Indagine LinkedIn: il licenziamento non è più un tabù

Il 50% degli italiani ritiene che gli esuberi causati dalla pandemia di Covid-19 abbiano ridotto i pregiudizi associati al tema dei licenziamenti

Con la complessità generata da Covid-19 che continua a incidere sul mercato del lavoro italiano, la nuova ricerca commissionata da LinkedIn (indagine basata su un campione di 2.001 adulti italiani che sono stati licenziati prima o durante la pandemia da Covid-19, condotta da Censuswide per LinkedIn nella settimana tra il 28 ottobre e il 5 novembre 2020), ha fatto luce sulle controversie emotive e sui pregiudizi legati al tema dei licenziamenti.

Mentre gli ultimi dati italiani del LinkedIn Hiring Rate mostrano che le assunzioni iniziano a stabilizzarsi, con un nuovo massimo dell’8% al 17 ottobre (i dati di LinkedIn mostrano una crescita delle assunzioni su base nazionale in Italia, a partire dal 17 ottobre 2020), non bisogna dimenticare gli individui che hanno perso il lavoro (470.000) nel periodo luglio-settembre 2020 (rilevazioni Istat relative al terzo trimestre 2020). La situazione in Italia, come nel resto d’Europa, è ancora preoccupante.

Secondo lo studio, c’è ancora un certo livello di pregiudizio associato ai licenziamenti in Italia, come riferito da otto italiani su dieci (81%). Tuttavia, questo pregiudizio è stato in qualche misura mitigato dagli esuberi causati dalla pandemia di Covid-19, come indicato dalla metà degli intervistati italiani (50%).

La ricerca ha anche evidenziato come la perdita del lavoro possa suscitare diverse emozioni negative, dall’imbarazzo (28%) fino alla depressione (25%). Queste emozioni negative hanno indotto sei italiani su dieci (61%) a nascondere la notizia del loro licenziamento a familiari e amici.

Il 40% degli italiani afferma di aver mentito sul proprio licenziamento perché si sentiva in imbarazzo, il 34% dichiara di aver mentito perché si vergognava, il 28% perché non si sentiva a suo agio a parlarne, mentre un altro 25% riferisce di aver mentito perché era convinto che ammettere di essere stato licenziato avrebbe compromesso le sue prospettive di lavoro future.

L’indagine ha fornito un chiaro indicatore di come gli italiani reagiscono al licenziamento degli altri. Secondo la ricerca, il 58% degli italiani ha dichiarato di non giudicare male e di non guardare dall’alto in basso coloro che sono attualmente senza lavoro. In particolare, le persone tendono a essere più empatiche verso coloro che sono stati licenziati se loro stesse hanno sperimentato questa situazione: questo rende più facile agli italiani (57%) mettersi nei panni di lavoratori che si trovano nelle loro stesse condizioni.

Nonostante la maggior parte degli italiani si consideri più aperta ed empatica nei confronti delle persone che hanno perso il lavoro, molti tendevano a credere agli stereotipi più comuni e diffusi sui disoccupati prima di venire licenziati a loro volta.

Infatti, più di due intervistati su dieci (23%) ritenevano che le persone senza lavoro fossero pigre, e il 18% le considerava meno capaci. Sono questi i tipi di pregiudizi che hanno portato più di quattro italiani su dieci (42%) ad ammettere di sentirsi in imbarazzo a parlare ad altri del proprio licenziamento.

La ricerca mostra anche come la pandemia abbia messo a dura prova la fiducia degli italiani in sé stessi, e nella loro capacità di trovare lavoro. Tre italiani su cinque (62%), attualmente disoccupati, si sentono svantaggiati nella ricerca di un lavoro, rispetto a chi è attualmente occupato ma in cerca di un nuovo impiego.

Questa mancanza di fiducia ha portato due italiani su cinque (38%) a sentirsi stressati e preoccupati di non riuscire a trovare il lavoro giusto, con quasi tre italiani su dieci (28%) che hanno ammesso di sentirsi sconfitti dopo essere stati rifiutati per un ruolo per cui avevano fatto domanda. Questo ha portato alcuni lavoratori a perdere le speranze, con più di un quarto (27%) che sente di non riuscire a trovare qualcosa nel proprio campo, e attualmente non sa cos’altro fare.

