Le vacanze dei manager

luglio 2026
Secondo l’indagine di AstraRicerche per Manageritalia, l'86,8% dei manager andrà in vacanza, scegliendo di dedicare tempo alla famiglia, recuperare energie e disconnettersi dal lavoro

Ricerca quantitativa AstraRicerche per Manageritalia – luglio 2026
1.018 interviste online a manager iscritti a Manageritalia (terminate il 12 luglio 2026)

Vacanze fatte o in programma nell’estate 2026

L’estate 2026 mostra una propensione alla vacanza pressoché generalizzata tra i manager italiani: l’86,8% del campione dichiara di aver già fatto o di avere in programma con certezza una vacanza nel periodo compreso tra metà giugno e metà settembre, a cui si aggiunge un ulteriore 11,5% che si dichiara possibilista (“sì, forse”). Sommando le due quote, la propensione complessiva alla vacanza raggiunge il 98,3% del campione, lasciando una quota minima (1,7%) di manager che dichiarano di non avere alcuna intenzione di prendersi una pausa estiva. Il confronto con la rilevazione del luglio 2025 mostra un consolidamento: un anno fa la quota di “sì, di certo” si fermava all’85,1% e quella dei “no” si attestava al 5,2%, oltre tre volte superiore al dato attuale.

Gli uomini mostrano una certezza vacanziera più marcata delle donne (88,1% contro 82,7% di “sì, di certo”), con queste ultime maggiormente orientate verso la risposta possibilista “forse” (15,2% contro 10,3%). Ancora più marcata è la frattura territoriale: nel Nord-Est la certezza della vacanza tocca il 91,3% e nel Nord-Ovest l’89,3%, mentre scende sensibilmente al Centro (77,7%) e al Sud (80,7%), aree in cui si concentra anche la quasi totalità dei “no”, con il Sud che registra da solo un 7,0% di rinunce contro l’1,1-1,2% del Nord.

I Paesi delle proprie vacanze

Tra chi ha fatto o farà vacanza, la destinazione più gettonata resta nettamente l’Italia, scelta dall’82,8% degli intervistati: un dato che segna un balzo di quasi dieci punti percentuali rispetto al 73,2% del 2025 e che rappresenta, in valore assoluto, la variazione più ampia dell’intera proposta di destinazioni. Di conseguenza le mete estere perdono terreno (quasi tutte): l’Europa extra-italiana, pur restando la seconda destinazione per diffusione, scende dal 37,6% al 36,2%, mentre il complesso delle mete extraeuropee cala dal 17,4% al 12,7%, con flessioni omogenee su Asia (dall’8,1% al 5,7%), Africa (dal 4,2% al 2,9%) e America del Nord (dal 3,9% al 2,6%); fanno eccezione l’America centro-meridionale (stabile all’1,4%) e l’Oceania che, pur restando marginale (0,5%), guadagna 0,2 punti.

Questo riposizionamento verso la vacanza domestica, che porta oltre otto manager su dieci a scegliere l’Italia, è coerente con il clima di cautela economica che permea diverse risposte della ricerca: la vacanza in Italia diventa una soluzione che coniuga il bisogno di riposo con un maggiore controllo del budget e, verosimilmente, con una minore esposizione ai rischi geopolitici che pesano sulle destinazioni internazionali.

Impatto delle preoccupazioni per l’economia sulle scelte di vacanza

Le preoccupazioni per l’andamento dell’economia si traducono in un effetto tangibile, seppur non maggioritario, sulle scelte di vacanza: il 38,6% del campione dichiara che tali preoccupazioni hanno inciso “molto” (10,6%) o “abbastanza” (28,0%) sulla destinazione, sulla durata o sul budget della propria vacanza, mentre la maggioranza relativa (il 37,9%) riferisce un impatto “poco” rilevante e un ulteriore 23,5% nega qualsiasi condizionamento (“per niente”).

