Quando hai iniziato a dare il tuo contributo in Manageritalia sul tema della parità, come stavano le cose e su cosa avete puntato?
Montegiove «Il primo obiettivo del Gruppo Donne Manager di Manageritalia Lombardia, nato nel 1997, fu quello di aumentare il numero delle dirigenti nel settore privato. Una nostra indagine evidenziò come il maggiore ostacolo fosse il “pericolo” della maternità, così considerato dalle aziende perché per queste ultime costituiva un onere economico, oltre che organizzativo.
La nostra proposta fu quindi quella di cambiare la legge del 1948, che considerava la maternità delle dirigenti una “malattia” a carico dell’azienda e non dell’Inps, come invece avveniva per tutte le altre dipendenti. La proposta è diventata legge nel 2006 e, da allora, si è rivelata un importante incentivo a nuove nomine».
Quarta «Mi sono avvicinata a Manageritalia circa vent’anni fa, attratta dalla concretezza e dall’approccio pionieristico del Gruppo Donne Manager.
L’iniziale focus sull’aumento della partecipazione femminile in ambito associativo si è poi esteso a temi come Produttività & Benessere, Interageing, progetti nelle scuole con il Food4Minds e il supporto alla genitorialità.
Proprio il progetto “Un fiocco in azienda”, lanciato nel 2010, è oggi diventato parte integrante del nostro contratto, a conferma di come le idee possano trasformarsi in tutele strutturali e durature».
Mezzanotte «Ho cominciato a dare il mio contributo ai temi dell’inclusione e della parità di genere nel 2022, collaborando alla formulazione del Piano dell’Uguaglianza della Città Metropolitana di Bologna: in questo contesto abbiamo sentito l’esigenza di una maggiore rappresentanza femminile nelle governance pubbliche e private.
Insieme ad altre associazioni abbiamo quindi strutturato Women on Board, un percorso di formazione per fornire alle donne gli strumenti per accedere ai consigli di amministrazione».
Cosa serve davvero per produrre un cambiamento concreto?
Montegiove «Parità di genere, opportunità di lavoro e salariali e inclusione della diversità nelle sue varie forme sono condizioni indispensabili per una società civile.
Ma occorre, innanzitutto, volere la parità. E allora dobbiamo coltivarla, educando alla parità nella scuola, nella famiglia, nel mondo del lavoro, nella società, in tutte le comunità.
Ci sono stati progressi, è indiscutibile, ma siamo ancora assolutamente lontani da una reale parità, come è reale il pericolo di fare passi indietro, specialmente di questi tempi. Le conquiste fatte vanno difese, non date per scontate».
Quarta «Serve un cambio cultura le profondo: un mondo del lavoro fondato sul merito, sugli obiettivi e su una nuova gestione dei carichi di cura, che non riguardano solo maternità e paternità.
È fondamentale riconoscere che la produttività passa dal benessere delle persone e che le politiche di parità funzionano solo se non contrappongono lavoro femminile e maschile, ma promuovono alleanze tra generi.
È inoltre fondamentale ribadire che la cosiddetta “questione femminile” è un tema di competitività nazionale: più donne al lavoro significano più crescita, più produttività e più Pil».
Mezzanotte «Inclusione vuol dire tante cose: generazioni diverse che devono imparare a collaborare secondo valori diversi; culture diverse che devono integrarsi; abilità diverse che devono essere messe in grado di dare il miglior contributo; generi diversi che devono essere trattati alla pari… tocca al manager creare le condizioni affinché l’azienda possa rappresentare un luogo di inclusione e partecipazione per tutti.
L’azienda, poi, deve collaborare continuamente con le istituzioni pubbliche e lavorare in partnership con le associazioni del territorio».
Oltre alle molte iniziative già realizzate, cosa può fare ancora Manageritalia?
Montegiove «Manageritalia è un’associazione di manager moderna che non si è limitata al suo importante ruolo sindacale, ma ha saputo trasmettere alle controparti – come ad esempio nell’ultimo rinnovo contrattuale – e alle istituzioni locali e nazionali i valori che fanno parte della sua storia e che sono da sempre i pilastri del suo “essere”.
Manageritalia dovrà continuare a essere motore di cambiamento e di sensibilizzazione anche su temi di ordine sociale, contaminando con i suoi principi la società in cui opera.
Un compito impegnativo, ma necessario. Non è forse questa la funzione e il dovere sociale della classe dirigente in un Paese che mira al progresso?».
Quarta «Manageritalia può continuare a investire in progetti concreti e misurabili che incidano sull’organizzazione del lavoro e sulla cultura manageriale, valorizzando le eccellenze, rafforzando il dialogo con le istituzioni e testimoniando, con le proprie azioni, la cultura del merito.
Restano però sfide aperte: la bassa presenza femminile nel lavoro, il congedo di paternità obbligatorio e il passaggio generazionale.
Obiettivi raggiungibili solo attraverso un’azione coordinata di aziende, manager, parti sociali e istituzioni, fondata su una visione condivisa e su politiche e investimenti concreti, per costruire un management più inclusivo e responsabile».
Mezzanotte «È sicuramente utile condividere le buone pratiche dei territori e consolidarle a livello nazionale, continuando a dialogare con i manager associati, le aziende e le istituzioni.
Il contratto di lavoro appena firmato è un esempio virtuoso di ciò che a mio parere va fatto a livello di rappresentanza: promuovere l’interageing per le generazioni senior, la genitorialità, consolidare il welfare aziendale e le politiche attive».


