Oggi incontriamo Francesco Cautillo, certified HR Director.
Partiamo dal suo mondo professionale. Come sta evolvendo il suo settore e quali sono oggi, a suo avviso, le sfide e le opportunità più rilevanti?
«Il settore HR non è più solo gestione del personale, ma progettazione strategica delle organizzazioni. Viviamo una doppia rivoluzione: tecnologica e del capitale umano. Le opportunità stanno nell’uso intelligente di dati, AI e people analytics; la sfida è saper connettere le persone: senza relazioni solide, anche la migliore tecnologia fallisce».
Ci racconta quali sono le responsabilità centrali del suo ruolo e come sono cambiate negli ultimi anni?
«Oggi svolgere il ruolo HR significa costruire ecosistemi chiari, efficienti e sostenibili. È un HR di “prossimità” che deve vivere il business per incidere nei processi aziendali. Definire ruoli, responsabilità e processi non è più un dettaglio: è strategico per incrementare produttività e benessere. La funzione HR abilita le persone a sperimentare e imparare senza paura di sbagliare: solo così si generano performance reali e sostenibili».
Quali competenze ritiene oggi imprescindibili per guidare una funzione come la sua?
«Servono visione sistemica, competenze analitiche e sensibilità relazionale. Essere capaci di “disimparare” diventa più importante che imparare: il vero ostacolo al cambiamento è culturale, non tecnologico. Stimolare la cultura dell’errore, chiaramente controllato, per determinare una spinta all’innovazione. Rispetto al passato l’obsolescenza delle competenze è più repentina. In questa prospettiva anche i piani di upskilling e reskilling devono essere più rapidi ed incisivi».
Ogni manager ha delle priorità che guidano le scelte quotidiane. Che cosa considera oggi più strategico nel suo lavoro? E quali sono per lei gli aspetti “non negoziabili”?
«Strategico è creare organizzazioni in cui le persone lavorano con chiarezza, responsabilità e fiducia. Non negoziabili: etica, trasparenza e qualità delle relazioni. Senza una mappatura consapevole delle connessioni interne, anche ingenti investimenti in tecnologia rischiano di essere sprecati».
La gestione è sempre un equilibrio. Qual è la sua bussola principale: persone, risultati, innovazione, sostenibilità… o un loro equilibrio evoluto?
«È un trade-off tra risultati concreti e benessere organizzativo. La produttività non si ottiene a scapito delle persone: cresce quando ruoli, responsabilità e comunicazione sono chiari e le persone possono sperimentare senza paura. Innovazione e performance si alimentano solo in contesti sicuri e connessi. Il benessere organizzativo non è una moda del momento: già nel 2004, a livello europeo, le parti sociali firmavano un Accordo Quadro sul benessere e sullo stress lavoro-correlato. Ci sono passaggi che, riletti oggi, fanno impressione per quanto siano attuali».
Non esiste innovazione senza leadership. In che modo i manager possono contribuire in modo concreto a ripensare o innovare i modelli di business?
«È un cambio di paradigma: abbandonare la retorica del conflitto per vivere il lavoro come collaborazione multidimensionale. La leadership è centrale. Deve creare contesti di fiducia e responsabilità. In Italia lo scarso engagement, storicamente evidenziato da Gallup, è un freno alla produttività (e la scarsa produttività influisce negativamente anche sulle retribuzioni). Ridisegnare il lavoro significa agire su comunicazione, processi e relazioni, costruendo un ecosistema in cui le persone siano motivate e produttive. Persone maggiormente integrate, eventualmente, anche nella gestione e negli utili d’impresa per aumentare il coinvolgimento e la retribuzione».
Flessibilità, nuove forme di collaborazione, nuove aspettative. Che ruolo ha la leadership manageriale nel ridisegnare l’organizzazione del lavoro?
«Più manager nelle organizzazioni. Il manager non è una figura “mitologica”: è chi semplifica processi, abilita le persone e rafforza l’organizzazione. Nelle Pmi, l’ossatura del sistema economico italiano, non sostituisce l’imprenditore ma facilita comprensione e connessioni. L’innovazione è un cambio di paradigma».
Digitalizzazione, AI, automazione: il presente è già futuro. Quali tecnologie stanno avendo maggior impatto sulla sua attività e come le sta integrando in modo efficace?
«AI, people analytics e automazione velocizzano processi e decisioni. Ma il fallimento tecnologico non dipende quasi mai dagli strumenti, ma dalla scarsa attenzione alle relazioni interne e alla cultura. Senza un approccio consapevole e pragmatica mappatura delle connessioni, anche i migliori investimenti rischiano di essere vanificati».
Innovare senza perdere la centralità delle persone. Che consiglio darebbe a un manager che vuole usare al meglio la tecnologia mantenendo al centro valore, etica e umanità?
«Gentilezza ed empatia! Non sono segnali di debolezza ma fattori abilitanti per connettere persone e processi. La tecnologia deve essere uno strumento al servizio delle persone, capace di migliorare il lavoro e supportare decisioni migliori. Innovare in modo sostenibile significa integrare dati, strumenti e relazioni mantenendo l’equilibrio tra efficienza e umanità. La tecnologia guiderà sempre più il cosa e il come, ma sul perché delle scelte le persone resteranno sempre protagoniste dei processi aziendali».
Chiudiamo con il lato personale e professionale dell’essere comunità. Che cosa significa per lei essere iscritto/a a Manageritalia? Qual è il valore che ne trae nella sua esperienza quotidiana di manager?
«Essere iscritto a Manageritalia significa, per me, far parte di un network strategico che va oltre la semplice rappresentanza: è un vero sistema integrato che unisce networking di qualità, tutela contrattuale e servizi alla persona, supportando concretamente la crescita professionale e l’evoluzione del ruolo manageriale. Il recente rinnovo del CCNL dirigenti commercio, anticipato rispetto alla scadenza e capace di rafforzare sia la componente economica sia il welfare e gli strumenti innovativi, è un esempio tangibile di un approccio responsabile e proattivo, che genera valore reale per gli associati. Anche sul territorio questo si traduce in iniziative concrete. La Puglia, ad esempio, è un laboratorio particolarmente dinamico: eventi recenti come il forum sul turismo e il confronto su ESG e territori hanno favorito una partecipazione attiva e creato connessioni significative tra dirigenti, professionisti, istituzioni e associazioni di categoria».