La decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, promosso da ASviS, si è conclusa da pochi mesi. L’elevata partecipazione – con 1.200 iniziative in cartellone, 60 ore di diretta streaming e 1,8 milioni di visualizzazioni delle dirette – è l’ennesima conferma dell’impegno della società italiana sulla sostenibilità.
Secondo l’indagine condotta da Ipsos per ASviS in occasione del Festival, il 90% delle persone intervistate considera tuttora importante impegnarsi per la sostenibilità. Inoltre, pur restando disomogenea, la conoscenza dell’Agenda 2030 (maggiormente diffusa tra studenti, laureati e business leader) continua a crescere: quasi tre italiani su quattro (73%) ne hanno sentito parlare, circa un terzo in più rispetto al 2022.
La dimostrazione concreta che nel Paese esistono un’energia diffusa e una forte richiesta di futuro.
Una spinta al cambiamento
Si tratta di una sensibilità condivisa anche da una parte significativa del mondo produttivo, che considera la scelta per la sostenibilità un fattore di competitività economica, come dimostrano i dati prodotti dall’Istituto Tagliacarne riportati nel “Rapporto di Primavera 2026” pubblicato dall’ASviS all’inizio del Festival.
Ad esempio, le imprese fortemente orientate alla sostenibilità (High-Esg) hanno visto i propri ricavi crescere del 65% tra il 2017 e il 2024, contro il 55% delle imprese meno attente a questi temi.
Il mondo, l’Europa e l’Italia continuano però ad allontanarsi da un percorso di sviluppo sostenibile.
Mancano quattro anni alla scadenza dell’Agenda 2030 e, a livello globale, meno del 20% dei suoi target risulta raggiungibile con le attuali traiettorie. La situazione italiana non è migliore: per 6 obiettivi su 17 (povertà, disuguaglianze, condizioni dei sistemi idrici e sociosanitari, condizioni degli ecosistemi terrestri, qualità della governance e partnership) il nostro Paese è peggiorato rispetto a quindici anni fa. Non siamo fermi. Siamo indietro.
Tutto ciò accade in una fase storica segnata da conflitti, disuguaglianze, crisi climatiche, fragilità democratiche e trasformazioni tecnologiche che interrogano profondamente il nostro modello di sviluppo. Un contesto in cui la sostenibilità è troppo spesso oggetto di semplificazioni, resistenze e attacchi, al punto da non poter più essere considerata un terreno consensuale, ma anzi, talvolta persino fonte di conflitto tra visioni diverse del mondo e del futuro.
La sostenibilità come risposta alle grandi transizioni
In questo contesto, ASviS, forte della rete dei suoi aderenti, ha scelto di non arretrare, partendo dalla constatazione che le grandi transizioni in atto – da quella demografica e digitale a quella energetica ed ecologica – richiedono un impegno ancora più deciso a favore dello sviluppo sostenibile. Oltre a una straordinaria partecipazione, il Festival ha lasciato alcuni messaggi importanti che indicano il cammino da intraprendere. Un primo segnale è rappresentato dalla nuova consapevolezza, diffusa a tutti i livelli – nelle istituzioni, nelle imprese, nella società civile e tra le nuove generazioni – del ruolo della sostenibilità quale risposta strutturale alle crisi del nostro tempo.
Competitività, energia e futuro dell’Europa
Nel corso del Festival, infatti, spesso si è sentito dire che “fare” è un motore per crescere di più in futuro, mentre “non fare” risulta più costoso per imprese, famiglie e bilanci pubblici. Come è stato dimostrato, la scelta della sostenibilità non va intesa soltanto in una direzione etico-valoriale, ma rappresenta un aspetto cruciale delle strategie industriali e finanziarie in un contesto sempre più instabile. È il quadro entro cui si gioca la capacità dell’Europa e dell’Italia di restare competitive, sicure e coese.
Una domanda ricorrente nel corso dei vari eventi è stata: come è possibile operare in ambienti dominati dall’incertezza e dall’instabilità? Con grande chiarezza è emersa la necessità di guardare con realismo sia ai ritardi accumulati, ormai diventati strutturali, sia al rallentamento dello sviluppo delle rinnovabili, che ha contribuito ad aumentare la nostra dipendenza dai combustibili fossili e, di conseguenza, anche i costi dell’energia.
Determinante è stato anche il ruolo delle politiche europee, soprattutto alla luce di un quadro normativo in continua evoluzione e non privo di contraddizioni. In particolare, da norme di transizione ecologica troppo accelerate si è passati a una precipitosa marcia indietro rispetto a quanto era stato disegnato dal Green Deal e dal Pilastro europeo dei diritti sociali.
Da qui, nel corso di un dibattito che si è tenuto a Bruxelles, si è sottolineata l’importanza che l’Unione Europea riprenda a svolgere il proprio ruolo di guida nella transizione ecologica e sociale, evitando arretramenti rispetto agli impegni dell’Agenda 2030.
Governare l’intelligenza artificiale
Un altro messaggio emerso dal Festival ha riguardato il potere dell’intelligenza artificiale (IA), che va governata tempestivamente, affinché rafforzi e non indebolisca la dignità delle persone, la qualità dell’informazione, la coesione sociale, la competitività sostenibile delle organizzazioni e la tenuta delle istituzioni democratiche.
La vera sfida non è soltanto tecnologica, ma anche culturale: il futuro digitale va costruito collettivamente, mettendo le persone al centro. Occorre chiedersi non cosa l’IA possa fare, ma quale idea di futuro vogliamo costruire attraverso il suo sviluppo.
La responsabilità etica della comunità manageriale di fronte a questa profonda trasformazione tecnologica sarà quindi non tanto quella di adattarsi all’IA in una corsa “all’algoritmo più performante”, quanto di “renderla discutibile, contestabile e quindi abitabile”, per “orientarla a una società più giusta, inclusiva e sostenibile”, citando le parole dell’Enciclica papale Magnifica Humanitas.
Una priorità strategica
La convinzione emersa è che la transizione verso lo sviluppo sostenibile non sia più solo una questione ambientale, economica e sociale, ma una priorità strategica per il futuro del Paese. In altre parole, dovremmo iniziare a credere che la sostenibilità non è solo qualcosa che dobbiamo fare. È ciò che possiamo diventare.
LA SOSTENIBILITÀ INTERESSA
Eccome se interessa. 100 milioni di impression non arrivano per caso:
4 milioni di persone raggiunte sui social
100 milioni di impression social
1,8 milioni di visualizzazioni delle dirette
5,1 milioni di contatti TV
Risultati digitali e di copertura durante la decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile.