Che “takeaway” ti porti a casa dall’assemblea?
Porto a casa tre riflessioni principali. La prima è la necessità di evolvere la rappresentanza verso una reale capacità di ascolto dei manager nei territori. La seconda riguarda il contesto: tensioni internazionali e trasformazioni economiche, richiedono una maggiore consapevolezza nelle scelte. Infine, oggi il manager è chiamato sempre di più a essere un punto di equilibrio tra risultati, persone e cambiamento continuo.
Che rapporto hai con Manageritalia?
Il mio rapporto con Manageritalia è attivo e diretto: come rappresentante per il Trentino-Alto Adige di Manageritalia Executive Professional vivo l’associazione come uno spazio concreto di confronto e costruzione. È una comunità dinamica che crea connessioni tra esperienze diverse e che consente ai manager di sviluppare la propria professionalità.
Cosa deve fare un manager per guidare le trasformazioni?
Oggi un manager, sia in azienda sia come executive professional deve combinare visione, responsabilità e capacità di coinvolgimento perché la trasformazione non si guida da soli: serve costruire consapevolezza nelle persone e accompagnarle nel cambiamento. E in un contesto sempre più incerto, il vero valore manageriale risiederà nella capacità di prendere decisioni, orientare le energie e mantenere coerenza tra obiettivi, organizzazione e persone.