Manageritalia ha appena completato il rinnovo di tutti i contratti dei dirigenti, spesso con largo anticipo rispetto alle scadenze. Quanto è importante questo risultato e quali benefici concreti porta a dirigenti e imprese?
«È un risultato molto importante perché conferma una cosa non scontata: la contrattazione collettiva, quando è esercitata con responsabilità, può ancora essere uno strumento moderno, efficace e capace di dare risposte concrete.
Aver rinnovato i principali contratti dei dirigenti, in alcuni casi anche in anticipo rispetto alle scadenze, significa prima di tutto dare certezza. Certezza ai dirigenti, che vedono tutelato il proprio potere d’acquisto e rafforzato il sistema di welfare, previdenza e tutele; ma anche certezza alle imprese, che possono programmare i costi del lavoro e le proprie politiche organizzative senza dover rincorrere soluzioni tampone o interventi emergenziali.
In una fase economica ancora complessa, caratterizzata da inflazione, trasformazioni profonde e forte competizione sui talenti manageriali, la stabilità delle regole è un valore in sé. Ma non si tratta solo di stabilità: questi rinnovi hanno dimostrato che il contratto collettivo può evolvere, introdurre innovazione sociale e accompagnare imprese e dirigenti dentro i cambiamenti del lavoro».
Molte delle misure previste dai rinnovi sono già operative: dagli aumenti retributivi al credito welfare. Quali riscontri state raccogliendo da dirigenti e aziende nei primi mesi di applicazione?
«I primi riscontri nei numerosi incontri sui territori e nelle aziende sono molto positivi, soprattutto perché le misure introdotte sono immediatamente percepibili e rispondono a bisogni reali.
Sul piano economico, gli aumenti retributivi rappresentano un segnale concreto di attenzione al potere d’acquisto dei dirigenti.
Nel contratto del terziario, distribuzione e servizi è stato previsto un incremento complessivo a regime di 800 euro lordi mensili; in tutti gli altri contratti firmati con Confetra, Federalberghi, Federagenti, Assologistica e per ultimo nel contratto dell’industria alberghiera aderente ad AICA, l’incremento è stato pari o di poco inferiore, con compensazioni diverse utilizzando anche l’indennità di vitto e alloggio, particolarmente significativa per esempio nel settore turistico.
Il punto qualificante, tuttavia, non è solo la parte salariale. C’è infatti un investimento forte sul welfare contrattuale, attraverso la piattaforma CFMT: 1.500 euro annui per il triennio 2026-2028 nel terziario e un credito complessivo nel triennio minimo di 5.600 euro nel rinnovo con l’industria alberghiera o fino a 6.000 euro con gli agenti marittimi. Sono contributi a strumenti che incidono direttamente sulla vita delle persone: previdenza complementare, salute, istruzione per i figli, assistenza personale e familiare.
Anche le imprese stanno apprezzando il fatto di avere un quadro ordinato, sostenibile e programmabile. Il welfare contrattuale, se ben utilizzato, non è solo un costo inferiore alla retribuzione: è una leva di retention, motivazione e attrattività manageriale. In un mercato del lavoro in cui competenze e leadership sono sempre più decisive, poter contare su un sistema contrattuale evoluto aiuta anche le aziende a competere meglio, ne abbiamo la riprova sui numeri, ogni anno crescono i dirigenti ai quali viene applicato uno dei nostri contratti».
I rinnovi non si sono limitati agli aspetti economici, ma hanno introdotto temi molto innovativi come genitorialità, parità di genere, inclusione e invecchiamento attivo. Perché avete scelto di investire su questi ambiti e quale segnale dà questo approccio al mondo del lavoro?
«Perché oggi un contratto moderno non può limitarsi a regolare la retribuzione, in Manageritalia pensiamo che piuttosto debba guardare alla persona nella sua interezza, alle trasformazioni delle esigenze familiari e deve saper leggere i cambiamenti sociali, demografici e organizzativi che attraversano il lavoro.
La genitorialità, la parità di genere, l’inclusione, la tutela delle persone con gravi patologie, l’invecchiamento attivo non sono temi “laterali”: sono ormai questioni centrali per la qualità del lavoro e per la competitività delle imprese.
Penso, ad esempio, al riconoscimento del programma “Un Fiocco in Azienda”, che valorizza il ruolo paterno e sostiene il rientro delle madri dopo la maternità. O alle misure dedicate ai dirigenti affetti da gravi patologie, con il mantenimento della copertura sanitaria FASDAC per un massimo di 24 mesi durante il congedo non retribuito successivo al periodo di garanzia contrattuale retribuito. Sono interventi che danno sostanza a parole come inclusione, cura e responsabilità sociale.
L’invecchiamento attivo, o meglio parlare di difesa della longevità professionale, è un altro punto molto importante. Non possiamo permetterci di disperdere competenze preziose. La possibilità di valorizzare dirigenti senior attraverso funzioni di mentoring, tutoraggio e trasferimento di competenze va nella direzione giusta: favorisce il ricambio generazionale senza creare una frattura tra generazioni.
