Il 9 giugno il Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano ha ospitato WOBI On AI & Business Transformation, appuntamento internazionale dedicato all’impatto dell’intelligenza artificiale su imprese, organizzazioni e modelli di leadership.
Un evento di grande rilievo che ha visto oltre 1.000 partecipanti tra manager, imprenditori e professionisti, confermando la centralità del tema per il futuro del business.
Manageritalia ha partecipato come partner, contribuendo in modo significativo ai contenuti della giornata, a partire dalla presentazione della ricerca “Utilizzo e vissuto dell’AI” fatta con WOBI e realizzata con AstraRicerche su un campione di 678 manager del terziario (clicca qui per consultare la ricerca completa).
I risultati offrono una fotografia chiara di un sistema produttivo in piena trasformazione: oggi il 68,7% delle aziende utilizza l’intelligenza artificiale, mentre l’83,2% prevede nuovi investimenti nei prossimi due anni, segno di una crescente consapevolezza del suo impatto strategico.
L’indagine ha rappresentato il punto di partenza per il dibattito dell’intero evento e per una tavola rotonda dedicata, che ha posto al centro non solo la tecnologia ma, soprattutto, il ruolo delle competenze manageriali nel guidarne l’adozione.
La tavola rotonda, moderata da Giuliana Grimaldi, giornalista Tgcom24, ha coinvolto Marco Bellinzona, ceo di Deda AI, Enza Truzzolillo, amministratore delegato di Lenovo in Italia, e Alfonso Gambardella, professore di management & technology presso l’Università Bocconi e la Sda Bocconi School of Management.
Sul palco si sono poi alternati relatori di primo piano della scena internazionale: Randi Zuckerberg ha affrontato il tema della leadership nell’era dell’intelligenza artificiale; Mitchell Weiss ha analizzato il ruolo dell’IA nei processi di innovazione; Tricia Wang ha evidenziato il valore dei dati per comprendere clienti e mercati; Jason Wild ha approfondito il cambiamento organizzativo e culturale richiesto alle imprese; Paolo Zaccardi ha portato una prospettiva concreta sull’integrazione dell’IA nei modelli di business.
Più che un evento tecnologico, WOBI si è configurato come un momento di confronto sulla trasformazione profonda del lavoro e dell’impresa, in cui l’intelligenza artificiale emerge come leva per ripensare modelli decisionali, organizzazioni e creazione di valore.
Adozione diffusa, ma ancora in fase di consolidamento
Entrando nel merito della ricerca, il primo elemento che emerge è la diffusione ormai significativa dell’IA nelle aziende del terziario. L’utilizzo è intenso o moderato nel 68,7% dei casi, mentre solo il 7,2% dichiara di non utilizzarla affatto. Resta tuttavia una quota rilevante di imprese (circa un quarto) in cui l’impiego è ancora limitato.
Il processo di integrazione si riflette anche sul piano organizzativo: nel 57,2% delle aziende l’utilizzo dell’IA è già accompagnato da una policy interna, formale (42,3%) o informale (14,9%). Un dato che segnala una crescente strutturazione, pur all’interno di un percorso ancora in evoluzione.
Un utilizzo trasversale a tutte le funzioni
Uno degli aspetti più significativi riguarda la trasversalità dell’adozione. L’intelligenza artificiale coinvolge tutte le componenti aziendali: il 72,5% dei dirigenti dichiara un utilizzo almeno moderato, seguito dal personale specializzato (61,4%) e da quello non specializzato (58,8%).
L’IA non è quindi più confinata alle aree tecniche, ma si configura come uno strumento diffuso, che supporta sia le attività operative sia i processi decisionali, con un ruolo sempre più rilevante anche a livello manageriale.
Ambiti di utilizzo e prospettive di sviluppo
Attualmente, l’ambito più diffuso è quello della traduzione e localizzazione, che coinvolge l’82,4% delle aziende. Seguono, con percentuali intorno al 60%, l’analisi dei dati, il marketing e la gestione documentale.
