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Intervista alla "digital transformation"

La trasformazione digitale? Tutti ne parlano, tutti dicono che dobbiamo cogliere le opportunità che ci offre, diventare digitali, cambiare mindset…Insomma, per capirne di più noi l’abbiamo intervistata
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Intervista alla

Chi sei?
Bella domanda! Negli ultimi anni, soprattutto in Italia, chiunque ha pensato di fregiarsi della mia carta d’identità. A discolpa di chi mi associa un po’ a tutto, come gli ingredienti di un’insalata, devo dire che ho un impatto piuttosto ampio. Di fatto, sono l’insieme dei cambiamenti necessari all’evoluzione delle imprese, delle istituzioni e delle organizzazioni: sono fatta di tecnologie abilitanti, modelli di business accelerati e competenze digitali diffuse. Mica male, eh?
 
Quando sei nata?
Difficile dirlo. C’è chi sostiene che abbia di fatto oltre 20 anni, ma io mi reputo ancora poco più di una bambina. I miei genitori sono stati senza dubbio le varie onde di digitalizzazione delle decadi passate, ma io gioco proprio a un altro livello.
 
Che cosa fai (a cosa servi)?
Di sicuro si può dire che rovino la festa a chi ama lo status quo! Mi piace creare aziende nuove, disruptive, come dicono quelli bravi, o aiutare quelle ben strutturate (ma che abbiano voglia di adattarsi al futuro) a creare nuovo valore. In più, molto spesso porto una ventata di semplificazione dove prima viaggiavano orde di processi più o meno utili.
 
Dove agisci e come?
La cosa bella di me è che mi adatto un po’ a tutto e che non vivo soltanto in ambienti virtuali. Rendo “smart” gli oggetti fisici, creo ponti virtuali tra atomi e bit. All’interno delle organizzazioni, poi, agisco a tutti i livelli: dall’aiutare i responsabili risorse umane a prevedere le esigenze dei collaboratori su scala, a sorprendere i responsabili marketing con infinite applicazioni dei miei strumenti per offrire esperienze ancora più coinvolgenti ai consumatori finali. Così come vengo particolarmente apprezzata da quei manager che si occupano di strategia e che di fatto traghettano le proprie imprese nel futuro.
 
Perché sei un must-have?
Beh, questa è facile: perché chi sceglie deliberatamente di ignorarmi o di non considerarmi una priorità è una di queste due cose: o un monopolio o una realtà che rischia di rimanere tanto indietro da non poter più recuperare. Tertium non datur.
 
Quando entri in gioco?
Di fatto, sono imprescindibile e questo è particolarmente vero in questi giorni in cui tutti provano uno dei miei effetti abilitanti più interessanti, ovvero il cosiddetto smart working. Certo, l’avrei preferito in situazioni meno traumatiche, ma non avete idea di quanto sono stata contenta di sentire così tante persone dire che proprio grazie a me la loro produttività è aumentata almeno del 20-30%. Visto che con me, anche in Italia, si può fare tanto e bene?
 
Come sfruttare le tue possibilità e svilupparti?
Per farlo bisogna avere prima di tutto le idee chiare e dotarsi di una strategia solida per implementarmi. Per questo vado così tanto d’accordo con i manager, soprattutto con quelli che vogliono vincere la sfida del progresso. Ci sono varie strade: partire con piccoli progetti, rapidamente integrabili e d’impatto in ogni area dell’organizzazione, di solito è il modo migliore per garantire maggiori chance di successo. Certo, anche avere al fianco le persone giuste che aiutino a implementarmi è d’aiuto, anche se non è certamente un obbligo.
 
Quali progetti hai per il futuro?
Ho un chiodo fisso per l’Italia: come scriveva William Gibson, “il futuro è qui, è solo mal distribuito”. Ed è proprio vero! Ci sono tante eccellenze che mi hanno integrato naturalmente nel proprio tessuto organizzativo, ma la schiacciante maggioranza spesso fa ancora fatica a riconoscermi per strada, a capire come mi chiamo o parlare la mia stessa lingua! Con tutto il rispetto per il mio caro nonno, l’AS400 - so che voi businessman italiani ci siete ancora parecchio affezionati - è il momento di fare qualche passo oltre. O proprio prendere la rincorsa!


Ha risposto per la digital transformation un digital champion, un innovation manager che aiuta da anni le aziende a digitalizzare la cultura, il business… È Andrea Latino, Digital Transformation Consultant, Co-Founder VOID, Forbes Under 30, WEF Global Shaper.

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