Oggi incontriamo Emanuela de Zanna – Direttrice La Cooperativa di Cortina
Partiamo dal suo mondo professionale. Come sta evolvendo il suo settore e quali sono oggi, a suo avviso, le sfide e le opportunità più rilevanti?
«Opero nel settore del commercio a Cortina d’Ampezzo, un contesto che oggi si trova tra trasformazione globale e forte identità locale. Il retail sta vivendo una fase complessa, segnata dalla crescita dell’online e da comportamenti d’acquisto sempre più ibridi tra fisico e digitale. Questo impone anche al commercio tradizionale di evolvere rapidamente. Allo stesso tempo, Cortina sta attraversando una fase di forte sviluppo, trainata dalle Olimpiadi e da importanti investimenti internazionali, che stanno trasformando il profilo del turismo verso una clientela più globale e di fascia alta. Questo rende il contesto più resiliente rispetto ad altri, ma richiede un adattamento rapido a nuove aspettative e nuovi modelli di consumo. È proprio in questa transizione che si concentrano oggi le principali sfide, ma anche le opportunità più rilevanti per il nostro settore».
Ci racconta quali sono le responsabilità centrali del suo ruolo e come sono cambiate negli ultimi anni?
«Il mio ruolo è guidare un cambiamento profondo. In La Cooperativa di Cortina, realtà con oltre 130 anni di storia, significa coniugare continuità e innovazione, preservando l’identità aziendale e costruendo le basi per il futuro. Oggi le responsabilità sono sempre più strategiche: accompagnare persone e organizzazione nel cambiamento e affrontare una delle sfide principali, quella delle risorse umane. Attrarre, sviluppare e trattenere talenti in un settore sempre meno attrattivo è una priorità centrale. Essere manager oggi significa guidare trasformazione e persone, con visione e responsabilità. trasformazione e persone, con visione, chiarezza e responsabilità».
Quali competenze ritiene oggi imprescindibili per guidare una funzione come la sua?
«Oggi la competenza più importante è la capacità di restare aggiornati: formazione continua, analisi del mercato e confronto costante sono fondamentali per non restare indietro in un contesto che evolve molto rapidamente. Accanto alle competenze tecniche, diventano decisive quelle trasversali: adattabilità, leadership e capacità di fare mentoring. Sempre più centrale è anche la gestione delle persone: servono ascolto, comprensione e la capacità di leggere un contesto in forte cambiamento generazionale, dove le aspettative sono molto diverse rispetto al passato. Essere manager oggi significa quindi saper unire competenze tecniche e relazionali, mantenendo flessibilità, apertura e capacità di evolvere continuamente».
Ogni manager ha delle priorità che guidano le scelte quotidiane. Che cosa considera oggi più strategico nel suo lavoro? E quali sono per lei gli aspetti “non negoziabili”?
«Al centro del mio lavoro c’è il valore delle persone, non solo in termini umani ma anche strategici. Per questo considero non negoziabile il tema della conciliazione tra vita privata e lavoro. Le persone devono poter essere professionisti efficaci senza rinunciare alla propria dimensione personale: è una condizione che incide direttamente anche sulla qualità del lavoro e sullo sviluppo del business. Questo approccio deve partire dalla leadership: è una responsabilità di chi guida l’azienda tradurre questi valori in visione e in scelte concrete. Allo stesso tempo, è importante mantenere consapevolezza delle complessità del ruolo manageriale, che oggi richiede ritmi intensi e grande disponibilità. Per questo credo sia fondamentale restare connessi alla realtà quotidiana. Essere anche madre, nel mio caso, mi aiuta a mantenere questo equilibrio e a ricordare quanto sia importante costruire modelli di lavoro sostenibili, prima ancora che performanti».
La gestione è sempre un equilibrio. Qual è la sua bussola principale: persone, risultati, innovazione, sostenibilità… o un loro equilibrio evoluto?
«La risposta è l’equilibrio, o meglio, la ricerca continua di un equilibrio evoluto. Le dimensioni che guidano le scelte manageriali oggi richiamano chiaramente i principi della sostenibilità: economica, sociale e ambientale. In questo senso, la bussola non può essere unica, ma deve integrare più fattori. Nel mio caso, i pilastri principali sono la sostenibilità economica e quella sociale: garantire risultati solidi nel tempo e, allo stesso tempo, creare valore per le persone. È in questo equilibrio che si definisce la mia visione manageriale, ma anche la mission dell’azienda che ho l’onore di guidare».
