In uno scenario globale segnato da tensioni geopolitiche, instabilità economica, nuove barriere commerciali e crescente competizione, emerge con forza una realtà che il sistema produttivo italiano non può più ignorare: il principale limite alla crescita delle piccole e medie imprese non è la qualità dei prodotti, ma la carenza di competenze manageriali strutturate.
È questo il messaggio emerso dalla tavola rotonda “Criticità dell’export: quali leve per la crescita?”, organizzata lo scorso 6 maggio a Milano da Imit (aderente a ConfCom Confcommercio attraverso Confcommercio Professioni), l’associazione che rappresenta manager e professionisti dell’export management e dei processi di internazionalizzazione.
Un confronto che ha visto Manageritalia protagonista del dibattito sul futuro competitivo del Paese.
A rappresentare Manageritalia è stata la vicepresidente Monica Nolo, intervenuta accanto a Fabrizio Lo Basso (ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale), Stefano Bellucci (responsabile Servizio internazionale Bper), Alessia Muzio (responsabile Ufficio studi Aifi) e Stefano Bazzini (AD Selexi), nel dibattito moderato dalla giornalista di Class Cnbc Silvia Sgaravatti.
Export italiano: crescita e fragilità
L’incontro ha restituito una fotografia chiara dell’economia italiana: da una parte un export che continua a dimostrare resilienza e capacità di sviluppo, dall’altra un sistema imprenditoriale che, soprattutto tra le pmi, faticaancora a dotarsi di una cultura manageriale adeguata alle sfide internazionali.
Nel 2025 l’export italiano ha raggiunto quota 643 miliardi di euro, con una crescita del +3,3% secondo i dati Istat.
A trainare sono stati comparti strategici come farmaceutica, nautica, meccanica, alimentare e trasporti.
Numeri che confermano la solidità del tessuto produttivo del Paese, ma anche il grande potenziale ancora inespresso.
La ricerca “Criticità dell’export italiano”, promossa anche da Manageritalia e presentata durante l’evento, ha evidenziato però fragilità strutturali ormai note: il numero delle imprese esportatrici resta fermo tra 130mila e 140mila aziende; l’export continua a concentrarsi prevalentemente sui mercati europei; e l’Italia registra un ritardo significativo nell’export dei servizi, collocandosi solo al quattordicesimo posto tra i paesi esportatori.
Il nodo delle competenze manageriali
Il dato più critico riguarda però le competenze: troppe pmi affrontano ancora i mercati internazionali senza figure dedicate, senza una strategia strutturata e senza professionalità capaci di governare la complessità dell’internazionalizzazione.
È qui che emerge il valore decisivo della managerialità. «Per far crescere le imprese italiane sui mercati internazionali servono più competenze manageriali e una nuova cultura d’impresa» ha dichiarato Nolo.
«Oggi non basta innovare il prodotto: occorre fare un upgrade nei processi, nei servizi, nei modelli organizzativi e nell’approccio strategico ai mercati esteri. Investire nelle competenze significa costruire aziende più solide, competitive e resilienti».
Il ruolo strategico dell’export manager
Parole che richiamano il ruolo centrale dell’export manager, figura strategica per accompagnare le imprese nei percorsi di sviluppo internazionale.
Un ruolo consolidato nelle economie più evolute, ma ancora troppo sottovalutato in Italia, soprattutto nelle pmi.
È su questo fronte che Manageritalia rivendica il proprio impegno nella valorizzazione delle competenze manageriali.
Promuovere cultura d’impresa, diffondere managerialità e riconoscere il valore professionale degli export manager significa contribuire concretamente alla crescita competitiva del Paese.
Perché l’internazionalizzazione non può più essere improvvisazione o semplice opportunità commerciale: richiede visione, leadership, capacità di leggeri mercati, gestire il rischio e governare la complessità. Richiede management.
La competitività del futuro passa dal capitale manageriale
In un contesto globale in cui la competizione si gioca sulla velocità di adattamento e sulla capacità di presidiare mercati sempre più complessi, il capitale manageriale diventa il vero asset strategico dell’Italia. E Manageritalia continuerà ad essere, con determinazione, la voce di questa visione.