Per molti anni abbiamo identificato la ricchezza di un paese con ciò che era capace di produrre. Oggi sappiamo che il valore nasce sempre più dalla capacità di arricchire ciò che produciamo. È
nei servizi che questo valore prende forma: nell’innovazione, nella conoscenza, nella tecnologia, nell’organizzazione e nelle relazioni con i clienti.
Per questo credo che comprendere il ruolo dell’economia dei servizi significhi capire dove si costruisce oggi una parte decisiva della competitività del nostro sistema produttivo. Non è una contrapposizione con il manifatturiero, che resta una straordinaria eccellenza italiana. È proprio la forza dei servizi a renderlo più innovativo, più competitivo e più capace di distinguersi nel mondo.
Ma i servizi, da soli, non creano valore. Lo creano le persone. Sono le competenze, la capacità di guidare il cambiamento e di coinvolgere gli altri a fare la differenza.
È qui che la managerialità assume un ruolo decisivo: non solo nel raggiungere risultati, ma nel creare le condizioni perché imprese e persone possano crescere insieme. Anche il rinnovo del nostro contratto collettivo nasce da questa convinzione. Non è soltanto un accordo importante, ma una scelta che investe nella formazione, nel welfare e nello sviluppo professionale, perché la competitività delle imprese passa, innanzitutto, dalla qualità delle persone. Nelle scorse settimane abbiamo chiesto ai nostri associati quali dovessero essere le priorità della prossima legge di bilancio. C’è un passaggio della ricerca che mi ha dato particolare soddisfazione.
Non tanto perché conferma le posizioni che Manageritalia sostiene da anni, ma perché mette in luce, con grande chiarezza, la qualità dello sguardo dei nostri manager sul Paese. Le priorità che indicano non sono richieste di categoria, ma scelte che riguardano il futuro dell’Italia: il contrasto all’evasione
fiscale, gli investimenti nell’istruzione e nella sanità, il capitale umano e la produttività. È un modo di interpretare il proprio ruolo, che considero uno dei tratti più distintivi della nostra comunità.
È proprio da questa cultura che nasce anche la forza della nostra rappresentanza. Le idee che portiamo nel confronto con le istituzioni e con le parti sociali non sono costruite a tavolino. Prendono
forma dall’ascolto continuo dei manager, dalle loro esperienze e dalla capacità di trasformarle in proposte credibili a vantaggio del sistema economico e sociale.
Questo numero della rivista ci accompagnerà nei primi giorni di settembre, quando tutti noi riprenderemo il lavoro dopo la pausa estiva. Ogni ripartenza è l’occasione per guardare ai mesi che ci attendono con energie rinnovate, ma anche con la consapevolezza delle responsabilità che il nostro ruolo comporta. È un momento che invita a rimettere al centro ciò che conta davvero: le persone, le competenze, la capacità di creare valore e di contribuire, ciascuno nel proprio ambito, alla crescita delle imprese e della realtà in cui operiamo. È anche per questo che guardo con fiducia al lavoro che ci aspetta. Quando una comunità condivide valori, impegno e visione del futuro può affrontare con maggiore forza anche le trasformazioni più complesse. È questa la Manageritalia nella quale credo: una comunità che non si limita a rappresentare una categoria, ma che contribuisce, con le proprie competenze, il proprio senso di responsabilità e la propria visione, allo sviluppo delle imprese e dell’Italia.
Viva Manageritalia!
Editoriale del presidente di Manageritalia Marco Ballarè pubblicato sul numero di settembre di Dirigente, la rivista di Manageritalia. Clicca qui per sfogliare il numero.