Manager nell’era dell’incertezza

Formazione continua, intelligenza artificiale e nuove competenze per restare rilevanti in un contesto sempre più complesso
manager nell'era dell'incertezza

Le crisi energetiche, le difficoltà delle supply chain e le instabilità politiche che hanno caratterizzato gli ultimi mesi hanno reso ancora più sfidante il ruolo dei manager. In un mercato complesso e in forte evoluzione, la formazione e la preparazione degli stessi manager acquisiscono un ruolo chiave.

Ma è importante capire bene che tipo di apprendimento sia necessario e come acquisirlo, tenendo ben presente che non è più un nice to have, ma piuttosto un must.

Dalla formazione tecnica a quella continua

La formazione in passato serviva prevalentemente per ricoprire un ruolo o per crescere all’interno di un determinato contesto professionale; oggi va invece intesa come uno strumento per restare rilevanti nel mondo del lavoro.

Per molto tempo la chiave di lettura era che l’apprendimento dovesse essere soprattutto tecnico, per poter poi a svolgere meglio il proprio lavoro.

Con il tempo, però, ci si è spostati verso una dimensione più trasversale, capace di abilitare più ruoli, fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui la formazione deve essere multilivello e multicanale: un percorso che permetta di adattarsi velocemente al contesto esterno, e non solo di crescere.

Un approccio strutturato allo sviluppo manageriale

È necessario dotarsi di tutti gli strumenti necessari per crescere professionalmente, oltre che per consolidare il ruolo attuale. Serve un approccio che sviluppi la lettura del contesto, il pensiero sistemico e la capacità decisionale in condizioni di incertezza.

Non parliamo più di un evento singolo, ma di un percorso articolato, fatto di strumenti diversi e fasi di apprendimento complementari. Non si tratta di installare un’app in più, ma di aggiornare il sistema operativo.

In termini di livelli, possiamo spaziare dalla formazione strutturata (come master e certificazioni) a quella esperienziale (progetti complessi, esposizione a decisioni reali, gestione dell’errore), fino alla formazione aumentata dall’intelligenza artificiale.

Il ruolo dell’IA

Qui è importante considerare l’intelligenza artificiale come uno sparring partner che permette di accelerare l’apprendimento o come uno strumento per simulare scenari: un vero amplificatore della realtà.

Nel prossimo futuro, la conoscenza e l’utilizzo dell’IA saranno sempre più centrali, non tanto dal punto di vista tecnico – non sarà necessario diventare programmatori, anche perché molte attività saranno svolte dalla stessa IA – quanto nella capacità di formulare le domande giuste, interpretarne gli output e comprenderne impatti, limiti e rischi.

Per la C-suite sarà fondamentale capire quale IA scegliere e come favorirne l’adozione in azienda per evitare di restare indietro.

La responsabilità dei manager sarà introdurre il tema dell’IA il prima possibile all’interno delle organizzazioni, individuando la soluzione più adatta al proprio business e definendo una roadmap chiara per la sua adozione. In questo processo, i manager saranno elementi chiave.

Molte aziende hanno acquistato strumenti di IA, salvo poi scoprire che meno del 30% dei dipendenti li utilizza correttamente.

La diffusione efficace di queste tecnologie rappresenta già oggi una delle sfide principali, spesso ostacolata da una conoscenza in merito ancora limitata.

Le competenze chiave del manager

Il manager oggi non è più solo un esperto o un decisore, ma un interprete della complessità. Le competenze fondamentali da sviluppare sono quattro.

La prima è l’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale: capire cosa si può fare con l’IA e cosa no, e valutarne gli impatti su persone, processi e modelli di business.

L’IA va utilizzata come supporto al pensiero critico, non come una scorciatoia. Non conoscerla oggi è come non essere in grado di leggere un bilancio vent’anni fa.

A questa si aggiungono le competenze finanziarie e la business awareness, anche per ruoli non finanziari. Il contesto attuale è caratterizzato da continui cambiamenti, in cui margini, investimenti e scelte strategiche sono sempre più interconnessi.

Il manager deve essere in grado di leggere i numeri, comprenderli e collegare le decisioni operative ai relativi impatti economici.

Un’altra competenza fondamentale è lo sviluppo del pensiero critico e della velocità decisionale. In un mondo in cui le informazioni sono infinite e non sempre affidabili, il manager deve saper scegliere cosa conta, interpretarlo e integrarlo nella propria quotidianità.

Deve distinguere il segnale dal rumore e prendere decisioni anche in assenza di tutte le risposte o di parametri completamente definiti.

Ultima, ma non per importanza, è la leadership umana. In un ambiente in cui la tecnologia cresce a un ritmo vertiginoso, il manager deve essere in grado di guidare le persone attraverso ascolto, empatia e costruzione della fiducia.

Leadership umana in un mondo tecnologico

È una leadership profondamente umana quella che sarà in grado di far attraversare il guado dell’IA ai componenti dei team. Viviamo in un mondo in cui spesso è più semplice respingere un cambiamento invece di abbracciarlo, soprattutto per le generazioni meno tecnologiche.

Non va dimenticato che molti manager si trovano – o si troveranno a breve – a gestire quattro generazioni contemporaneamente, dai baby boomer ancora a bordo fino alla Generazione Z, ognuna con caratteristiche e valori differenti.

La formazione come leva strategica

Alla luce di quanto sta accadendo, la formazione non è più un supporto, ma un pilastro dell’evoluzione manageriale. La formazione continua, amplificata dall’IA, diventerà una pratica quotidiana per i manager: non più un momento a sé stante legato al bisogno di adeguarsi, ma una condizione permanente per restare rilevanti.

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