Parallelamente, si delineano nuove direttrici di sviluppo. Circa quattro aziende su dieci utilizzano già l’intelligenza artificiale nei servizi digitali rivolti alla clientela, mentre le prospettive di crescita più rilevanti riguardano l’automazione dei processi amministrativi, indicata dal 45,3% dei rispondenti. In aumento anche gli utilizzi in ambito formativo (35%), nel customer service (34%) e nei servizi digitali (30%).
Benefici concreti: efficienza, innovazione e risultati
I benefici dell’intelligenza artificiale sono già evidenti. L’efficienza rappresenta l’impatto principale: il 53,4% dei manager la considera molto rilevante e il 91%, complessivamente, ne riconosce gli effetti.
Accanto a questa dimensione emerge quella dell’innovazione (71,6%), intesa come capacità di sviluppare nuovi prodotti e servizi, e quella economica, con circa due aziende su tre che rilevano impatti sulla marginalità.
Anche la reputazione aziendale risulta influenzata positivamente, secondo il 70% dei rispondenti.
Criticità e resistenze
A fronte delle opportunità, non mancano elementi di criticità. Il 56% dei manager segnala il rischio di una dipendenza cognitiva dei lavoratori e una percentuale analoga esprime preoccupazioni sulla gestione dei dati sensibili.
Il 40% evidenzia timori legati ai costi e all’occupazione, mentre il 38% segnala i possibili effetti sullo sviluppo delle competenze individuali. Inoltre, nel 37% delle aziende si registrano resistenze all’adozione da parte dei lavoratori, segno che la transizione in atto richiede anche un adeguato accompagnamento culturale e organizzativo.
Il vero nodo: le competenze
Il tema centrale che emerge con maggiore forza è quello delle competenze. Solo il 43,5% delle aziende si considera preparato ad affrontare le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale e appena l’11,8% si dichiara pienamente pronto.
Di conseguenza, la formazione dei lavoratori rappresenta la priorità principale per il 68% dei manager, superando nettamente interventi di natura tecnologica. Tuttavia, il percorso non è privo di ostacoli: il 40% ritiene difficile sviluppare o reperire competenze adeguate.
Un’opportunità da governare
Nonostante le sfide, le prospettive restano positive: l’intelligenza artificiale è considerata un’opportunità dall’84% dei dirigenti, dall’82% per l’impresa e dall’80% per i team di lavoro.
A livello individuale, i benefici attesi riguardano soprattutto la possibilità di liberare tempo (68%) e migliorare la qualità delle decisioni (66%). In questo scenario, il contributo di Manageritalia ribadisce un messaggio chiave: la vera sfida non è più l’adozione dell’intelligenza artificiale, ma la capacità di governarla.
Un processo che richiede competenze, visione e leadership, per trasformare l’innovazione tecnologica in crescita sostenibile per le imprese e per il Paese.
“UTILIZZO E VISSUTO DELL’AI” IN SINTESI
68,7% Utilizzo intenso o moderato
7,2% Non la usa
83,2% Prevede nuovi investimenti nei prossimi due anniAmbiti di applicazione
82,4% Traduzione e localizzazione
60% Analisi dei dati, marketing, gestione documentale
45,3% Automazione dei processi amministrativi
40% Servizi digitali rivolti alla clientela
35% FormazioneCriticità riscontrate
56% Rischio di una dipendenza cognitiva dei lavoratori
56% Preoccupazioni sulla gestione dei dati sensibili
40% Timori legati ai costi e all’occupazione
38% Possibili e etti sullo sviluppo delle competenze individuali
37% Resistenze all’adozione da parte dei lavoratoriCompetenze e formazione
43,5% Aziende che si considerano preparate per l’IA
11,8% Aziende che si sentono pronte per l’IA
68% Formazione considerata dai manager la priorità principale
40% Manager che ritengono difficile sviluppare o reperire competenze nell’IA