Il potere della mente: il vademecum di Daniel Goleman

Mindsight e intelligenza emotiva nella leadership: 4 regole. Il presente testo è tratto dallo speech del noto psicologo statunitense nel corso dell'edizione 2018 del World Business Forum

Accanto alle competenze tecniche, le cosiddette hard skill, le soft skill e l’intelligenza emotiva stanno diventando sempre più importanti nel contesto lavorativo. L’intelligenza emotiva in particolare rappresenta oggi una caratteristica chiave per chi svolge il ruolo di leader all’interno di un’organizzazione.

Per capire meglio di cosa si tratta è utile considerare prima di tutto le due aree del cervello che hanno a che fare direttamente con l’intelligenza emotiva: la corteccia prefrontale e l’amigdala. La prima componente è quella che ci guida nel prendere le decisioni razionali. L’amigdala invece può essere definita come il centro emotivo, cioè la parte del nostro cervello che ci dà segnali rispetto alle diverse sensazioni, come timore e paura in particolare. Questa funge da sistema di allarme del nostro cervello in situazioni di pericolo e talvolta interviene paralizzandolo, facendoci addirittura perdere il contatto con la realtà. Tali situazioni sono definite come dirottamenti dell’amigdala in quanto ci portano ad agire senza aver prima riflettuto adeguatamente sulle conseguenze che la nostra azione potrebbe avere.

L’intelligenza emotiva è ciò che permette di mantenere in comunicazione queste due parti del cervello, evitando che l’amigdala prenda il sopravvento, permettendoci di valutare meglio la situazione prima di intervenire. Questa situazione, in cui c’è armonia tra la corteccia prefrontale e l’amigdala, si chiama efficienza ottimale cognitiva e mantiene in attività la parte del cervello che gestisce gli aspetti più strettamente legati al lavoro. In tal modo siamo protetti dai continui dirottamenti dell’amigdala e riusciamo a essere più performanti.

Dopo questa prima introduzione all’intelligenza emotiva, vediamo ora quali sono i quattro pilastri.

1 AUTOCONSAPEVOLEZZA 

Rappresenta il pilastro più importante. Autoconsapevolezza significa infatti conoscere i propri sentimenti, dare un nome alle proprie emozioni e soprattutto sapere perché si provano. Allo stesso tempo significa sapere quali siano i propri valori e difenderli nel momento in cui vengano messi in dubbio.

2
SELF MANAGEMENT (EQUILIBRIO EMOTIVO) 

È la caratteristica necessaria per riuscire a gestire lo stress e quindi i dirottamenti dell’amigdala. Rappresenta una caratteristica imprescindibile per un leader. Infatti, in situazioni di crisi, il leader deve mantenere calma e lucidità, essere resiliente dal punto di vista emotivo, in modo che i dipendenti, che in queste situazioni guardano proprio al leader, non perdano il controllo delle loro attività facendosi prendere dalle preoccupazioni. Importante è avere anche una buona capacità in termini di adattabilità e una visione positiva nei momenti di difficoltà.

3 CONSAPEVOLEZZA SOCIALE 

Il nostro cervello ha una componente sociale che ci permette di interagire e influenzare le altre persone grazie ai cosiddetti neuroni a specchio. È quindi nella natura umana lasciarsi influenzare da chi ha potere. A questo proposito si parla dell’effetto a cascata: la modalità in cui il leader si pone nei confronti del lavoro e dei propri dipendenti determina e influenza l’umore e la performance del team. Il cervello sociale quindi è uno strumento di leadership molto importante e per questa ragione l’empatia e la sincronizzazione, la reazione fisica a un’altra persona, diventano fondamentali nel relazionarsi con i propri dipendenti.

Possiamo riconoscere in particolare tre diversi tipi di empatia: cognitiva, quando si capisce lo stato d’animo di una persona; emotiva, quando si condivide lo stato d’animo di un’altra persona, ed empatica, quando si capisce lo stato d’animo di una persona e ci si preoccupa per lei. In quest’ultimo caso il circuito che si attiva è quello dell’amore, lo stesso che si attiva nel caso del rapporto genitore-figlio.

4 GESTIONE DELLE RELAZIONI 

Rappresenta la capacità di collaborare con le altre persone, influenzarle e uscire da eventuali situazioni di conflitto-criticità.

I leader che hanno influenza positiva e negativa

Da questi quattro pilastri si vede come il comportamento del leader sia in grado di influenzare in maniera sostanziale il clima che si viene a creare all’interno del luogo di lavoro e quindi incide sulla performance. A questo proposito possiamo riconoscere diversi stili di leadership, sia positivi che negativi. Quelli positivi sono i leader visionari, che forniscono una strategia e una visione di lungo termine; coaching, in grado di stabilire una conversazione uno-uno con i dipendenti e creano in questo modo lealtà e fidelizzazione, aumentando la performance; affiliativi, che creano armonia nel luogo di lavoro a partire dall’idea che il tempo speso insieme ha un valore e aumenta il capitale sociale; democratici, che creano consenso attraverso la collaborazione tra le diverse parti.

Al contrario, i leader che hanno un’influenza negativa sono quelli battistrada, che realizzano un’ottima performance individuale ma si focalizzano sempre su quello che è andato male, dando un feedback costantemente negativo; autoritari, che impongono le loro decisioni sul gruppo.

Al di là dello stile di leadership, l’intelligenza emotiva può essere esercitata e migliorata seguendo alcune semplici regole. Prima di tutto serve essere motivati e supportati. Non bisogna pensare di portare avanti questo processo da soli, è necessario infatti avere una figura di coaching di riferimento in modo da avere il sostegno e il supporto necessario. A questo si aggiunge poi il processo di assessment che può aiutare a capire quali siano i punti di forza e di debolezza su cui vale la pena lavorare. Alla valutazione si lega poi l’elaborazione di un piano di apprendimento specifico mirato allo sviluppo di alcune competenze. Ovviamente il tutto deve essere correlato dalla pratica che deve spingere a cogliere qualsiasi opportunità sia utile per migliorarsi e per guidare al meglio le altre persone.

Daniel Goleman, psicologo e autorità mondiale in materia di intelligenza emotiva, ha partecipato come relatore al World Business Forum Milano 2018 organizzato annualmente da WOBI tra America, Europa e Oceania. Evento di due giornate che riunisce migliaia di menti instancabili accumunate dalla passione per il business.

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