Cosa ti porti a casa dall’Assemblea?
Ascolto, intergenerazionalità, etica e tecnologia. L’Assemblea ha incarnato la mia idea di rappresentanza: un’antenna sensibile ai bisogni attuali e proiettata verso il futuro. Unire generazioni e competenze diverse oggi è un dovere; solo da questa contaminazione nascono la professionalità e l’umanità necessarie per governare l’innovazione. Ho trovato straordinariamente stimolante la riflessione finale sull’uomo in bilico tra saggezza e vanità nell’era tecnologica: un richiamo potente alla centralità dell’etica e della responsabilità manageriale.
Che rapporto hai con Manageritalia?
Per me è un ecosistema dinamico che abbatte la solitudine manageriale attraverso il confronto su sfide concrete, dall’IA al welfare. Il vero valore aggiunto risiede nella qualità delle relazioni e nello scambio di visioni con altri professionisti. Questa condivisione mi ha spinto a partecipare attivamente in prima persona: collaboro nel team DEIA, nella commissione servizi agli associati e come discente nel progetto Women on Board.
Partendo dalla tua esperienza attuale, cosa e come deve mettere in campo un manager per guidare le trasformazioni in atto?
Deve unire visione strategica, leadership empatica e capacità di guidare l’innovazione. L’intelligenza emotiva e l’aggiornamento continuo sono bussole indispensabili per orientare le persone nel cambiamento. Il successo aziendale nasce dalla contaminazione intergenerazionale: un dialogo orizzontale in cui l’esperienza dei professionisti storici valorizza l’energia dei giovani talenti. Non serve chi ha risposte pronte, ma chi sa connettere le intelligenze rimettendo al centro il capitale umano.