Algoritmi e impatto nel tessuto socioeconomico

Al Cnel il confronto sulla governance dell’intelligenza artificiale organizzato da Prioritalia
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Filippo Salone, responsabile public affairs e advocacy Fondazione Prioritalia

L’intelligenza artificiale non è soltanto una nuova tecnologia destinata a modificare i processi produttivi. È un cambiamento di paradigma che investe il lavoro, l’economia, le relazioni sociali e, più in profondità, il modo stesso in cui vengono assunte le decisioni nelle organizzazioni pubbliche e private.

La rapidità con cui gli algoritmi stanno entrando nella quotidianità di imprese, amministrazioni e professioni impone una riflessione che va oltre gli aspetti tecnici e chiama in causa responsabilità, governance, formazione e tutela della persona.

Da questa consapevolezza è nato l’incontro promosso da Prioritalia presso il Cnel dal titolo “L’impatto degli algoritmi sulla persona e nel tessuto socioeconomico”, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, delle imprese e del management per discutere le opportunità e i rischi legati alla diffusione dell’IA.

L’iniziativa, organizzata in occasione della presentazione della rassegna della IV Summer School realizzata con l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, ha offerto un momento di dialogo interdisciplinare su una delle trasformazioni più significative del nostro tempo.

Il ruolo delle istituzioni nella transizione digitale  

Ad aprire i lavori è stato il presidente del Cnel Renato Brunetta, che ha inquadrato il fenomeno nella prospettiva delle grandi trasformazioni storiche. «Stiamo assistendo a un poderoso cambio di paradigma e, come nel caso della rivoluzione industriale, i corpi intermedi assumono un ruolo decisivo per garantire la coesione sociale e tutelare le fasce che subiscono maggiore pressione e criticità in questa trasformazione».

Un richiamo al ruolo delle istituzioni e delle organizzazioni della rappresentanza come strumenti di accompagnamento del cambiamento, evitando che la velocità dell’innovazione produca nuove disuguaglianze. Secondo Brunetta, l’intelligenza artificiale è ormai «a tutti gli effetti un attore del mondo del lavoro» e richiede una capacità di adattamento senza precedenti.

Comprendere i nuovi processi produttivi, aggiornare continuamente le competenze e progettare misure di welfare innovative e flessibili rappresentano condizioni indispensabili per affrontare una transizione che non può essere lasciata esclusivamente alle dinamiche del mercato. Il vero rischio, ha osservato, è che il sistema sociale rimanga spettatore passivo del cambiamento, rinunciando a governarne gli effetti.

In questo quadro si inserisce anche il lavoro di ricerca sviluppato dal Cnel sul rapporto tra intelligenza artificiale e partecipazione, con l’obiettivo di allargare la platea dei soggetti di rappresentanza e rafforzare la capacità adattiva del sistema socioeconomico.

Etica, formazione e responsabilità nell’era dell’IA

Il confronto ha messo in evidenza come la questione dell’intelligenza artificiale non possa essere affrontata soltanto attraverso la regolazione tecnica o giuridica. Al centro della discussione sono emersi temi di natura etica quali la qualità delle decisioni, la trasparenza degli algoritmi, la protezione dei diritti, l’evoluzione delle competenze manageriali e il valore della formazione permanente. Diversi relatori hanno sottolineato come la trasformazione digitale richieda un nuovo equilibrio tra innovazione, responsabilità e partecipazione.

La presentazione della rassegna della IV Summer School, curata dai coordinatori scientifici Adele Ercolano e Filippo Salone, ha rappresentato l’occasione per valorizzare un percorso di studio che negli ultimi anni ha approfondito il rapporto tra etica, tecnologia e giovani generazioni.

Il successivo dibattito, con gli interventi di Antonio Palmieri, Stefania Celsi, Michele Petrocelli, Ilaria Ricci, Ivana Pais, padre Alberto Carrara e Stefano De Martin, ha restituito un quadro articolato delle sfide che attendono gli attori sociali, le imprese e la comunità manageriale, evidenziando la necessità di costruire modelli di innovazione fondati sulla responsabilità e sulla valorizzazione del capitale umano.

Il management chiamato a governare il cambiamento  

Sul ruolo del management si è soffermato infatti Stefano De Martin, componente della giunta di Manageritalia, secondo il quale il dibattito sull’intelligenza artificiale riguarda il futuro dell’organizzazione economica e sociale prima ancora che l’evoluzione degli strumenti.

«Quando discutiamo di IA non discutiamo di una nuova tecnologia, ma di un nuovo modello di organizzazione della società e le imprese, insieme ai manager, devono assumersi la responsabilità di indirizzare il cambiamento, garantendo l’efficienza del sistema produttivo, ma ancora prima tutelando competenze e capitale umano».

La centralità della persona nella governance dell’IA

Nelle conclusioni, la presidente di Prioritalia Marcella Mallen ha richiamato la dimensione culturale della trasformazione in atto, sottolineando come la governance dell’intelligenza artificiale debba partire dalla persona prima ancora che dalle soluzioni di efficienza tecnica.

«L’IA rappresenta un fenomeno ad alta complessità che ha bisogno di una governance di tipo culturale prima ancora che tecnica ed è importante saper custodire la visione e l’intelligenza relazionale delle persone, che rischiano di essere sopraffatte dalla reattività efficace ma fredda degli algoritmi».

Per Mallen, occasioni di confronto come quella ospitata dal Cnel assumono quindi un significato strategico: «I momenti di dialogo e confronto, in continuità con la formazione culturale sviluppata da Prioritalia in questi anni, rappresentano il vero valore aggiunto in termini di consapevolezza e sono il miglior investimento per il futuro».

L’evento promosso da Prioritalia ha così confermato come il futuro dell’intelligenza artificiale dipenderà dalla capacità di costruire una governance condivisa dell’innovazione.

Gli algoritmi possono certamente aumentare efficienza, produttività e qualità dei servizi, ma la loro diffusione richiede una visione capace di preservare la dignità del lavoro, valorizzare il capitale umano e rafforzare la coesione sociale.

La tecnologia, in altre parole, non può sostituire la responsabilità delle persone né, tantomeno, quella dei manager: può amplificarne le possibilità solo se guidata da principi etici, competenze adeguate e una chiara idea di bene comune. È questa la prospettiva emersa con forza dall’incontro del Cnel e il messaggio che Prioritalia continua a promuovere attraverso il proprio impegno culturale e formativo.

renato brunetta
Da sinistra, Adele Ercolano, Renato Brunetta, Marcella Mallen, Filippo Salone.
I relatori intervenuti al confronto promosso da Prioritalia presso il Cnel sul tema della governance dell’intelligenza artificiale.
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