Lavorare troppo nuoce alla salute e… alla carriera!

Un nuovo studio mostra come per ottenere una promozione o un aumento di stipendio moltiplicare all'eccesso le ore lavorative non sia la migliore strategia

Il lavoro paga, o almeno questo è quello che hanno sempre insegnato. Ma ne siamo proprio sicuri? Sembra infatti che le cose non stiano proprio così…

Lo studio “Implications of work effort and discretion for employee well-being and carreer-related outcomes: an integrative assessment” che sarà pubblicato nella Industrial and Labor Relations Review (ILR Review) sfocia sulle seguenti conclusioni: non solo lavorare troppo ci fa male ma sembra che non giovi nemmeno alla nostra carriera professionale.

I ricercatori Argyro Avgoustaki dell’ESCP Europe e Hans Frankort della CASS Business School di Londra, hanno condotto lo studio su un campione di 51.895 dipendenti europei di 36 paesi diversi.

Hanno misurato le relazioni esistenti fra lavoro, stress, riconoscenza e soddisfazione professionali, prospettive di carriera e sicurezza lavorativa, mettendo a confronto persone con impieghi e livelli di educazione simili. E sono giunti a un risultato sorprendente:

Il gioco non vale la candela

  • Uno sforzo maggiore, che si tratti di ore di straordinari o dell’intensità lavorativa, non conduce a nessun esito positivo per i dipendenti.
  • Coloro che lavorano costantemente sotto pressione (ritmi serrati, scadenze ravvicinate) o che lavorano troppo riferiscono un benessere diminuito.
  • Uno sforzo maggiore è anche associato a prospettive di carriera inferiori.

Secondo Hans Frankort, co-autore dello studio: “I benefici in termini di carriera di uno sforzo lavorativo eccessivo – come moltiplicare gli straordinari o lavorare più duramente del solito – potrebbero non realizzarsi mai. Mettere a repentaglio la propria salute nella speranza di migliorare la propria carriera potrebbe rivelarsi un errore”.

I ricercatori suggeriscono vari comportamenti da adottare per alleggerire la pressione lavorativa come avere più libertà e autonomia nello scegliere come e quando assolvere i propri compiti, ovvero più discrezionalità.

Secondo gli esperti: “Più un dipendente gode di questo tipo di libertà, meglio lavora e, di conseguenza, è più produttivo. I dirigenti dovrebbero offrire ai propri dipendenti questo genere di libertà”.

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