Venerdì 19 giugno 12-13 in modalità ibrida (gli associati Manageritalia potranno partecipare in presenza a Milano e l’evento sarà trasmesso anche sui canali social Manageritalia – LinkedIn, YouTube, Facebook) un nuovo appuntamento Friday’s Manager di XLabor, divisione di Manageritalia dedicata al mercato del lavoro, dal titolo “Consapevolezza e scelta: il ruolo degli archetipi”, con Rosanna Orlando, storycoach e scrittrice, partner Acoté (Registrati al Friday’s Manager).
Il mercato del lavoro di oggi è sempre più competitivo e sfidante e la corsa a competenze e certificazioni sembra la strada obbligata per restare nella partita.
Occorre chiedersi però se questo sia davvero sufficiente per distinguersi e costruire una carriera solida e soddisfacente o se si corra il rischio di essere solo la parte visibile di un processo molto più profondo.
Durante questo Friday’s Manager, attraverso il linguaggio degli archetipi, esploreremo un livello spesso trascurato: quello delle forze interiori che orientano pensiero, emozioni e comportamenti professionali.
Si tratta di modelli ancestrali che, anche senza consapevolezza da parte nostra, influenzano il modo in cui ci posizioniamo nel mondo del lavoro. Un viaggio per riscoprire risorse già presenti in noi e trasformarle in leva di autorealizzazione, autenticità e differenziazione professionale.
In attesa dell’incontro, abbiamo posto a Orlando alcune domande.
Oggi tutti parlano di competenze, reskilling e certificazioni. Perché secondo te questo approccio rischia di non essere più sufficiente per distinguersi davvero?
«Perché rischia di produrre professionalità “standard”, magari dotate di tutto quel che sembra indispensabile secondo il trend del momento ma simili tra di loro, almeno in apparenza. E la standardizzazione è l’opposto della distinzione».
Parliamo di “archetipi”: un concetto affascinante ma poco esplorato nel mondo professionale. In che modo questi modelli “invisibili” influenzano concretamente le nostre scelte di carriera?
«Gli archetipi sono modelli ancestrali di pensiero, di sentimento e di comportamento.
Letteralmente archetipo significa “primo tipo”. Quindi gli archetipi hanno a che fare con la totalità e l’autenticità della persona.
I Greci dicevano che tutti noi siamo preda di qualche archetipo senza saperlo.
Anzi, meno ne siamo consapevoli più gli archetipi esercitano il loro potere su di noi e orientano le nostre scelte, che siano personali o che siano relative alla professione».
Molti manager sentono di avere potenziale inespresso. Cosa impedisce davvero alle persone di riconoscere e utilizzare queste risorse “interne”?
«Ci possono essere svariate cause, una cruciale è senz’altro la pressione degli stereotipi: a differenza degli archetipi, che sono presenti all’interno della persona, gli stereotipi sono modelli esterni dettati dai trend della società e che si sovrappongono forzatamente agli individui.
Spesso ci si sente obbligati a conformarsi agli stereotipi perché questo ci fa sentire “adeguati” sul piano sociale e maggiormente degni di fiducia.
Il rischio però è quello di soffocare gli archetipi ovvero la nostra parte autentica».
Qual è la scoperta più sorprendente che i partecipanti porteranno a casa da questo viaggio?
«Difficile prevederlo. Sicuramente scopriranno che c’è tutto un mondo inesplorato a loro disposizione, purché abbiano voglia di esplorarlo.
James Hillman, grande psicanalista di matrice junghiana, diceva che già solo il fatto di accostarci a certi temi ci fa sentire “più larghi” (diceva proprio così)».
In un mercato del lavoro sempre più competitivo, la parola chiave è “posizionamento”. Come può la conoscenza dei propri archetipi aiutare un manager a diventare davvero unico e riconoscibile?
«Gli archetipi sono associati alla parte più autentica di noi: l’unicità può stare solo in ciò che è autentico, non certo in ciò che è stereotipato.
Riconoscere i nostri archetipi dominanti è quindi il primo passo verso lo sviluppo di un’identità originale. E un’identità originale è condicio sine qua per la creazione di un posizionamento forte».
