Con il Decreto Legislativo 7 maggio 2026, n. 96, l’Italia ha recepito la Direttiva (UE) 2023/970, introducendo nuove regole in materia di trasparenza retributiva per rafforzare il principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore. Tra gli aspetti centrali della disciplina vi è il sistema di tutele previsto per garantire l’effettiva applicazione dei nuovi obblighi.
L’articolo 23 della Direttiva richiede agli Stati membri di prevedere sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, tali da assicurare un concreto effetto deterrente nei confronti delle violazioni. A tale finalità il decreto italiano dedica gli articoli 12 e 13, relativi alla tutela giudiziaria e al sistema di conseguenze amministrative.
L’articolo 12 estende alle violazioni dei diritti previsti dal decreto gli strumenti di tutela giurisdizionale disciplinati dal Codice delle pari opportunità (D.Lgs. n. 198/2006). La tutela può inoltre essere attivata, su specifica delega, anche da organizzazioni sindacali, rappresentanti dei lavoratori e associazioni o enti esponenziali interessati. Particolare rilievo assume anche la previsione a tutela da ritorsioni e trattamenti sfavorevoli: lavoratori e candidati non possono subire conseguenze negative per aver esercitato i diritti riconosciuti dalla nuova disciplina.
L’articolo 13 disciplina invece gli adempimenti amministrativi e le sanzioni. Per l’inosservanza del divieto di discriminazione retributiva si applicano le sanzioni e le misure previste dal Codice delle pari opportunità; sono previste sanzioni amministrative pecuniarie per specifiche violazioni. Per i datori di lavoro che beneficiano di agevolazioni pubbliche o sono affidatari di appalti pubblici, l’accertamento di una condotta discriminatoria può comportare anche la revoca dei benefici e, nei casi più gravi o di recidiva, l’esclusione per un periodo determinato da ulteriori finanziamenti, agevolazioni o appalti.
Proprio su questo aspetto si concentra uno dei principali profili di riflessione emersi dopo il recepimento della direttiva. Il legislatore italiano ha previsto strumenti di tutela giudiziaria e conseguenze amministrative che, in determinate ipotesi, possono incidere anche sui rapporti con la pubblica amministrazione. Ci si interroga, pertanto, se l’insieme delle misure introdotte sia pienamente idoneo a soddisfare il requisito, previsto dalla Direttiva (UE) 2023/970, di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, capaci di esercitare un concreto effetto deterrente nei confronti delle violazioni.
Sarà l’applicazione pratica della disciplina, anche alla luce dei futuri orientamenti della giurisprudenza, a chiarire se il sistema delineato dal legislatore italiano riuscirà a garantire un’effettiva tutela del principio di parità retributiva e a perseguire gli obiettivi di trasparenza e non discriminazione indicati dalla normativa europea.
Per approfondire l’argomento leggi anche l’articolo Trasparenza retributiva: i nodi del recepimento italiano.