Anche nel 2026 Motore Italia, il format promosso da Class Editori, si conferma uno dei principali osservatori sulle imprese che contribuiscono alla crescita economica del Paese. Nelle prime tappe di Roma, Milano e Venezia sono emerse storie di aziende capaci di innovare, competere sui mercati internazionali, creare occupazione e generare valore nei territori.
In questo contesto, Manageritalia porta all’attenzione un tema cruciale per il futuro del sistema produttivo italiano: la diffusione della managerialità nelle piccole e medie imprese. Una sfida particolarmente importante se si considera che soltanto il 30% delle pmi e delle imprese familiari italiane si avvale di manager esterni alla proprietà, contro percentuali che arrivano all’80% in paesi come Germania e Francia.
L’obiettivo della presenza di Manageritalia a Motore Italia è chiaro: dimostrare, attraverso casi concreti, come l’inserimento di competenze manageriali sia un acceleratore di crescita, innovazione e competitività. Le esperienze presentate nelle diverse tappe raccontano aziende che hanno saputo integrare la visione imprenditoriale con competenze organizzative, strategiche e gestionali, ottenendo benefici tangibili nei processi di innovazione, internazionalizzazione, digitalizzazione e passaggio generazionale.
Le sfide delle imprese italiane
La prima tappa, Motore Italia – Edizione Roma Capitale 2026, si è svolta a Roma il 29 gennaio. In apertura dei lavori, Tommaso Saso, presidente di Manageritalia Lazio, Abruzzo, Molise, Sardegna e Umbria, ha richiamato l’attenzione sull’impatto che nuove tecnologie, intelligenza artificiale e trasformazione organizzativa stanno avendo sui processi decisionali e sul mondo del lavoro.
Pur registrando una crescita del numero dei manager, la diffusione della managerialità nelle pmi italiane resta inferiore agli standard europei. Un divario che, secondo Saso, rischia di diventare strutturale se non affrontato con maggiore determinazione.
Una conferma arriva anche da una recente indagine di Manageritalia su oltre 1.200 manager: tra le principali sfide emergono l’adozione dell’intelligenza artificiale, il ripensamento dell’organizzazione del lavoro e la crescente difficoltà nel reperire competenze adeguate. La maggioranza delle aziende ha già avviato o sta avviando una revisione dei propri modelli organizzativi, segnale di un bisogno diffuso di innovazione e nuove professionalità.
Lo stesso tema è tornato nella seconda tappa, Motore Italia – Edizione Milano Olimpica Internazionale 2026, tenutasi a Milano il 19 marzo. Simone Pizzoglio, vicepresidente di Manageritalia, ha definito Milano la “casa della managerialità in Italia”, ricordando che nel capoluogo lombardo si concentra circa il 40% dei manager delle imprese italiane.
Richiamando anche l’esperienza delle Olimpiadi invernali, che ha visto decine di manager impegnati per anni nella costruzione di un grande progetto organizzativo, Pizzoglio ha sottolineato come molte pmi continuino a considerare il manager prevalentemente come un costo anziché come un investimento, frenando così l’ingresso di competenze che potrebbero generare crescita e innovazione.
Il messaggio è stato ripreso nella terza tappa, Motore Italia – Edizione Locomotiva Veneto 2026, tenutasi a Venezia, il 15 luglio, con l’intervento di Monica Nolo, vicepresidente di Manageritalia.
Di fronte alle sfide della transizione generazionale, dell’innovazione tecnologica e dei nuovi scenari di mercato, Nolo ha evidenziato come il ruolo del management diventi sempre più centrale. Pur rappresentando uno dei motori dell’export nazionale, il Veneto registra infatti una quota di figure manageriali inferiore alla media italiana, anche a causa della forte diffusione di micro e piccole imprese.
In questo contesto, il manager non si sostituisce all’imprenditore, ma lo affianca mettendo a disposizione competenze indispensabili per affrontare processi sempre più complessi: dall’introduzione dell’intelligenza artificiale alla riorganizzazione del lavoro, fino alla gestione della convivenza tra più generazioni all’interno dell’impresa.
Quando imprenditore e manager fanno squadra
Le storie aziendali presentate a Motore Italia mostrano concretamente il valore di questa collaborazione. A Roma, la case history di Romana Diesel è stata raccontata dall’amministratore delegato Andrea Artusi e dal responsabile amministrazione, finanza e controllo Fabrizio Sisti.
