Che “takeaway” ti porti a casa dall’assemblea?
Mi porto a casa la consapevolezza che oggi fare innovazione non significa solo essere tecnologicamente avanzati, ma cambiare la mentalità mettendo le persone al centro di tutto. Sostenibilità, welfare e cambiamento culturale sono le vere leve per far crescere le aziende e renderle attrattive per i giovani talenti. La sfida del futuro si vince solo facendo squadra tra manager, startup e istituzioni per il bene comune.
Che rapporto hai con Manageritalia?
Il legame con Manageritalia si configura come una partnership strategica di lungo periodo, fondata sulla fiducia e sulla valorizzazione del ruolo manageriale. Da un lato, l’Associazione opera come un solido scudo a tutela della professione, offrendo coperture contrattuali e un welfare d’eccellenza. Dall’altro, si dimostra un potente acceleratore di crescita con formazione d’avanguardia, networking e benchmarking costante, permettendo di anticipare i trend di mercato nel confronto quotidiano con gli altri professionisti di settore.
Cosa e come deve mettere in campo un manager per guidare le trasformazioni?
Il manager deve saper unire visione, empatia e flessibilità, fungendo da anello di congiunzione tra l’apice aziendale e la base operativa. Nelle piccole e medie imprese, dove la vicinanza alla proprietà è massima, è fondamentale saper comunicare i piani strategici alla direzione e, contemporaneamente, co-progettare il cambiamento insieme al team fin dal primo giorno. Il manager moderno non impone le novità, ma crea un ecosistema flessibile e inclusivo e dove l’apprendimento è continuo.