Le donne appaiono sensibilmente più condizionate degli uomini, con il 45,1% che dichiara un impatto “molto + abbastanza” significativo contro il 36,5% degli uomini. Ancora più marcata è la polarizzazione territoriale: nel Centro Italia la quota di manager fortemente condizionati (“molto”) sale al 24,3%, un valore più che triplo rispetto al 5,8% del Nord-Est, mentre sul totale “molto + abbastanza” il Centro-Sud (46,0%) supera il Nord (36,1%) di circa dieci punti. Anche l’età gioca un ruolo: i manager tra i 46 e i 50 anni sono i più esposti (50,0% di impatto “molto + abbastanza”), mentre gli over 60, probabilmente con meno vincoli familiari, si fermano al 32,8%, il valore minimo tra tutti i sottogruppi.

Le attività, i momenti associati al periodo estivo

Interrogati su cosa rappresenti per loro il periodo estivo, i manager italiani confermano una lista di priorità nettamente orientata alla sfera personale e relazionale rispetto a quella professionale. In cima alla classifica, con un consenso pressoché unanime, si collocano lo stare con il partner, la famiglia e i parenti (97,8% di risposte “molto + abbastanza”, di cui il 76,4% “molto”) e il riposo della mente (94,4%, con il 67,0% di risposte “molto”). Segue, con una crescita significativa rispetto al 2025 (+8,9 punti, dal 79,9% all’88,8%), la possibilità di dedicarsi a ciò che non si riesce a fare durante l’anno a livello extra-lavorativo: si tratta dell’incremento più marcato registrato in tutta la batteria e segnala un bisogno crescente di “recupero personale” che va oltre il semplice riposo fisico. Completano il gruppo di testa il riposo del corpo (82,6%, +2,8 punti), la lettura non professionale (81,6%, sostanzialmente stabile) e lo stare con gli amici (76,6%, in lieve flessione di 1,5 punti).

D’altra parte, gli item a connotazione professionale raccolgono un consenso nettamente più contenuto e, in diversi casi, in calo: ripensare alla propria vita professionale e al futuro lavorativo scende dal 47,0% al 42,4% (-4,6 punti), così come la ricerca di nuovi stimoli manageriali cala dal 27,0% al 23,5% (-3,5 punti) e la possibilità di dedicarsi a ciò che non si riesce a fare a livello lavorativo scende dal 26,4% al 21,9%. Il fondo della classifica è occupato dal networking professionale (17,9%) e dall’aggiornamento/formazione professionale (15,2%). In sintesi: una vacanza sempre più “sottratta” alla dimensione professionale, e sempre meno legata a spazio di ricarica lavorativa o di programmazione strategica del proprio ruolo.

Reperibilità lavorativa durante le vacanze

Nonostante la vacanza sia sempre più percepita come spazio personale, la disconnessione totale resta un’eccezione: solo il 53,0% del campione si dichiara “disconnesso o reperibile solo per emergenze”, mentre il restante 47,0% resta, in varie forme, reperibile o operativo durante la pausa estiva: sostanzialmente il risultato è “metà e metà”.

Le risposte più ‘estreme’ sono minime: appena il 2,2% dichiara di restare “operativo come se stesse lavorando” e solo il 3,4% raggiunge la disconnessione completa e l’irraggiungibilità, mentre la stragrande maggioranza si colloca nelle due risposte intermedie (tra loro ben differenziate): reperibile con regolarità per questioni di lavoro (44,8%) o reperibile solo per reali emergenze (49,6%).

Rilevante l’analisi per età: sono i manager più giovani, gli under 45, a mostrare la minore reperibilità (36,9%), mentre la fascia 46-50 anni tocca il valore più alto (59,6%).

Connessione a Internet durante le vacanze

Il quadro della reperibilità trova conferma nelle abitudini di connessione digitale durante le vacanze: solo il 2,1% del campione dichiara di “staccare” completamente da Internet, mentre la maggioranza si colloca su un livello di connessione ridotto ma non azzerato, “molto meno” (40,2%) o “un po’ meno” (38,9%) rispetto al periodo lavorativo. Un manager su cinque (18,3%) mantiene invece un livello di connessione paragonabile a quello lavorativo, e una quota infima (0,5%) dichiara addirittura di connettersi di più. Aggregando le risposte, l’81,2% del campione riduce comunque la propria presenza online rispetto al periodo lavorativo, ma la presenza di una quota consistente di manager sempre connessi (18,8%) conferma che non per tutti la disconnessione dal Web è prassi o possibilità.

