In occasione di “Talent of Being Human”, il talento di essere umano” (11 e 12 settembre, Teatro Lirico Giorgio Gaber Milano), dedicato alle sfide e alle opportunità della trasformazione digitale, approfondiamo il tema dell’Intelligenza Artificiale con l’ideatrice Alessandra Riva (foto in basso), per capire come le nuove tecnologie possano diventare uno strumento di supporto alle persone e non un fine in sé.
L’AI sta rivoluzionando il modo di lavorare, promettendo maggiore efficienza, velocità e capacità di analisi. Ma la vera domanda non è cosa potranno fare le macchine al posto nostro.
La sfida è capire come utilizzare queste tecnologie per liberare tempo dalle attività più ripetitive e a basso valore aggiunto, consentendo a manager, professionisti e lavoratori di concentrarsi maggiormente su ciò che rende unico il contributo umano: creatività, pensiero critico, relazioni, empatia e innovazione.
Ne parliamo con l’organizzatrice dell’evento per esplorare una visione dell’AI che metta davvero l’uomo al centro, trasformando il progresso tecnologico in un’opportunità di crescita, qualità del lavoro e sviluppo sostenibile delle organizzazioni.
Oggi si parla molto di intelligenza artificiale. Qual è il confine tra ciò che dovrebbe fare l’IA e ciò che deve rimanere nelle mani delle persone?
«Il confine non passa semplicemente tra compiti umani e compiti automatizzabili, ma tra elaborazione e responsabilità. L’IA può analizzare, prevedere e proporre; alle persone deve restare la capacità di definire i fini, interpretare il contesto e assumersi le conseguenze delle decisioni.
Più una scelta incide sulla vita delle persone, meno può essere affidata a un automatismo».
L’IA promette di aumentare la produttività e ridurre i tempi dedicati alle attività ripetitive. Come possiamo utilizzare il tempo liberato?
«Il tempo liberato è un capitale strategico. Può essere reinvestito nella capacità di leggere gli scenari, sviluppare le persone, creare innovazione e costruire relazioni di fiducia.
Se ogni minuto risparmiato viene immediatamente convertito in nuova produzione, avremo organizzazioni più veloci, ma non necessariamente più intelligenti. Il valore nasce dallo spazio che lasciamo al pensiero».
C’è il rischio che la tecnologia venga vissuta come una minaccia. Come possiamo trasformarla in uno strumento che migliori il lavoro e il benessere?
«La paura non nasce soltanto dalla tecnologia, ma dalla sensazione che il cambiamento avvenga senza di noi. Le persone devono poter comprendere perché l’IA viene introdotta, come cambierà il loro ruolo e quali opportunità potrà aprire.
Coinvolgerle nella trasformazione significa restituire loro agency: la possibilità di non sentirsi oggetto del cambiamento, ma parte attiva della sua costruzione».
Il vero tema sembra essere la collaborazione uomo-macchina. Come immagina il lavoro dei prossimi anni?
«Immagino organizzazioni ibride, nelle quali persone e agenti digitali opereranno insieme.
Ma esiste un rischio poco discusso: se deleghiamo alle macchine tutte le attività attraverso cui oggi i giovani imparano, potremmo guadagnare efficienza e perdere i professionisti esperti di domani.
Dovremo progettare non solo la produttività presente, ma anche la formazione del giudizio futuro».
Come può l’IA aiutarci a recuperare tempo senza aumentare pressione e iperconnessione?
«L’IA può comprimere il tempo dell’esecuzione, ma non può decidere quale ritmo sia sostenibile per le persone. Questa è una responsabilità organizzativa.
Se la maggiore velocità diventa immediatamente una nuova aspettativa di disponibilità, il tempo non viene restituito: viene nuovamente occupato.
Non ogni decisione più rapida è una decisione migliore».
Quali capacità umane diventeranno ancora più importanti perché le macchine saranno sempre più intelligenti?
«Diventeranno centrali il giudizio nelle situazioni ambigue, il pensiero critico, la capacità di formulare domande e di leggere ciò che i dati non raccontano.
A queste si aggiungono immaginazione, responsabilità etica ed empatia.
Le macchine sono molto efficaci nel riconoscere ciò che si ripete; l’essere umano resta essenziale per cogliere ciò che sta emergendo e non ha ancora un nome».
Qual è il ruolo dei manager nel mettere l’IA al servizio delle persone?
«I manager dovranno diventare gli architetti del sistema uomo-macchina.
Spetta a loro stabilire quali decisioni possono essere delegate, quali richiedono supervisione umana e quali non devono essere automatizzate.
Servono criteri, responsabilità chiare e possibilità di contestare o correggere gli output. La governance dell’IA non è una questione tecnica: è leadership applicata».
Come possono i manager utilizzare l’IA per svolgere meglio il proprio ruolo?
«Possono utilizzarla come un interlocutore cognitivo: per confrontare scenari, individuare connessioni, preparare decisioni e liberarsi da una parte del lavoro di coordinamento.
Ma non dovrebbero delegarle ciò che costruisce fiducia. L’IA può aiutare a preparare una conversazione difficile; non può sostenere quella conversazione al posto del manager».
Quale messaggio si sente di dare ai manager?
«Non limitatevi a chiedervi quanto l’IA possa rendere più efficiente la vostra organizzazione.
Chiedetevi quale cultura, quali competenze e quale idea di essere umano state costruendo attraverso il suo utilizzo.
La tecnologia accelera ciò che incontra: sta alla leadership scegliere la direzione.
È da questa responsabilità che nasce la riflessione di TBH sull’Umanità del Tempo».
INFORMATI E PARTECIPA A TBH FORUM 2026 – TALENT OF BEING HUMAN
11 e 12 settembre 2026
Teatro Lirico Giorgio Gaber di MilanoPartecipazione Essential
Per chi desidera vivere una o entrambe le giornate del Forum e aprirsi a contenuti, esperienze e prospettive capaci di generare nuove consapevolezze sul proprio modo di vivere, lavorare e abitare il tempo.
- una giornata: 30 euro, oltre IVA e commissioni di servizio applicate dalla piattaforma di ticketing;
- entrambe le giornate: 50 euro, oltre IVA e commissioni di servizio applicate dalla piattaforma di ticketing.
Partecipazione Business
Una formula formativa dedicata a manager, professionisti e coach che desiderano trasformare ciò che emerge durante il Forum in valore concreto per il proprio ruolo e per la propria organizzazione.
Quota individuale per entrambe le giornate: 1.600 euro oltre IVA.
La partecipazione comprende:
- accesso alle due giornate, con posto preassegnato in platea;
- partecipazione ai networking lunch;
- materiale didattico a supporto dell’esperienza;
- attestato di partecipazione;
- un incontro individuale post-evento con un coach āvalore, finalizzato a mettere a fuoco gli apprendimenti e a tradurli nella quotidianità professionale;
- rilascio dei crediti formativi CCE ICF ed EFPA, secondo i requisiti previsti.
La Partecipazione Business è l’unica modalità acquistabile attraverso la Bacheca FONDIR. Le aziende aderenti potranno richiedere il relativo contributo secondo le condizioni e le procedure stabilite dal Fondo.
Sono disponibili 100 ingressi Business, fino a esaurimento dei posti.
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