Che “takeaway” ti porti a casa dall’assemblea?
Senso di comunità e ascolto. L’Assemblea mi ha restituito l’immagine di un bellissimo mosaico di persone che navigano, non solo individualmente ma anche collettivamente, la complessità del mondo del lavoro. Mi ha colpito il valore di uno spazio che incoraggia anche le domande più “scomode”, nella consapevolezza che proprio da lì possono nascere traiettorie verso cui tendere e strumenti per rendere i percorsi professionali più significativi e meno solitari.
Che rapporto hai con Manageritalia?
Sono iscritta a Manageritalia da circa due anni. Mi sono avvicinata alla vita associativa attraverso il progetto Da donna a donna, scoperto quasi per caso tramite una newsletter e oggi vissuto in prima persona come mentor, insieme a una rete di professioniste di grande valore. Quello che ho scoperto è che, una volta fatto il primo passo e creata una connessione umana, Manageritalia diventa una piattaforma che accoglie e fa venire voglia di partecipare attivamente, perché il valore che mette a disposizione è davvero molto.
Partendo dalla tua esperienza attuale, cosa e come deve mettere in campo un manager per guidare le trasformazioni in atto?
Credo che oggi, più che mai, serva la capacità di attraversare e governare la complessità senza cedere alla tentazione di semplificarla troppo. In un mondo veloce, polarizzato ed in generale orientato a letture superficiali, il valore della managerialità sta nella sua dimensione più umana: accogliere e gestire le tensioni, abilitare pluralità di visione, costruire fiducia ed esercitare influenza con autenticità e responsabilità. Non banale, ma sono fiduciosa che sia possibile.