Un manifesto per la nuova classe dirigente

Manageritalia protagonista del confronto sul futuro della leadership che ha celebrato in SDA Bocconi i 40 anni di Class Editori
enrico pedretti e altri partecipanti all'evento di 40 anni di class editori

In occasione dei quarant’anni di Class Editori, l’Università Bocconi ha ospitato Un Manifesto per la nuova Classe Dirigente, un importante momento di confronto che ha riunito imprenditori, manager, investitori, accademici e giovani talenti per riflettere sulle sfide che stanno trasformando il Paese e sul ruolo della leadership nel guidare il cambiamento.

Tra i protagonisti dell’iniziativa figuravano nomi di primo piano come Roberto Tasca, presidente di A2A, Stefano Caselli, Dean di SDA Bocconi, Giovanni Tamburi, fondatore e presidente di Tamburi Investment Partners, e Flavio Valeri manager e banchiere di lungo corso, Corrado Passera, Innocenzo Cipolletta e altri numerosi rappresentanti del mondo imprenditoriale, finanziario e universitario.

Più manager per il futuro

Anche Manageritalia ha portato il proprio contributo al dibattito attraverso l’intervento del direttore marketing Enrico Pedretti, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di una leadership capace di coniugare merito, competenze e responsabilità sociale: «I manager possono essere autentici “costruttori di futuro”, contribuendo a una società più inclusiva e competitiva; con la nuova classe dirigente devono sostenere il fatto che si può mettere insieme il rischio con la capacità di premiare merito e talento».

Particolarmente significativa, e fatta propria un po’ da tutti gli intervenuti, anche la riflessione di Alessandro Garrone, vicepresidente esecutivo di ERG, che ha evidenziato la necessità di rafforzare la presenza di manager nelle piccole e medie imprese italiane: «La crescita dimensionale delle PMI, la loro capacità di innovare e di affrontare il passaggio generazionale richiedono sempre più competenze manageriali qualificate e l’apertura a professionalità esterne alla proprietà».

La leadership di domani

Dal confronto sono emerse le parole chiave per la leadership del futuro: innovazione, meritocrazia, etica, responsabilità, formazione continua, collaborazione pubblico-privato, sostenibilità, dialogo intergenerazionale, valorizzazione delle competenze… Un manifesto che guarda a una classe dirigente capace di creare valore economico e sociale in un contesto sempre più complesso e globale.

Il messaggio finale dell’evento è stato chiaro: le grandi transizioni digitali, ambientali, demografiche e geopolitiche richiedono una nuova leadership diffusa, competente e responsabile. Una sfida nella quale il contributo dei manager e delle alte professionalità rappresentate da Manageritalia appare sempre più essenziale per accompagnare imprese e Paese verso una crescita sostenibile e duratura. Anche perché, come è emerso in modo chiaro e forte dall’incontro, senza una managerialità diffusa, competente e meritocratica sarà difficile per l’Italia affrontare le grandi trasformazioni dei prossimi anni.

