Management consulting: competenze per crescere

Innovazione, efficienza e internazionalizzazione: il ruolo chiave delle società di consulenza per il tessuto produttivo ed economico italiano. Ne parliamo con Luigi Riva, presidente Strategic Management Partners e di Assoconsult, punto di riferimento per istituzioni, imprese e stakeholder

La sua storia professionale l’ha portata in pochi anni a sviluppare la principale società di consulenza alle imprese italiana: quali sono stati i passaggi chiave e i fattori di successo di questo percorso?

«Ho fondato Strategic Management Partners 25 anni fa insieme ad altri due soci – Paraboni e Abaterusso – e oggi è diventata una delle principali società italiane di consulenza, puntando su due elementi: una visione chiara e la capacità di attrarre talenti eccellenti. Abbiamo scommesso fin dall’inizio su un modello di consulenza che unisse visione strategica e capacità di execution, perché le imprese non hanno bisogno solo di idee, ma di risultati concreti. La crescita è stata sostenuta da investimenti continui in competenze, metodologie e tecnologie, nonché da una cultura interna orientata alla responsabilità e alla meritocrazia».

Oggi si sente più imprenditore o più manager? E quanto conta questa doppia identità nel guidare un’organizzazione di consulenza?

«Mi sento entrambe le cose. L’imprenditore dà la direzione, immagina il futuro e si assume il rischio; il manager costruisce l’organizzazione, crea processi e garantisce continuità.

Nella consulenza questa doppia identità è un valore: serve visione per anticipare i bisogni dei clienti e serve disciplina per trasformare quella visione in un servizio di qualità, scalabile e replicabile.

Ancora oggi sono orgoglioso di affermare che seguo direttamente una serie di progetti che mi consentono di rimanere informato direttamente sulle aspettative e sulle esigenze dei clienti».

Lei è anche presidente di Assoconsult. Che cos’è Assoconsult e quale ruolo svolge oggi nel panorama della consulenza italiana? 

«Assoconsult è l’associazione di Confindustria che rappresenta le società di consulenza di management presenti in Italia: sia le grandissime società di consulenza internazionali, sia le grandi società di consulenza italiane, ma anche le pmi della consulenza.

Questa pluralità di soggetti con esperienze e sensibilità diverse permette di riunire le competenze per promuovere la qualità della consulenza, tutelare la professione e contribuire allo sviluppo del Paese.

Oggi Assoconsult è il punto di riferimento per istituzioni, imprese e stakeholder che cercano un interlocutore autorevole sui temi dell’innovazione, della trasformazione organizzativa e della competitività».

In che modo Assoconsult sta lavorando per far crescere le imprese e diffondere una maggiore cultura manageriale nel tessuto produttivo del Paese?

«Come già accennato, in Assoconsult sono presenti numerose competenze che consentono di agire su più fronti. Il primo è la diffusione della cultura manageriale, attraverso studi, ricerche e iniziative pubbliche.

A questo proposito, ricordo ad esempio la ricerca sull’innovazione, dove nell’ultima release abbiamo dimostrato lo stretto rapporto che esiste tra innova zione ed export per il made in Italy.

In seguito, c’è la qualificazione dell’offerta di consulenza, un ambito su cui stiamo lavorando per individuare e promuovere nuove modalità di ingaggio delle società di consulenza basate sul valore creato.

Infine, sottolineo il dialogo con le istituzioni, per valorizzare il ruolo della consulenza nei pro cessi di modernizzazione del Paese.

L’obiettivo è aiutare le imprese – soprattutto le pmi – a dotarsi degli strumenti necessari per competere in un contesto sempre più complesso».

In che modo la consulenza alle imprese può contribuire alla crescita del sistema Italia nel suo complesso? E in quali ambiti può incidere maggiormente?

«Il management consulting può e deve dare un contributo rispetto alla strategia industriale del Paese suggerendo le industry su cui puntare per giocare un ruolo negli scenari macroeconomici globali. Inoltre, può incidere in modo decisivo su tre dimensioni.

La prima è l’innovazione, aiutando le imprese a introdurre nuove tecnologie e nuovi modelli di business. A seguire, la produttività ed efficienza, attraverso il ridisegno dei processi mediante la digitalizzazione e l’adozione di modelli organizzativi più efficienti.

La terza è l’internazionalizzazione, supportando le aziende nell’apertura verso nuovi mercati. In un Paese caratterizzato da un tessuto produttivo frammentato, la consulenza è un acceleratore di modernizzazione».