Non esiste innovazione senza leadership. In che modo i manager possono contribuire in modo concreto a ripensare o innovare i modelli di business?
«Il ruolo dei manager è fondamentale per innovare i modelli di business e costruire risposte efficaci in un contesto in continua evoluzione. Oggi è necessario saper interpretare il cambiamento e tradurlo in soluzioni concrete, con un approccio flessibile e orientato al futuro. Un elemento chiave, dal mio punto di vista, è la dimensione di rete. La leadership manageriale non può più essere isolata: cresce e si rafforza attraverso il confronto e la condivisione tra pari. In questo senso, realtà come Manageritalia rappresentano un supporto importante, perché creano occasioni di incontro, scambio e crescita, contribuendo a costruire un sistema in cui i manager non si sentono soli, ma parte di una comunità».
Flessibilità, nuove forme di collaborazione, nuove aspettative. Che ruolo ha la leadership manageriale nel ridisegnare l’organizzazione del lavoro?
«La leadership manageriale ha un ruolo chiave nel tradurre il cambiamento in nuovi modelli organizzativi concreti. Flessibilità e nuove forme di collaborazione non sono solo strumenti, ma richiedono un’evoluzione culturale basata su fiducia, responsabilità e orientamento ai risultati. Il compito del manager oggi è creare contesti in cui le persone possano lavorare in modo efficace e sostenibile, anche in scenari ibridi e in continua trasformazione».
Digitalizzazione, AI, automazione: il presente è già futuro. Quali tecnologie stanno avendo maggior impatto sulla sua attività e come le sta integrando in modo efficace?
«Il futuro non è più qualcosa da aspettare: è già presente. Oggi non è possibile esercitare un ruolo manageriale senza confrontarsi con il digitale e, in particolare, con l’intelligenza artificiale. Anche nel settore del commercio, dove l’adozione è ancora parziale, l’impatto è già evidente attraverso il cambiamento dei comportamenti dei consumatori e delle dinamiche di acquisto. Il vero tema è che non siamo ancora pienamente preparati: la formazione su questi strumenti è limitata e spesso non strutturata, e questo rischia di creare un gap sempre più ampio. Per questo è fondamentale un approccio proattivo: osservare i settori più avanzati, imparare rapidamente e adattare modelli già testati. Oggi il vantaggio competitivo non sta solo nell’adozione della tecnologia, ma nella velocità con cui si è in grado di comprenderla e integrarla in modo efficace».
Innovare senza perdere la centralità delle persone. Che consiglio darebbe a un manager che vuole usare al meglio la tecnologia mantenendo al centro valore, etica e umanità?
«La tecnologia deve restare uno strumento, non diventare il fine. L’innovazione ha valore solo se migliora davvero il lavoro e la vita delle persone, senza perdere di vista responsabilità e qualità delle relazioni. In un contesto di forte accelerazione tecnologica, il ruolo del manager è proprio questo: mantenere equilibrio, guidando l’adozione delle nuove soluzioni con consapevolezza e senso critico. Significa coinvolgere le persone, accompagnarle nel cambiamento e garantire che nessuno venga lasciato indietro. La vera sfida non è introdurre tecnologia, ma farlo senza perdere umanità».
Chiudiamo con il lato personale e professionale dell’essere comunità. Che cosa significa per lei essere iscritta a Manageritalia? Qual è il valore che ne trae nella sua esperienza quotidiana di manager?
«Essere parte di Manageritalia significa non essere soli nel proprio ruolo. In un contesto sempre più complesso, il valore di una rete diventa fondamentale: confronto, condivisione di esperienze e crescita continua sono elementi che fanno la differenza. Manageritalia rappresenta per me un punto di riferimento concreto, che offre strumenti ma soprattutto relazioni, permettendo ai manager di sentirsi parte di una comunità attiva e consapevole. È proprio in questa dimensione di scambio che si rafforza la capacità di affrontare il cambiamento con maggiore visione e solidità».