I tre livelli della rappresentanza

Una visione più complessiva e coordinata per il posizionamento di Manageritalia
monica nolo rappresentanza manageritalia

Nel suo intervento di sabato 13 giugno durante la 107esima Assemblea nazionale di Manageritalia Monica Nolo (foto in alto), vicepresidente di Manageritalia, ha ricostruito il senso della rappresentanza e del posizionamento della nostra Organizzazione.

«In un contesto segnato da grandi transizioni e discontinuità – ha detto – il valore dei corpi intermedi torna centrale: essi sono chiamati a interpretare la complessità, a fare da raccordo tra società, istituzioni e mondo del lavoro, e a contribuire alla coesione sociale.

Fare rappresentanza, oggi, significa quindi avere visione, strategie e proposte, entrare nel dibattito pubblico e prendere posizione».

Da qui la scelta di leggere l’azione di Manageritalia attraverso tre pilastri strettamente connessi: il livello sindacale, quello istituzionale e quello sociale.

Il piano sindacale: contratto, position paper e formazione 

Il primo livello della rappresentanza è quello sindacale, che trova il suo punto più evidente nel rinnovo del contratto collettivo nazionale, frutto di un lavoro comune e alimentato dal coinvolgimento della base associativa.

Pur essendo un atto sindacale, il rinnovo entro la scadenza è stato interpretato come un’azione dal forte valore politico e strategico: riafferma la centralità della contrattazione collettiva e della bilateralità, contrastando l’idea che altri soggetti possano sostituirsi al lavoro delle parti sociali. In questa prospettiva, il contratto non è solo uno strumento regolativo, ma un presidio contro il dumping contrattuale e la competizione al ribasso sul lavoro.

La scelta è quella di promuovere un lavoro di qualità, coerente con il valore del terziario e del terziario avanzato, settori centrali per il Pil e per la crescita del Paese. Nel rinnovo sono stati inseriti elementi di forte valore strategico, come l’invecchiamento attivo, le politiche attive, la genitorialità e il welfare contrattuale.

Quest’ultimo viene presentato come un ambito da preservare, arricchire e sviluppare ulteriormente, anche alla luce dell’arretramento del Ssn e della necessità di rispondere in modo sempre più efficace ai bisogni degli associati. L’obiettivo è estendere e integrare il welfare con altri istituti del contratto collettivo, presidiando al tempo stesso il dibattito politico sul tema.

Analoga attenzione è rivolta alle politiche attive e alla genitorialità: il progetto “Un fiocco in azienda”, nato anni fa, è stato inserito nel ccnl e viene ora rimodellato per diventare uno strumento strutturale, fruibile e strategicamente rilevante.

Accanto al contratto, il primo livello di rappresentanza comprende i position paper e la formazione sindacale. I primi servono a sistematizzare il pensiero prodotto dall’Associazione attraverso articoli, attività territoriali, eventi e confronti, rendendolo più fruibile e comunicabile all’esterno.

Il programma, avviato nel 2025, prevede la realizzazione di 15 documenti entro il 2027; i primi riguardano fisco, welfare, occupazione manageriale e pmi, temi connessi al rinnovo contrattuale e alle battaglie portate avanti anche attraverso Cida.

I prossimi paper toccheranno ambiti come diversità e inclusione, intelligenza artificiale ed Esg, raccogliendo e valorizzando il contributo dei territori.

La formazione sindacale risponde all’esigenza di rafforzare la responsabilità di chi rappresenta Manageritalia, soprattutto nei territori, e deve agire con coerenza, competenza e visione comune.

Il primo modulo, dedicato all’associazione di rappresentanza e rivolto alla classe dirigente territoriale, ha puntato sul confronto tra associazioni diverse, sulla discussione e sulla consapevolezza del ruolo.

Il piano istituzionale: il rapporto tra centro e territori  

Il secondo livello è quello istituzionale, fondato soprattutto sulle attività di lobby e advocacy svolte direttamente e anche attraverso Cida su argomenti come fisco, previdenza, cultura del lavoro ed etica, temi trasversali alla classe dirigente privata e pubblica.

È un lavoro spesso “carsico”, poco visibile all’esterno ma continuo e decisivo: costruire relazioni con ministeri, decisori pubblici, commissioni e attori delle politiche pubbliche richiede presenza costante, competenza e capacità di presidio.

Anche il livello istituzionale vive in stretto rapporto con i territori, che consentono di far conoscere Manageritalia agli amministratori locali, spesso futuri interlocutori nazionali.

Quando questi soggetti arrivano nelle istituzioni centrali, è fondamentale che conoscano già Manageritalia, il suo ruolo e il suo valore.

Il rapporto tra centro e territori deve quindi essere osmotico: l’azione nazionale rafforza quella territoriale e, allo stesso tempo, la presenza locale alimenta la credibilità dell’Associazione nei luoghi in cui si costruiscono le decisioni pubbliche.

Tra le attività citate rientrano il presidio sul fisco, le politiche occupazionali e i protocolli firmati con alcune Regioni, gli interventi su: emendamenti per l’innovation manager; welfare e fondi sanitari integrativi; previdenza integrativa; portabilità dei versamenti dai fondi contrattuali a quelli extra-contrattuali; fondi interprofessionali; giurista d’impresa; genitorialità. Si tratta di dossier complessi, che mostrano quanto l’attività istituzionale sia ampia e articolata.

Nel rapporto con Cida, Manageritalia ha lavorato per definire con chiarezza il proprio ruolo: è stata confermata la presidenza a Federmanager, con il principio di rotazione che la porterà, nel 2028, a Manageritalia.

Per quanto riguarda le Cida regionali, Manageritalia ha sostenuto la necessità di introdurre criteri più orientati alla meritocrazia nella scelta degli incarichi, superando logiche basate esclusivamente sull’anzianità.

È aumentato anche il numero dei delegati in assemblea, ma questa maggiore presenza va coordinata: la voce di Manageritalia in Cida deve essere univoca, unitaria e fondata su una visione politica comune.

Il piano sociale: Prioritalia  

Il terzo livello è quello sociale, rappresentato in particolare dal rilancio di Prioritalia, destinata a diventare una Fondazione Ets ed esclusivamente di Manageritalia, quindi un organo pienamente riconducibile all’Associazione.

In questa nuova fase, Prioritalia non si limiterà a conservare i progetti già realizzati, ma sarà chiamata a individuare un perimetro di azione più coerente con la strategia complessiva di Manageritalia.

In particolare, l’attenzione è rivolta ai progetti nati nei territori, per capire quali possano essere valorizzati e ricondotti a un disegno unitario capace di rafforzare l’immagine, la presenza e la rappresentanza dell’Associazione.

Il livello sociale completa quindi il quadro della rappresentanza: Manageritalia non è solo sindacato e interlocutore istituzionale, ma anche soggetto capace di generare valore sociale e di collegare l’azione associativa a progetti di impatto.

«La rappresentanza – ha detto Nolo al termine dell’intervento – regge solo se i tre pilastri rimangono insieme: togliere uno di essi significherebbe indebolire l’intera struttura. Per questo occorre agire sempre con una visione integrata, rimanendo consapevoli che essere sindacato, istituzione e soggetto sociale sono dimensioni complementari».

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