Formare l’IA o chi la usa?

Competenze, pensiero critico ed etica: la sfida delle organizzazioni nell’era dell’intelligenza artificiale
formare l'intelligenza artificiale

Maria Antonietta Mura
presidente Cfmt – Centro di formazione management del terziario

A fine 2025 lanciavamo il primo libro del Think Tank di Cfmt, ribadendo a gran voce, sin dalle prime pagine, la nostra incrollabile convinzione: la conoscenza è il motore dell’innovazione e dell’adattamento, ciò che ci permette di trasformare le sfide in opportunità e di guidare, con visione e consapevolezza, i grandi cambiamenti.

Una sfida culturale 

Oggi l’intelligenza artificiale rappresenta una delle sfide più complesse e stimolanti che ha permeato tutti gli ambiti della nostra vita, personale e lavorativa. La sua evoluzione richiede una convergenza tra neuroscienze e tecnologia, per comprendere a fondo quale futuro destinare alle capacità umane e al loro ruolo nel lavoro e nelle organizzazioni. In questo scenario, la formazione gioca un ruolo strategico.

L’intelligenza artificiale è uno strumento e, come tale, verrà affrontato nelle nostre aule e nelle nostre aziende, con la curiosità epistemologica propria di chi studia, mantiene uno spirito critico e mette continuamente in discussione ciò che apprende.

Nel paper Il signore degli algoritmi scriviamo: «L’IA sta trascinando l’umanità dentro una “terza crisi dell’informazione”, ancora più profonda delle precedenti, scatenate dall’invenzione della scrittura e della stampa.

Stavolta non si limita a cambiare i mezzi, ma riscrive le regole: decostruisce il modo in cui percepiamo il sapere e trattiamo le informazioni. Con l’IA entra in scena un “terzo incomodo” che insinua un dubbio fastidioso, che la produzione della conoscenza non sia poi così umana. Il risultato? Una crisi cognitiva diffusa». È questo che sta succedendo? Non possiamo che rispondere di sì.

Che cosa stiamo insegnando all’IA?

Il vero punto è un altro: che cosa stiamo dando in pasto all’IA? Chi la sta nutrendo? Chi la sta alfabetizzando? Più che chiederci se sia un bene o un male, dovremmo usarla come una lente d’ingrandimento sulla società odierna: una guida etnografica per comprendere dinamiche e trasformazioni.

Il rischio è darla vinta alla macchina, svilendo quelle caratteristiche squisitamente umane che fanno del singolo, della persona e del manager un esempio, un leader: intuizione, creatività, esperienza, empatia.

Come ci ha ricordato la filosofa Mariarosaria Taddeo durante l’evento Il signore degli algoritmi, è vero che il dato McKinsey Global Institute 2025 recita “2025: il 57%  (44% IA + 13% robot) delle ore lavorative negli Stati Uniti è automatizzabile”.

Ma il dato deve essere letto correttamente: “Il lavoro che si basa su competenze sociali ed emotive rimane in gran parte fuori dalla portata dell’automazione. Questo perché molte attività richiedono consapevolezza in tempo reale, come quella di un venditore che percepisce quando un cliente sta perdendo interesse”.

Formazione, tecnologia e supervisione umana

Dall’altro canto, non possiamo certo demonizzare lo strumento. Sul fronte della formazione, molte aziende utilizzano tecnologie di realtà virtuale per fornire ambienti immersivi e interattivi.

Questi approcci soddisfano le esigenze individuali di apprendimento e aumentano il coinvolgimento e i risultati della formazione.

La letteratura scientifica, ad oggi, conferma l’efficacia dei percorsi che integrano IA e supervisione umana: il singolo decide quando e come gioca, viene sfidato e stimolato da uno strumento sempre più coinvolgente, che cambia in base ai suoi progressi.

L’abilità del docente, del manager o dell’HR, come sempre, è ricordare che la formazione, di per sé, è neutra e deve essere inserita in un percorso strategico e lungimirante per raggiungere i risultati sperati.

Il lato oscuro del digitale

Questo mezzo deve essere usato con competenza. È quello che tecnicamente chiameremmo “addestramento”, ma che, in questo caso, impone un’attenzione maggiore rispetto agli strumenti non generativi. Pertanto, chi propone la formazione e l’utilizzo dell’IA non può non esserne padrone.

Il lato oscuro del digitale deve essere per noi un monito sempre presente, questo perché, per citare il futurologo Thomas Bialas: «L’IA non distingue tra poesia e testo tecnico, tra verità e menzogna.

Per la macchina è tutto semplicemente “content”: roba che entra nei tubi e viene sputata fuori dall’altra parte.

Detto chiaro e tondo: i computer non capiscono un fico secco. La regola base dell’informatica è sempre la stessa: “spazzatura in ingresso, spazzatura in uscita”. Se li nutri di schifezze, eseguiranno con zelo le schifezze, elevandole a capolavori di assurdità».

Un tema di etica e responsabilità 

Serve etica in questo viaggio. Etica intesa come «ciò che si può fare bene, ciò che si può fare meglio e quindi si deve fare», come ha ricordato ancora Taddeo.

Questa nuova tecnologia non è solo uno strumento, ma un’occasione che spinge tutti a misurarsi con qualcosa di nuovo e pervasivo.

A noi l’arduo compito di chieder ci cosa vogliamo insegnargli di giusto, sano e utile.

Cfmt: formazione, innovazione e cultura manageriale 

Cfmt – Centro di formazione management del terziario si affianca ai soci di riferimento, Confcommercio e Manageritalia, nella promozione culturale ed economica del terziario.

Nato oltre 30 anni fa, ha ampliato e modificato la propria offerta di prodotti e servizi con l’obiettivo di mantenere alta l’employability dei dirigenti e, di conseguenza, la competitività delle aziende.

Pronto a cogliere gli stimoli della contemporaneità anticipando i trend del futuro, è diventato il punto di riferimento per i suoi dirigenti associati.

Conta una community di quasi 35.000 dirigenti e 10.000 aziende associate: una rete aperta di manager, specialisti e professionisti uniti dalla passione per l’innovazione e lo sviluppo delle conoscenze, capaci di creare valore attraverso la collaborazione e lo scambio di esperienze.

Promotore della logica dell’apprendimento continuo, a discapito di una formazione saltuaria, propone un’offerta formativa di alto livello innovativa e personalizzata sia per il singolo dirigente che per le aziende associate.

Ogni momento formativo è unico nel suo genere: format sempre nuovi che spaziano dall’aula classica agli eventi esperienziali, dai podcast alle ricerche, dai master agli incontri con speaker di fama internazionale; metodologie all’avanguardia e collaborazioni di eccellenza.

Il Centro edita due collane: T-Lab – Laboratorio del Terziario, che innova, e Terziario Futuro Open Access, che propone contributi, in partnership con esperti e università, utili a manager e imprenditori per comprendere e individuare le linee di evoluzione e di innovazione del terziario.

Cfmt coordina i servizi “Politiche attive” e “Piattaforma welfare dirigenti del terziario”. Un’opportunità vincente per aziende e dirigenti.

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