Il manifesto

  1. Pensare alla crescita e al valore: fill the gap, non solo mind the gap
    Stefano Caselli, Dean, SDA Bocconi
    Non basta gestire i rischi: la classe dirigente deve avere il coraggio di colmare i divari, puntando su conoscenza e crescita invece che su conservazione dello status quo.
  2. Informazione corretta e indipendente
    Paolo Panerai, Direttore editore, Class Editori
    Prima di ogni idea servono informazioni corrette e oggettive, libere da interessi di parte: è la base su cui costruire una classe dirigente consapevole.
  3. Più spazio e coinvolgimento nelle istituzioni
    Stefano Caselli, Dean, SDA Bocconi; Giovanna Galli, Partner, Global Board, Spencer Stuart; Roberto Tasca, presidente A2A
    Il compito di oggi è creare spazio concreto per le nuove generazioni: quote nei consigli di amministrazione, nelle liste elettorali e leve fiscali dedicate agli under 35. E farli promotori di un nuovo contratto sociale.
  4. Ambizione
    Flavio Valeri, Lazard Italia, e molti altri
    La parola più ricorrente della giornata: la classe dirigente italiana viene percepita come troppo prudente. Serve «fame», ambizione, la volontà di rischiare per far crescere il valore, non solo di difendere le posizioni acquisite.
  5. Generosità e lavorare insieme
    Corrado Passera, già ministro, ex CEO Intesa SP e Poste Italiane
    Alla delusione verso una classe dirigente ripiegata sul proprio interesse si risponde con la capacità di collaborare, mettendo al centro l’interesse collettivo del Paese.
  6. Etica e umiltà
    Giovanni Tamburi, Tamburi Investment Partners; Giovanna Galli, Spencer Stuart
    L’etica personale e professionale resta il collante di ogni percorso imprenditoriale di successo; l’umiltà di riconoscere gli errori del passato è la condizione per correggerli.
  7. Fiducia reciproca
    Alessandro Garrone, Vicepresidente esecutivo, Erg; Aidaf
    Il rapporto tra dirigente, azienda e azionista si regge sulla fiducia reciproca: senza di essa nessun passaggio generazionale, in famiglia o in azienda, può davvero funzionare.
  8. Coraggio, visione e meritocrazia
    Alessandro Minichilli, Family Strategy Lab, SDA Bocconi; Stefano Firpo, Assonime
    Servono più coraggio, ambizione, visione chiara, meritocrazia e formazione per governare i passaggi generazionali nelle imprese e rendere la classe dirigente più internazionale e meno provinciale.
  9. Inclusione e condivisione
    Giovanna Galli, Partner, Global Board, Spencer Stuart
    Superare il modello piramidale a favore di centri concentrici, in cui l’amministratore delegato costruisce una cultura della condivisione, del dissenso costruttivo e dell’inclusione dei giovani nei processi decisionali.
  10. Dialogo pubblico-privato
    Stefano Firpo, Direttore, Assonime
    Pubblico e privato vivono ancora troppo separati: la classe dirigente del futuro deve costruire maggiore osmosi e dialogo tra i due mondi.
  11. Democrazia economica
    Giovanni Tamburi, Fondatore, Tamburi Investment Partners
    Condividere tanto capitale con le persone, non solo con pochi vertici, come leva per trattenere e motivare i talenti migliori.
  12. Coraggio per l’energia e pragmatismo per l’industria
    Filippo Nicolò Rodriguez, Enel; Stefano Fasani, Eni, piattaforma Open-es
    Serve coraggio per investire su rinnovabili e competitività energetica, e pragmatismo per far collaborare grandi e piccole imprese lungo tutta la filiera industriale.
  13. Pensiero orizzontale e pianificazione per obiettivi
    Carlo Altomonte, SDA Bocconi, Security Defense Lab
    La classe dirigente deve saper collegare economia, finanza e geopolitica, e pianificare per risultati concreti da raggiungere, non limitarsi a rendicontare la spesa.
  14. Comfortable in the uncomfortable
    Enrico Della Gatta, Fincantieri
    La nuova normalità richiede una classe dirigente capace di rompere gli schemi convenzionali e di sentirsi a proprio agio nell’incertezza e nel cambiamento continuo.
  15. Responsabilità
    Gianluca Toniolo, CEO, Dolce & Gabbana Beauty
    Più manager e imprenditori disposti a prendersi la responsabilità delle proprie decisioni, meno semplici esecutori che si limitano a gestire lo status quo.
  16. Ibridazione dei saperi
    Valeria Tozzi, SDA Bocconi
    Servono competenze sempre più ibride, capaci di far dialogare management e conoscenza clinica, tecnica e scientifica, con l’apertura a «disimparare e reimparare» costantemente.

Fiducia, coraggio, ambizione, umiltà, responsabilità: sono queste le parole chiave, ripetute da voci diverse per formazione, settore e generazione, che compongono oggi il primo abbozzo di un Manifesto per la nuova classe dirigente italiana.

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