Giovani e ristorazione: un matrimonio da rifare

I giovani? Secondo Raffaele Alajmo, Ceo e maître des lieux del Gruppo Alajmo, ci sono, ma vogliono rispetto e prospettive: il mondo della ristorazione deve mettersi in discussione e rinnovarsi, puntando sulla formazione.

L’intervista è parte del progetto di Manageritalia Veneto Turismo: giovani, imprese, lavoro – Il Veneto verso Milano-Cortina 2026, che riflette e vuole incidere sul futuro dei turismi in Veneto coinvolgendo tutti gli stakeholder del territorio, privati e pubblici.

Parliamo delle risorse umane nel settore della ristorazione nel Veneto. In base alla sua esperienza, quali sono i motivi principali delle difficoltà a trovare personale?

Sicuramente la pandemia ha peggiorato una situazione già in corso: i dipendenti della ristorazione si sono trovati senza lavoro e con aiuti governativi ridicoli che hanno messo in difficoltà molte famiglie. Sempre grazie alla pandemia è emersa anche la voglia di una vita più tranquilla e che consenta più tempo libero e la ristorazione difficilmente lo consente.

Ritiene che ci sia una disaffezione dei giovani verso l’occupazione nella ristorazione e in generale nel turismo?

I giovani oggi vogliono prospettive e vogliono rispetto. Il settore della ristorazione è obsoleto e basato su vecchie consuetudini che sono esattamente il contrario di quello che un giovane cerca. Il mondo della ristorazione deve rimettersi in discussione e rinnovarsi.

Avete difficoltà a trattenere in azienda il personale dipendente? Vale per tutte le età dei dipendenti o in particolare per i giovani? Se sì, ci può indicare le cause più importanti?

Siamo un’azienda che offre molte opportunità di crescita personale e di carriera: la principale perdita/uscita di talenti è dovuta al tentativo di altre realtà che provano a portarci via professionalità. Spesso, inoltre, chi lascia il Gruppo Alajmo chiede di rientrare dopo le delusioni subite altrove.

In questo contesto, quali competenze servono oggi per lavorare nella ristorazione e quali sono particolarmente scarse sul mercato del lavoro per il suo settore?

Oggi è necessaria una cultura di base, la conoscenza dell’italiano e di almeno una lingua straniera. Le sembrerà strana la mia risposta, ma mi creda: il mondo della ristorazione è pieno di persone estremamente in gamba che però non sanno scrivere una mail in italiano senza fare errori. Chi intraprendeva la scuola alberghiera 20 anni fa, molte volte lo faceva perché era certo di trovare un lavoro e perché era una scuola che non richiedeva molto impegno nello studio. Oggi non è più così: la gestione di una cucina, la gestione di una sala, le relazioni con un cliente sono impegnative e richiedono persone con una formazione più alta.

In base alla sua esperienza, i giovani che escono da scuole e da corsi specifici nell’ambito della ristorazione sono più disponibili ed interessati ad inserirsi nelle vostre aziende rispetto agli altri? E come considera le loro competenze all’inizio dei loro percorsi lavorativi?

Sicuramente chi inizia un percorso formativo professionale alberghiero è più predisposto ad essere inserito nel “nostro” mondo lavorativo, ma la cosa più importante è la formazione continua e costante, che deve essere fatta e portata avanti durante tutta la propria vita lavorativa. La curiosità e la voglia di imparare devono rimanere sempre attive.

Che politiche ha portato avanti lei nella sua azienda verso le risorse umane, ad esempio in tema di recruitment e di attrattività, considerando che le persone sono fondamentali per la qualità del servizio?

Da alcuni anni abbiamo fondato la Alajmo Academy, che eroga corsi continui, alcuni obbligatori altri su richiesta, sui temi più disparati: management, cura della persona, lingue, affilatura dei coltelli, tecniche di cottura, approfondimenti su ingredienti… Ad Alajmo Academy posso accedere tutti i dipendenti: chi ha ambizioni, quindi, può contare su una formazione che lo aiuta a crescere e a poter fare carriera nel gruppo. Questo è molto attrattivo.

Un altro punto importante è che abbiamo firmato il contratto integrativo di secondo livello che ci permette di attuare un sistema premiante su tutta l’azienda a tutti i livelli e che quindi coinvolge tutti nel raggiungimento di risultati che consentono l’erogazione di un premio. È un sistema che premia il lavoro di squadra: tutti lavoriamo per il meglio e tutti ne potranno beneficiare.

Si tratta di politiche che tutte le imprese della ristorazione sono essere in grado di perseguire o sono influenzate dalle formule imprenditoriali ed organizzative, dalle dimensioni, dalla diversa collocazione delle aziende della ristorazione nei vari contesti turistici?

La formazione fatta come la facciamo noi è chiaramente influenzata dalla dimensione ma, quando la nostra azienda aveva un solo ristorante, mio padre, attraverso l’associazione di categoria, ci iscriveva sempre a corsi di formazione: mi trovavo con molti colleghi che nella maggior parte dei casi, sono quelli che hanno avuto i migliori risultati nella loro professione.

Raffaele Alajmo, Ceo e maître des lieux del Gruppo Alajmo

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