare malattie e tumori permette al SSN di dedicarsi a chi ha malattie non evitabili».
Se dovesse lasciare un messaggio ai manager che visiteranno l’Istituto Mario Negri, quale invito sentirebbe di rivolgere loro: come cittadini, come leader e come persone che prendono decisioni ogni giorno?
«C’è un messaggio che considero fondamentale: “Fate agli altri ciò che vorreste fosse fatto a voi”. Si tratta fondamentalmente di attuare il messaggio evangelico “amerai il prossimo tuo come te stesso”».
