Che “takeaway” ti porti a casa dall’assemblea?
Ho partecipato all’assemblea di Manageritalia Trentino Alto Adige dell’8 maggio, in una location che già da sola invitava al confronto e al networking. Più che un semplice momento associativo, è stata un’occasione per fermarsi e riflettere su cosa significhi oggi essere manager, in un contesto che cambia sempre più velocemente.
Mi porto a casa tre spunti. Il primo: il valore della rappresentanza. In un mondo complesso, il ruolo del manager non si esaurisce dentro l’azienda. Siamo chiamati a contribuire al dibattito su lavoro, sviluppo e sostenibilità dei territori. Il secondo: la centralità del contesto. Geopolitica, economia, tecnologia: tutto è sempre più interconnesso. Prendere decisioni oggi significa saper leggere ciò che accade fuori dall’organizzazione e spesso con anticipo. Il terzo: la managerialità come leva di crescita. Soprattutto nei territori come il nostro, dove le PMI sono la struttura portante, la presenza di una cultura manageriale solida fa la differenza tra resistere e crescere.
Che rapporto hai con Manageritalia?
Il mio rapporto con Manageritalia si rafforza proprio in momenti come questo. È una community che non offre solo servizi, ma crea confronto, visione e senso di appartenenza. Un luogo in cui il manager torna a essere anche cittadino attivo del sistema economico.
Cosa deve fare un manager per guidare le trasformazioni?
Guardando al mio ruolo oggi, sono sempre più convinta che guidare la trasformazione richieda tre elementi chiave:
- capacità di leggere la complessità, senza semplificazioni eccessive;
- attenzione alle persone, perché il cambiamento si realizza solo se condiviso;
- coraggio decisionale, anche in contesti di incertezza.
In fondo, fare il manager oggi significa proprio questo: non avere tutte le risposte, ma continuare a fare le domande giuste.