Può l’industria darsi dei fini? Si trovano questi semplicemente nell’idea dei profitti? Non vi è al di là del ritmo apparente qualcosa di più affascinante, una destinazione, una vocazione anche nella vita di una fabbrica?
Adriano Olivetti, Ai lavoratori (da Marco Peroni, “Ivrea. Guida alla città di Adriano Olivetti”)
È sufficiente una mattinata a Ivrea per afferrare l’essenza del suo genius loci e comprendere appieno quello spirito della città che, se non coincide, per tanta parte si intreccia con una fabbrica, con la storia di una famiglia e di un’avventura imprenditoriale in cui giganteggia la figura di Adriano Olivetti? Forse sì se, come è successo sabato 3 ottobre scorso al nutrito gruppo di Manageritalia Piemonte e Valle d’Aosta, ad accompagnare nei luoghi della cittadella olivettiana, patrimonio UNESCO, sono guide d’eccezione come Marco Peroni e Matteo Olivetti che hanno portato la loro testimonianza, il primo come storico e il secondo come discendente e tra i custodi di una memoria familiare diretta.
La fabbrica dei mattoni rossi costruita (dal 1896) e ampliata (dal 1899) dal Camillo, le officine ICO e il Centro dei servizi sociali voluti dal figlio Adriano (fin dagli anni Trenta del secolo scorso e proseguiti con successivi ampliamenti e spazi come l’asilo, la mensa la biblioteca) sono state, prima di approdare al Visitor Centre e al Museo Tecnologic@mente, le tappe di un percorso che parte dalle scelte edilizie per risalire al pensiero, in coerenza con quanto sosteneva Adriano Olivetti e cioè che l’architettura è la forma che prendono le idee. Idee di innovazione, cultura d’impresa e responsabilità sociale che hanno cominciato a prendere forma con la ditta Ing. Camilo Olivetti nel 1899 e nel 1908 con la Prima Fabbrica Nazionale Macchine per Scrivere. È l’inizio di una sfolgorante parabola che culmina nel successo internazionale degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso (fino ai primi computer) ma che presto entra nella fase discendente; un declino che comincia negli anni Settanta e che, tra vendite e cessione del marchio, diventa definitivo intorno ai primi anni Duemila. Una storia gloriosa di fatto interrotta dalla morte improvvisa nel 1960 di Adriano, capitano d’industria visionario per il quale l’impresa non è soltanto luogo di produzione, ma parte integrante della comunità e del territorio. Con lui la fabbrica aveva assunto un nuovo significato. Superando, anzi conciliando, la dicotomia tra profitto e solidarietà, l’aveva trasformata, come ha sottolineato Peroni, «da fabbrica di beni in fabbrica di Bene, in grado cioè di distribuire non soltanto prodotti e stipendi ma anche servizi sociali, cultura, democrazia e bellezza». Quello olivettiano non va considerato un modello ma un metodo, quello a cui Olivetti ha dato vita è stato un vero e proprio laboratorio sociale in cui anche la cultura e l’arte hanno una funzione determinante in quanto non perdita bensì risorsa economica.
Alla passeggiata formativa in luoghi che, usciti dall’abbandono, stanno conoscendo una lenta rinascita avviata negli ultimi anni, è seguito un momento di approfondimento sul tema della responsabilità sociale d’impresa in Olivetti. L’intervento di Matteo Olivetti ha unito storia, aneddoti, ricordi e attualità, con particolare attenzione al ruolo di Dino, uno dei cinque fratelli di Adriano (figura a cui ha dedicato il libro Mio nonno Dino Olivetti). A emergere con forza le peculiarità di una famiglia sui generis e radicata sul territorio dal XVII secolo, che fin dalle più lontane generazioni si è mostrata legata alla propria terra, orientata al rispetto per le persone e, va da sé, con una non comune attitudine per la tecnologia e propensione per l’innovazione
L’intensa mattinata si è conclusa al Museo che espone i prodotti iconici Olivetti (dalla M1 del 1911 alla mitica portatile Lettera 22, dalla calcolatrice elettrica Divisumma 24 alla Lettera 32) e racconta la cultura industriale che ha reso Ivrea famosa nel mondo.
Ma cosa possono ancora raccontarci oggi, e soprattutto insegnarci, la storia esaltante e unica di una fabbrica che non c’è più e l’esperienza di Adriano Olivetti sul rapporto tra impresa, persone e territorio? Alla domanda risponde Roberto Saliola, project leader nazionale dell’area ESG, sostenibilità e responsabilità sociale del Piano Operativo 2024-2028 di Manageritalia: «L’incontro di oggi serve a Manageritalia ad aprire un po’ gli orizzonti e capire come l’esperienza olivettiana, quello che è stato definito metodo, sia in fondo qualcosa che inconsapevolmente anche Manageritalia fin dai tempi della sua creazione nel 1945 ha sviluppato cioè l’attenzione al welfare individuale, alla cura della persona, con la convinzione che una persona che lavora in maniera felice è una persona che lo fa anche in modo più vantaggioso e profittevole per l’azienda. Ci portiamo a casa una giornata importante, già cominciata con un racconto davvero interessante. Peroni è riuscito a farci entrare nei meccanismi antropologici di Adriano Olivetti. Non ha parlato tanto di azienda e di successi quanto del suo lato umano, che è la parte che personalmente conoscevo meno e che più mi ha attratto. Dalle informazioni e suggestioni ricevute traiamo spunti di riflessione utili per il lavoro che stiamo svolgendo all’interno del nostro gruppo ESG».
La giornata è stata organizzata da Manageritalia Piemonte e Valle d’Aosta nell’ambito dei programmi del Piano Operativo 2024-2028 ed in particolare del tema fondativo ESG. All’iniziativa, curata da Enrica Valle e Chiara Daviddi, hanno partecipato il project leader nazionale Roberto Saliola, il presidente Alfredo Lanfredi e i vicepresidenti Loredana Faccincani e Giuseppe Candela.
Marco Peroni, scrittore, storico e performer, è nato a Ivrea, dove vive e lavora. Da anni studia e racconta la storia e il pensiero di Adriano Olivetti attraverso libri, spettacoli, podcast e percorsi narrativi nella città industriale. È tra l’altro autore di Ivrea. Guida alla città di Adriano Olivetti e fondatore di Maestria Canavesana.
Matteo Olivetti, architetto, designer e divulgatore della cultura olivettiana, è discendente della famiglia Olivetti. Laureato in Architettura al Politecnico di Torino, si occupa di architettura sostenibile, eco-design e human design. È componente del CDA della Fondazione Adriano Olivetti e dell’Associazione Archivio Storico Olivetti, e Presidente dell’Associazione Spille d’Oro Olivetti. La sua attività coniuga memoria della cultura Olivetti, architettura, innovazione e sostenibilità.