A metà luglio abbiamo realizzato la ricorrente indagine sulle vacanze e sulle prospettive per la ripresa, intervistando 1.018 manager associati.
Ci focalizziamo qui sui risultati relativi all’agenda politica in vista della prossima legge di bilancio e sulle priorità per sostenere produttività e salari.
È interessante vedere come le priorità dei nostri associati siano perfettamente in linea con l’attività istituzionale della Federazione. Un risultato che non stupisce, anche alla luce dei frequenti momenti di consultazione e dialogo che sviluppiamo.
Legge di Bilancio
Sul fronte delle priorità da attribuire alla prossima legge di bilancio, la lotta all’evasione fiscale si impone come quella largamente maggioritaria, sia come prima indicazione in assoluto (21,2%, il valore più alto dell’intera classifica) sia come presenza complessiva tra le prime quattro indicate (58,9%), un dato che supera di oltre venti punti percentuali la seconda voce in classifica.
Seguono, con valori molto vicini tra loro, la riforma delle aliquote Irpef a favore del ceto medio (37,8%) e gli investimenti nel sistema scolastico, universitario e negli Its (37,3%), mentre si collocano appena sotto gli investimenti straordinari nella sanità pubblica (31,9%) e la riduzione del debito pubblico (29,3%).
Nella parte medio-bassa della classifica figurano il rifinanziamento del taglio del cuneo fiscale (27,9%), la riforma delle pensioni (26,5%), il sostegno alla natalità (26,4%) e il contrasto al caro-vita (24,8%), mentre chiudono la classifica, con un consenso nettamente più contenuto, il sostegno alle imprese esportatrici (7,3%) e il finanziamento di ammortizzatori sociali per le crisi aziendali (7,2%).
Produttività e salari
Le priorità per sbloccare la produttività del lavoro e la crescita dei salari in Italia privilegiano nettamente le leve fiscali e gli incentivi rispetto agli interventi di riforma strutturale del mercato del lavoro.
La misura più indicata è la detassazione completa dei premi di risultato legati alla produttività aziendale (46,9%), seguita dal taglio dei contributi previdenziali a carico dei lavoratori per aumentare il potere d’acquisto reale (40,7%) e dal riconoscimento di incentivi fiscali alle aziende che investono in welfare aziendale strutturato e flexible benefit (38,3%).
Più distanziata la richiesta di una riforma dei contratti nazionali (ccnl) che introduca maggiore flessibilità e centralità per la contrattazione aziendale e/o territoriale di secondo livello (26,9%), mentre in fondo alla classifica si colloca l’introduzione di un salario minimo legale per i settori non coperti da contrattazione (19%), la misura nettamente meno condivisa tra quelle proposte.
Le priorità dei manager e l’impegno di Manageritalia
Infine, sul piano delle priorità di policy, tanto per la prossima legge di bilancio quanto per il rilancio della produttività e dei salari, il management italiano esprime una preferenza netta per le leve fiscali e di contrasto all’evasione, rispetto a interventi di riforma strutturale che richiederebbero tempi più lunghi.
«I risultati dell’indagine – dice il presidente di Manageritalia Marco Ballarè – confermano una caratteristica che contraddistingue da sempre i manager italiani: la capacità di guardare oltre il proprio interesse e di ragionare nell’ottica del bene comune e della crescita del Paese.
Lotta all’evasione fiscale, investimenti in istruzione, sanità e capitale umano, misure a sostegno del ceto medio e attenzione alla sostenibilità dei conti pubblici sono priorità che coincidono con le proposte che Manageritalia porta avanti nel confronto con istituzioni e parti sociali.
È un segnale importante, perché di mostra che il management non chiede privilegi, ma condizioni che favoriscano sviluppo, competitività ed equità.
Anche sul fronte della produttività e dei salari emerge una visione concreta e moderna: valorizzare il merito, incentivare la produttività, rafforzare il welfare aziendale e utilizzare la leva fiscale per aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori. Sono scelte che mettono al centro la crescita delle persone, delle imprese e dell’intero sistema Paese. Questi risultati rafforzano il nostro impegno a rappresentare un management responsabile, consapevole che il proprio successo passa attraverso il successo dell’Italia».
