Scrivere digitale: come essere efficaci?

Oggi scriviamo soprattutto per farci leggere sullo schermo di un device. Trasmettere un messaggio chiaro è la sfida numero uno

Oggi scriviamo molto più che in passato, forse troppo, e leggiamo poco, distrattamente.

È importante avere un metodo che garantisca di non essere ignorati e di non vanificare il tempo speso a pensare al messaggio e al metterlo nero su bianco.

Scriviamo soprattutto dallo schermo di un laptop, di un cellulare o di un tablet. Non si può dire che sia carta straccia, ma parole al vento sì.

Lo schermo ostacola l’attività cognitiva e la concentrazione. Fai una prova: correggi un tuo scritto a video e poi su carta. Vedrai che su carta troverai molti più refusi.

Tutto questo fiume di parole fa una brutta fine. Pensa alle email che ricevi e chiediti quante ne leggi con vera attenzione, dalla prima all’ultima riga… Se sei onesto con te stesso, la risposta non può che essere poche!

Molte le inizi e non le finisci, altre le scorri solo con gli occhi. Dovete sapere che gli altri riservano lo stesso trattamento ai vostri contenuti.

Siamo prevalentemente degli skim reader, come dicono gli inglesi, ossia scrematori. Potremmo anche ricorrere a un’altra immagine, il surfing, cioè l’ondeggiare tra le pagine di un testo rimanendo in superficie. Scorrere con gli occhi alla ricerca dell’essenziale.

Un sistema ineccepibile di autodifesa per contrastare l’inondazione di comunicazioni. Maryanne Wolf, famosa neuroscienziata cognitivista, nel suo libro Lettore vieni a casa, parla di attenzione parziale costante, che caratterizza la lettura di oggi non solo digitale, ma purtroppo anche su carta.

La studiosa americana descrive specificatamente tre modalità:
1. skimming: lettura superficiale;
2. skipping: saltare parti di testo;
3. browsing: scorrimento veloce.

A farne le spese la nostra capacità di sviluppare un pensiero critico e di sviluppare empatia. Lo sanno bene i giornalisti: catturano il lettore con il titolo, ma se nel primo paragrafo non lo conquistano, lo perdono.

La soglia della pazienza cognitiva dei lettori si è molto abbassata. Il punto allora è: perché scrivere se poi non ci leggono?

L’HR manager di un’importante multinazionale scrisse un documento di riorganizzazione destinato a migliaia di dipendenti.

Considerato il tempo di lettura pari a un’ora, e il costo medio orario delle retribuzioni, quell’allegato costò all’azienda più di un milione di dollari.

Il punto centrale oggi è la leggibilità. I contenuti che scriviamo devono essere digeribili per lettori disattenti, carichi, superficiali e ubiqui. Sì, perché in piena ottica multitasking, leggiamo ovunque, sia come device, sia come luogo fisico. Al tempo della carta capitava forse di trovare persone intente a leggere mentre camminavano per strada, sedevano in auto o al cinema? Difficile.

Lettore e modo di leggere contemporanei necessitano di un modo di scrivere completamente diverso.

Quando scriviamo abbiamo tre obiettivi, ossia che i lettori:
– ci leggano– ci capiscano– si attivino per fare qualcosa che rientri negli obiettivi che ci siamo dati.

Ogni volta che mettiamo mano alla penna, ops, alla tastiera, dobbiamo in tutta velocità comporre dei messaggi che catturino l’attenzione dei lettori, vengano letti con cura e capiti senza equivoci e poi trovino un seguito nel comportamento dei destinatari.

Se non raggiungiamo questi obiettivi i costi generati da una scrittura inefficace sono altissimi. Ma soprattutto torna la domanda iniziale: perché scrivere?

Facebook
LinkedIn
WhatsApp

Potrebbero interessarti anche questi articoli

Cerca