L’azienda, prossima ai novant’anni di attività, ha costruito nel tempo il proprio sviluppo puntando su persone, investimenti e tecnologia. Tra gli esempi citati figurano l’introduzione di magazzini verticali e robotizzati per la logistica e la digitalizzazione delle commesse e dei servizi di officina.
Artusi ha sottolineato come crescita e innovazione debbano sempre essere accompagnate da valori aziendali solidi, capacità di cogliere le opportunità e impegno diretto nella gestione dell’impresa.
Sisti ha invece evidenziato il valore della formazione continua e la possibilità, per i manager, di partecipare attivamente alle scelte strategiche dell’azienda. Entrambi hanno rimarcato come il dialogo quotidiano tra imprenditore e management rappresenti uno dei fattori che hanno sostenuto il percorso di sviluppo dell’impresa.
A Milano, il caso di ArKadia Group ha mostrato come l’ingresso di competenze manageriali esterne possa sostenere il cambiamento in un settore profondamente trasformato dall’intelligenza artificiale. La testimonianza è stata portata dalla ceo Katya Aricci e dalla chief marketing officer Luisa Quarta.
Operando nel settore delle soluzioni linguistiche, l’azienda si è trovata a ripensare il proprio modello di business per rispondere a una domanda che richiede sempre più integrazione tra tecnologie avanzate e competenze umane.
Aricci ha raccontato un percorso costruito sulla combinazione di strumenti tecnologici e lavoro delle persone che ha portato l’azienda a evolvere dai semplici servizi di traduzione verso modelli capaci di integrare diverse tecnologie nei processi operativi.
Quarta ha invece spiegato la scelta di lasciare realtà più strutturate per entrare in un’impresa di dimensioni più contenute, con l’obiettivo di incidere direttamente sulle strategie aziendali. Il rapporto con l’imprenditrice si è sviluppato sulla fiducia, sulla condivisione delle decisioni e sulla collaborazione costante.
Per Aricci, l’apporto di una visione manageriale esterna si è rivelato particolarmente importante in una fase di trasformazione, soprattutto sul piano del posizionamento e della comunicazione aziendale.
A Venezia, infine, Net Engineering ha portato la testimonianza di un modello di sviluppo costruito nel tempo sull’integrazione tra imprenditorialità e managerialità.
La società di ingegneria e architettura, attiva da oltre cinquant’anni, è intervenuta con la ceo Silvia Furlan e con Luca Romio, program manager director & business development.
Furlan ha raccontato come già venticinque anni fa il fondatore avesse scelto di affiancare alla guida imprenditoriale un direttore generale, riconoscendo la necessità di rafforzare le competenze organizzative e manageriali dell’azienda. Da allora il percorso è proseguito con l’ingresso di diversi manager e con un processo di crescita interna che ha valorizzato le competenze e il capitale umano.
Romio, in azienda da oltre vent’anni, ha evidenziato come la possibilità di crescere professionalmente senza dover cambiare organizzazione sia stata resa possibile dalla capacità dell’impresa di rinnovarsi continuamente e di coinvolgere le persone nei processi decisionali.
In uno scenario caratterizzato da trasformazioni tecnologiche e intelligenza artificiale, ha sottolineato, il vero fattore competitivo resta la capacità delle persone di condividere obiettivi, strategie e visione comune. Anche Furlan ha evidenziato l’importanza di costruire nel tempo un rapporto solido tra impresa e management, fondato su trasparenza e confronto diretto.
Una leva di sviluppo per il Paese
Le esperienze emerse nelle prime tappe di Motore Italia confermano una convinzione che Manageritalia promuove da tempo: imprenditori e manager non rappresentano modelli alternativi, ma complementari. Quando visione imprenditoriale e competenze manageriali si integrano, le imprese diventano più solide, innovative e capaci di affrontare la complessità.
Per questo la managerializzazione delle pmi non è solo una questione organizzativa, ma una vera leva di politica industriale. Rafforzare la presenza di manager nelle imprese significa favorire la crescita dimensionale, l’innovazione, attrarre investimenti, valorizzare il capitale umano e garantire continuità aziendale. In definitiva, significa contribuire alla competitività dell’intero sistema economico italiano.
È questo il messaggio che Manageritalia continua a portare nelle tappe di Motore Italia: per rendere più forte il tessuto produttivo del Paese occorre aprire le imprese alle migliori competenze e valorizzare il ruolo di un management capace di trasformare le sfide del presente nelle opportunità di domani.