Manager all’estero: solo il 22,8% vuole rientrare

Per l’80% dei manager expat lavorare all’estero premia il merito mentre tre su cinque ritengono di poter cogliere maggiori e interessanti opportunità di crescita professionale.
manager italiani all'estero

I manager italiani “emigrati” all’estero soddisfatti e motivati. È questa la fotografia che emerge dall’indagine condotta a fine 2023 da AstraRicerche per Manageritalia e Kilpatrick Group, società di Executive Search nata in Italia che oggi conta 6 hubs multilingue nel mondo, su un campione di 514 manager che vivono e lavorano all’estero.

La ricerca è una riedizione aggiornata di una precedente indagine condotta nel 2013.

A distanza di dieci anni, dunque, i dati confermano, quasi all’unanimità, la soddisfazione di molti manager che hanno scelto di condurre la propria esperienza professionale fuori dal nostro Paese: il 96,7% si ritiene abbastanza soddisfatto (pari al dato registrato nel 2013: 96,6%) e, nello specifico, il 70,6% è molto soddisfatto. La “bontà” della scelta, per molti si concretizza soprattutto per la qualità della vita (94,2%), per le opportunità culturali (80,4%), un po’ meno per le relazioni personali extralavorative (67,5%). La scelta di lavorare all’estero, nella maggior parte dei casi (94%) è voluta e i motivi che l’hanno indotta è la ricerca di opportunità più interessanti e stimolanti sul piano professionale (60,1%).

Secondo il campione, per intraprendere una carriera all’estero è necessario puntare in primis sull’apertura al cambiamento (62,1%), sullo spirito di adattamento (61,3%), sulla multiculturalità (56,6%, in prevalenza donne).

La ricerca mette inoltre in evidenza i punti di forza dei manager italiani all’estero: passione e impegno nel lavoro (49%), creatività (48,6%), resilienza e capacità di affrontare le difficoltà (46,1%). Nota dolente è la scarsa conoscenza delle lingue (59,9%) e l’incapacità di staccarsi e differenziarsi dai modelli culturali e professionali italiani (41,6%).

La vita professionale all’estero, in generale, viene valutata positivamente in confronto al contesto italiano, soprattutto per il valore attribuito alla meritocrazia (82,9%). Su questo tema, l’incidenza delle esperienze da parte delle donne manager è molto significativa. La loro condizione lavorativa, infatti, è di gran lunga migliore rispetto alle realtà aziendali italiane. All’estero le donne hanno più possibilità di fare carriera perché vige il merito (74,7%), non subiscono alcun tipo di discriminazione (73,5%), usufruiscono di maggiori servizi per la famiglia e hanno la possibilità di conciliare serenamente i ritmi casa-lavoro (68,1%).  Dal confronto con l’ambiente lavorativo estero, emerge che in Italia ci vorrebbe maggiore attenzione al benessere delle persone sul luogo di lavoro (80,9%) e la necessità di investire energie e risorse sulla sostenibilità sociale prima di tutto (91,1%).

Tornerebbero in Italia i manager che lavorano all’estero? L’ipotesi è presa in seria considerazione da due intervistati su tre, ma è solo il 22,8% ad esserne certo e il dato è dimezzato rispetto alle risposte rilasciate 10 anni fa (43,6%).  Il 33,7% non tornerà: si tratta di over 55enni, all’estero da oltre dieci anni.  Chi ci pensa è motivato soprattutto dal riavvicinamento alla famiglia (66,9%) e dalla qualità della vita e delle relazioni (46,9%); solo il 28,7% lo farebbe per migliori opportunità professionali.

In ogni caso, buona parte del campione condivide in modo abbastanza unanime che l’esperienza professionale all’estero può contribuire in modo significativo all’internazionalizzazione delle aziende e dell’economia italiana. In più, con il rientro in Italia dei manager i vantaggi per il nostro Paese sarebbe tanti: per il 70,4% si arricchirebbe il contesto aziendale ed economico e per il 61,1% si contribuirebbe in modo netto a portare le aziende italiane ad essere vincenti sui mercati esteri, allineando così il nostro Paese ai modelli più avanzati.

Per Mario Mantovani, Presidente di Manageritalia: “Le affermazioni dei manager intervistati circa la minor attenzione in Italia a merito e sostenibilità, soprattutto sociale, sono un ben noto campanello d’allarme per un mondo del lavoro italiano che, salvo alcune isole felici di aziende managerializzate e presenti sui mercati internazionali, ha forte bisogno di recuperare questo gap. Una necessità ineludibile per recuperare competitività e intraprendere uno sviluppo inclusivo, solido e duraturo aumentando il numero di aziende che competono sulla qualità e l’innovazione e non solo sui bassi costi”.

Cristina Spagna, managing director Kilpatrick Group, conclude: “La modifica della legge sul rimpatrio dei cervelli sta limitando il rientro in Italia di manager oggi all’estero e questo è un peccato e un danno per la nostra economia così bisognose di figure manageriali qualificate difficili da reperire e determinanti per la nostra competitività”.

Proprio per l’aumento dei manager che vanno da expat all’estero, nel 2018 Manageritalia Lombardia ha lanciato World Wide Manager, un servizio che copre l’ambito professionale e soprattutto quello personale del manager e della sua famiglia, per facilitare e rendere più sicura questa delicata fase della propria vita.

VED QUI la sintesi dell’indagine L’Italia vista dai manager expat non è così un bel Paese.

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