Non si tratta di un obbligo, si apre una nuova possibilità tra rimanere al lavoro con le stesse caratteristiche di sempre o scappare in pensione prima possibile. Aumentano i colleghi che con condizioni di tempo e di modo diverse apprezzerebbero continuare a dare il proprio contributo. Oggi lo possono fare.
Il segnale che vogliamo dare è che la contrattazione può essere uno spazio di innovazione sociale. Può aiutare il mondo del lavoro a diventare più equo, più inclusivo e più capace di accompagnare le transizioni».
In un Paese che affronta contemporaneamente sfide demografiche, carenza di competenze e trasformazione digitale, quale ruolo possono avere questi contratti nel favorire competitività, occupazione di qualità e sostenibilità sociale?
«Possono avere un ruolo molto rilevante, perché i contratti dei dirigenti non riguardano solo una categoria professionale: incidono sulla qualità della gestione delle imprese e quindi sulla capacità del Paese di affrontare le grandi transizioni.
La carenza di competenze, il ricambio generazionale, la trasformazione digitale e l’invecchiamento della popolazione attiva sono sfide strutturali. Non si risolvono con interventi isolati per categoria, servono strumenti che mettano insieme formazione continua, politiche attive, welfare, previdenza, inclusione di tutta la forza lavoro e tutto questo deve essere gestito con maggiore managerialità.
In questo senso, il sistema contrattuale Manageritalia ha una caratteristica distintiva: non si limita al rapporto individuale di lavoro, ma costruisce un ecosistema. Penso al ruolo del CFMT per la formazione, il welfare e le politiche attive; al Fondo Mario Negri per la previdenza complementare; al FASDAC per la sanità integrativa; all’Associazione Antonio Pastore per le tutele assicurative. È un modello bilaterale che accompagna il dirigente lungo tutto il ciclo professionale, nato con la dirigenza appena nel dopoguerra e poi esteso a tutti i lavoratori.
La competitività delle imprese passa sempre di più dalla qualità delle persone che le guidano. Investire sui dirigenti significa investire su innovazione, produttività, capacità organizzativa, sostenibilità e buona occupazione.
Per questo i rinnovi contrattuali non vanno letti solo come accordi di categoria, ma come un contributo alla modernizzazione del sistema produttivo. In un Paese che deve crescere di più e meglio, la managerialità è una leva decisiva».
Dietro questi risultati c’è un dialogo costante e costruttivo con Confcommercio e con le altre controparti. Qual è il valore di relazioni industriali fondate sulla fiducia, sulla visione di lungo periodo e sulla capacità di trovare soluzioni condivise? E quanto questo metodo potrebbe essere un esempio positivo anche per altri settori e per il Paese?
«Il valore è enorme. Nessun rinnovo di qualità nasce da una logica puramente rivendicativa o da un confronto episodico. Nasce da relazioni mature, fondate sulla fiducia, sulla conoscenza reciproca e sulla capacità di guardare oltre l’immediato.
Con Confcommercio, così come con le altre controparti, abbiamo costruito nel tempo un metodo di lavoro che consente di affrontare anche temi complessi con senso di responsabilità. Questo non significa assenza di confronto, anzi, talvolta è stato giustamente aspro, come capita quando si confrontano contrapposti interessi, ma sempre orientato alla soluzione.
La firma anticipata del contratto del terziario dimostra che quando le parti sociali condividono una visione, il contratto può diventare uno strumento di stabilità, innovazione e sviluppo, un metodo importante anche per contrastare il dumping contrattuale. La qualità della contrattazione collettiva non è un fatto formale: significa garantire tutele vere, regole certe, bilateralità funzionante e un corretto equilibrio tra esigenze delle imprese e diritti dei dirigenti.
Credo che questo approccio possa essere un esempio anche per altri settori e, più in generale, per il Paese. In una fase in cui spesso prevalgono frammentazione e conflitto, dimostrare che si possono costruire soluzioni condivise è un segnale istituzionale forte».
Se dovesse riassumere in una frase il significato di questa stagione di rinnovi contrattuali, quale messaggio vorrebbe lasciare ai dirigenti, alle imprese e ai giovani che guardano al futuro del lavoro?
«Direi così: questa stagione di rinnovi dimostra che la buona contrattazione non difende solo il presente, ma costruisce le condizioni per il futuro.
Ai dirigenti diciamo che il loro ruolo viene riconosciuto e tutelato non solo sul piano economico, ma anche attraverso welfare, previdenza, formazione, salute e politiche attive. Alle imprese diciamo che investire sulla managerialità significa investire sulla propria competitività.
Non mi fermerei però a questa definizione corporativa, giusto pensare anche ai giovani, ai quali diciamo che il lavoro del futuro avrà bisogno di competenze, responsabilità e leadership, ma anche di regole giuste e di relazioni sindacali capaci di accompagnare il cambiamento.
In sintesi, questi rinnovi raccontano una scelta precisa: mettere la qualità del lavoro manageriale al centro della crescita delle imprese e del Paese e su questo principio noi di Manageritalia ci saremo sempre».
Vedi anche qui: Contratti, rinnovato ccnl per dirigenti industria alberghiera Aica-Manageritalia