L’odierna mancanza di fiducia e di speranza degli italiani sta anche incidendo sulla loro volontà a candidarsi per un nuovo lavoro, con due su cinque (41%) che hanno affermato di avere rinunciato a una candidatura da una a cinque volte, perché sentivano di non avere le competenze necessarie. Nonostante ciò, il 50% degli intervistati ritiene di potersi preparare adeguatamente, con un’ulteriore formazione, al mondo del lavoro post Covid-19.

Marcello Albergoni, country manager di LinkedIn, commenta: “Nella situazione tragica degli ultimi mesi, con centinaia di migliaia di lavoratori in esubero a causa della crisi da Covid-19, abbiamo osservato che molti membri si sono rivolti alla nostra piattaforma per condividere le loro esperienze e chiedere supporto. Quello che colpisce è il livello di onestà e di apertura mentale che abbiamo riscontrato nelle discussioni sui licenziamenti, rispetto a quelle precedenti la pandemia. La nostra ricerca dimostra che i licenziamenti causati da Covid-19 hanno contribuito a una significativa de-stigmatizzazione della disoccupazione.

Come piattaforma, LinkedIn è in una posizione unica per aiutare i nostri membri a trovare nuove opportunità. Ci sono una serie di tool che abbiamo lanciato di recente e che crediamo continueranno a ridurre i pregiudizi associati ai licenziamenti. Il nostro tool #OpenToWork, che permette agli utenti di segnalare alle loro reti di essere aperti a nuove opportunità, ne è un esempio. Dal lancio, nel mese di giugno, il tool è stato utilizzato da oltre 3 milioni di persone in tutto il mondo – e i dati ci dicono che coloro che utilizzano il nuovo strumento ricevono in media il 40% di messaggi in più dai recruiter, e hanno il 20% di probabilità in più di essere contattati dall’ampia community di LinkedIn. Questo dimostra che, nonostante perdere il lavoro rimanga un’esperienza difficile e destabilizzante, eliminarne la vergogna può portare ad aumentare le proprie probabilità di entrare in contatto con altre persone, aiutandoci, quindi, a rimetterci in piedi”.

Luciano Attolico, ceo di Lenovys ed esperto di sviluppo e crescita manageriale, ha dichiarato: “La pandemia è per tutti noi un momento senza precedenti, è quindi importante non essere troppo duri con noi stessi, perché questo può generare insicurezze e impedirci di agire. Tuttavia, in caso di licenziamento, dobbiamo avere la capacità di rallentare e riflettere, per scegliere di agire diversamente rispetto al solito. Dopo, forse una lunga attesa, di fronte alla ricerca di un nuovo lavoro, il primo passo da compiere è mettersi intenzionalmente in uno stato mentale ed emotivo propedeutico alla scoperta di nuove opportunità.

Il secondo passo è relativo alle azioni concrete da mettere in campo, orientate da alcune domande precise: Chi voglio diventare? Quali competenze ha la persona che voglio diventare? Quali sono le sue abitudini di vita? Solo così è possibile liberare il proprio vero potenziale e avviare un piano di sviluppo delle competenze per poi trasformarle in un nuovo modo di lavorare e in un nuovo stile di vita, in grado di far ritrovare risultati eccellenti e un elevato benessere”.

LinkedIn ha lanciato numerose funzionalità per aiutare i membri a trovare un nuovo ruolo e a far crescere la loro carriera.
Gli iscritti al social possono usare l’apposita cornice #OpenToWork nella foto profilo per segnalare ai datori di lavoro che sono alla ricerca di nuove opportunità. I membri che utilizzano la cornice #OpentoWork ricevono in media il 40% di messaggi in più dai recruiter e hanno il 20% di probabilità in più di essere contattati dall’ampia community di LinkedIn. 

I responsabili delle assunzioni possono anche usare l’apposita cornice #Hiring nella foto profilo per segnalare al proprio network i ruoli aperti, in modo che chi cerca lavoro possa facilmente vedere chi sta assumendo. Inoltre, chiunque stia assumendo per ruoli aperti può pubblicare un annuncio di lavoro su LinkedIn gratuitamente.

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