Quando l’inclusione diventa strategia

L'editoriale del presidente di Manageritalia Marco Ballarè sul numero di marzo 2026 di Dirigente, la rivista di Manageritalia. C’è una parola che oggi attraversa il dibattito economico internazionale con una forza nuova: inclusione. Non come slogan, ma come leva concreta di competitività.
editoriale marco ballarè presidente manageritalia

C’è una parola che oggi attraversa il dibattito economico internazionale con una forza nuova: inclusione.
Non come slogan, ma come leva concreta di competitività.

In un Paese segnato dall’invecchiamento della popolazione, da un tasso di inattività giovanile ancora troppo elevato e da una partecipazione femminile al lavoro distante dagli standard europei più avanzati, l’inclusione non è solo una scelta valoriale. È una necessità economica. Le imprese che cresceranno saranno quelle capaci di attrarre, trattenere e valorizzare talenti diversi, costruendo ambienti nei quali ciascuno possa esprimere pienamente il proprio potenziale.

La “diversità” – di genere, generazione, esperienza, formazione – non è un tema reputazionale: è il carburante
dell’innovazione. Un’organizzazione inclusiva è più resiliente, più capace di leggere il cambiamento, più pronta ad affrontare mercati complessi.

Per questo, come Manageritalia, abbiamo voluto tradurre questa visione in scelte contrattuali precise nel rinnovo 2026-2028. Non ci siamo limitati agli aspetti economici, ma abbiamo agito sulle leve strutturali del sistema: parità di genere, sostegno alla genitorialità, politiche di age management, rafforzamento del welfare e delle tutele.
Sostenere la genitorialità significa intervenire su uno dei principali ostacoli alle carriere, in particolare femminili. Valorizzare l’age management significa riconoscere il ruolo dell’esperienza in una fase di profonda transizione demografica. Inclusione significa anche equità nelle opportunità, trasparenza nei percorsi, merito sostenuto da condizioni reali di accesso.

Non è un caso che il dibattito attuale sulla parità retributiva e sulla trasparenza salariale, anche alla luce dell’indirizzo europeo, riporti al centro il tema dell’equità. Il merito, per essere credibile, ha bisogno di regole chiare.
Il contratto ci consegna strumenti più moderni e coerenti con le trasformazioni in atto. Ma gli strumenti, da soli, non bastano. È la cultura manageriale a fare la differenza. Essere dirigenti oggi significa guidare questa trasformazione, rendendo l’equità una pratica quotidiana e non un principio astratto.

Anche i risultati dei nostri fondi di sistema, che hanno registrato quest’anno performance significative, confermano la solidità di un modello costruito nel tempo con lungimiranza. È la dimostrazione che una visione collettiva, quando è ben governata, produce valore concreto per le persone.

Inclusione, welfare, previdenza e politiche attive non sono capitoli separati, ma parti di una stessa strategia che tiene insieme competitività e coesione, crescita e responsabilità.
Se vogliamo un sistema produttivo più forte, dobbiamo renderlo più aperto.
Se vogliamo imprese più dinamiche, dobbiamo renderle più inclusive.
È questa la sfida del management contemporaneo. Ed è una sfida che abbiamo scelto di assumere con convinzione.

Viva Manageritalia!

Editoriale del presidente di Manageritalia Marco Ballarè pubblicato sul numero di marzo di Dirigente, la rivista di Manageritalia. Clicca qui per sfogliare il numero.

Facebook
LinkedIn
WhatsApp

Potrebbero interessarti anche questi articoli

Cerca