Impatto di urgenze di lavoro sulle vacanze nell’ultimo anno

Il tema della reperibilità non è solo teorico: nell’ultimo anno il 41,5% dei manager ha dovuto interrompere o abbreviare le proprie vacanze per un’urgenza di lavoro, di cui il 20,7% più di una volta.

Il fenomeno colpisce in modo particolarmente marcato i manager più giovani: tra gli under 45 il 56,0% ha subito un’interruzione delle vacanze per motivi di lavoro, contro il 36,3% della fascia 51-55 anni. La dimensione aziendale mostra un andamento non lineare, con un picco nelle aziende di media dimensione (50-249 lavoratori, 50,3%) superiore sia alle piccole realtà (1-49 lavoratori, 35,4%) sia alle grandi (1.000+ lavoratori, 39,5%): il motivo potrebbe essere che la fascia intermedia, spesso priva di strutture manageriali ampie ma già esposta a una complessità organizzativa significativa, sia il segmento più vulnerabile alle urgenze di lavoro durante la pausa estiva.

Disponibilità a rinunciare a parte della retribuzione per la disconnessione totale

Posti di fronte a un trade-off esplicito tra retribuzione e disconnessione totale, i manager italiani mostrano una disponibilità contenuta: solo il 20,8% (5,1% “certamente sì” e 15,7% “probabilmente sì”) rinuncerebbe a una parte dello stipendio in cambio della garanzia di uno stacco completo durante le ferie, mentre quasi quattro su cinque (79,2%) non sarebbero disposti a farlo, con una componente di rifiuto netto (“certamente no”) che da sola vale il 31,8%.

Le donne si mostrano leggermente più disponibili al trade-off (22,8% contro 20,1% degli uomini); sul piano anagrafico spicca la fascia 51-55 anni, con il 25,4% di disponibilità, ben più della fascia 46-50 anni (16,0%).

Ore al giorno dedicate allo smartphone per motivi di lavoro durante le vacanze

In media, il tempo dedicato quotidianamente allo smartphone per motivi di lavoro durante le vacanze si concentra nella fascia intermedia tra quelle proposte: il 40,2% del campione vi dedica tra 30 minuti e un’ora al giorno, mentre il 30,1% supera l’ora giornaliera, di cui il 7,5% oltre le due ore, e il 29,7% si ferma sotto la mezz’ora o non lo utilizza affatto (solo il 2,0%).

I sentimenti, lo stato d’animo attesi al rientro dalle vacanze

Il rientro dalle vacanze evoca nei manager italiani un mix di sentimenti in cui la componente positiva resta prevalente ma meno nettamente dominante rispetto al 2025. La “voglia di fare” guida la classifica con il 44,7% delle citazioni, in crescita di 4,4 punti rispetto all’anno precedente, seguita dalla ricerca di nuove sfide (40,4%, ma in calo di 6,3 punti dal 46,8%) e dalla curiosità verso la ripresa lavorativa (34,6%, in flessione ancora più marcata, -8,9 punti dal 43,5%). Parallelamente, cresce in modo significativo la componente più critica del rientro: la tristezza per la fine delle vacanze sale dal 22,9% al 31,8% (+8,9 punti, la variazione più ampia dell’intera batteria), mentre il disagio per le dinamiche aziendali passa dal 10,5% al 16,2% (+5,7 punti) e la fatica/stress dall’11,8% al 14,2%. Coerentemente, l’ottimismo puro arretra (dal 29,1% al 24,5%), mentre il disagio per le dinamiche del Paese resta marginale (7,7%).

Il quadro che ne emerge è quello di un rientro vissuto con maggiore ambivalenza rispetto al 2025: cresce la determinazione operativa (“voglia di fare”), ma si affievoliscono la curiosità e l’entusiasmo verso la novità, sostituiti da una componente di fatica e di tristezza più marcata.  

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