La nostra economia soffre da anni limiti strutturali come bassa innovazione, scarsa produttività e ridotte dimensioni medie delle aziende: come può la consulenza contribuire a superarli?

«La consulenza può aiutare le imprese a fare un salto di qualità su innovazione, produttività e crescita dimensionale.

Lo fa portando competenze specialistiche che spesso mancano internamente, introducendo metodologie avanzate e accompagnando l’imprenditore nell’analisi di scenari articolati e complessi.

Il vero valore aggiunto è la capacità di trasformare problemi complessi in piani operativi concreti».

Quali sono le innovazioni che oggi vedete ancora poco diffuse nelle aziende italiane e in che modo la consulenza può accelerarne l’adozione?

«Vediamo ancora una diffusione limitata di tecnologie come l’intelligenza artificiale, la data governance evoluta, l’automazione dei processi e i modelli di gestione basati su Kpi strutturati.

La consulenza accelera l’adozione di queste innovazioni aiutando le imprese a comprenderne il valore, a selezionare le soluzioni più adatte e a implementarle in modo efficace».

Molte imprese devono affrontare profonde trasformazioni nei passaggi generazionali, nei modelli di business e nelle strutture organizzative: come può intervenire la consulenza per accompagnare e rendere più efficaci questi percorsi?

«Nei passaggi generazionali e nelle trasformazioni profonde la consulenza svolge un ruolo di facilitatore e di architetto del cambiamento. Aiuta a definire una governance equilibrata, a chiarire ruoli e responsabilità, a ripensare il modello di business e a costruire strutture organizzative coerenti con le nuove sfide. Il valore sta nella capacità di portare metodo, neutralità e visione».

Quanto è importante introdurre una cultura manageriale solida nelle imprese italiane e quali strumenti mette a disposizione la consulenza per diffonderla anche nelle realtà di dimensioni minori?

«Introdurre una cultura manageriale solida è fondamentale per la competitività del Paese. La consulenza mette a disposizione strumenti come piani industriali, sistemi di controllo di gestione, modelli organizzativi evoluti, processi HR strutturati e percorsi di formazione manageriale.

Anche le realtà più piccole possono beneficiarne, adattando gli strumenti alle loro dimensioni.

In particolare, per le pmi si parte normalmente con un progetto tradizionale di consulenza con un obiettivo ben definito e circoscritto a cui segue un’attività di temporary o fractional management, prodroma all’ingresso di manager in pianta stabile, cosa che non può mancare da certe dimensioni in su».

Le pmi rappresentano il cuore del nostro tessuto produttivo: quali sono le principali esigenze e criticità su cui la consulenza può davvero fare la differenza?

«Dopo anni di presenza sul mercato mi sembra di poter indicare tre principali esigenze delle pmi in cui il management consulting può dare un contributo: chiarezza strategica, per capire dove andare; organizzazione, per crescere senza perdere controllo; supporto nell’innovazione, per restare competitive.

La consulenza può fare la differenza portando metodo, competenze e una visione esterna che spesso manca».

Quali modelli di intervento risultano più efficaci per accompagnare una pmi da una gestione puramente imprenditoriale a un assetto più evoluto e manageriale?

«I modelli più efficaci sono quelli che combinano diagnosi strategica, piani operativi concreti e accompagnamento nella fase di execution.

Non basta dire cosa fare: bisogna farlo insieme all’imprenditore, costruendo strumenti semplici ma solidi, e trasferendo competenze che restano in azienda».

Quale ruolo hanno i manager e una vera gestione manageriale nella crescita strutturale dell’economia italiana?

«Una gestione manageriale solida è un fattore determinante per la crescita strutturale del Paese. I manager portano metodo, visione, capacità di execution e una cultura della responsabilità che permette alle imprese di crescere in modo sostenibile. Dove c’è managerialità, c’è sviluppo».

Se dovesse indicare una priorità strategica per rendere la consulenza un fattore ancora più determinante per la crescita del Paese nei prossimi anni, quale sarebbe?

«Visto il tessuto imprenditoriale italiano, caratterizzato da una presenza molto rilevante di piccole e medie imprese, la priorità è proprio quella di portare la consulenza sempre più vicino alle pmi, rendendola accessibile, pragmatica e orientata ai risultati.

Se riusciamo a diffondere competenze manageriali e capacità di innovazione anche nelle imprese più piccole, il contributo della consulenza alla crescita del Paese sarà enorme».

Luigi Riva
Luigi Riva, presidente Strategic Management Partners e di Assoconsult.
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