Voci dai territori: intervista a Andrea Giacalone

Associate e associati raccontano le assemblee e il loro rapporto con l'Associazione. Oggi parliamo con Andrea Giacalone, head of quality assurance
Andrea Giacalone

Che “takeaway” ti porti a casa dall’assemblea?

Dall’assemblea mi porto a casa un messaggio molto chiaro: oggi il welfare non è più solo un beneficio, ma una vera leva strategica di competitività, produttività e attrazione dei talenti. Ho trovato molto forte anche il valore della comunità manageriale: confrontarsi con esperienze diverse aiuta a leggere meglio il cambiamento. Il terzo takeaway è che il manager deve essere sempre più un punto di connessione tra risultati, persone e futuro.

Che rapporto hai con Manageritalia?

Il mio rapporto con Manageritalia è molto positivo e lo considero un percorso da far crescere nel tempo. Per me rappresenta una comunità manageriale di valore: un luogo di confronto, networking e crescita, capace di offrire prospettive, connessioni e stimoli utili per evolvere professionalmente. Allo stesso tempo, lo vedo anche come uno spazio in cui contribuire attivamente, portando soprattutto il punto di vista dei Millennials, generazione di cui faccio parte: una generazione oggi sempre più centrale, chiamata a fare da ponte tra l’esperienza dei manager più senior e le nuove generazioni che stanno entrando nel mondo del lavoro. Credo che questa sia una responsabilità importante: raccogliere quanto costruito da chi ci ha preceduto, interpretare le trasformazioni in atto e restituire energia, visione e concretezza alla comunità.

Partendo dalla tua esperienza attuale, cosa e come deve mettere in campo un manager per guidare le trasformazioni in atto?

Un manager oggi deve guidare la trasformazione evitando due rischi: subirla o ridurla a semplice adozione tecnologica. La vera sfida non è inserire nuovi strumenti, ma costruire organizzazioni capaci di apprendere più velocemente, decidere meglio e generare valore in contesti sempre più complessi. Per questo le cosiddette “soft skill” non sono più accessorie: leadership, empatia, resilienza, pensiero critico e capacità di execution sono ormai competenze strategiche. Con l’AI, in particolare, serviranno manager capaci non solo di aumentare la produttività, ma di orientare il cambiamento, dare senso alle persone e trasformare l’innovazione in risultati concreti.

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