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Covid-19 e digitalizzazione: le sfide per le pmi

Emerse gravi mancanze a livello di piani di continuità operativa: solo il 47% delle piccole e medie imprese a livello internazionale aveva un piano di business continuity precedentemente alla crisi sanitaria a cui attingere in caso di bisogno
  • Data 09 lug 2020
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Covid-19 e digitalizzazione: le sfide per le pmi

Nelle precedenti ricerche condotte dal team di Capterra era emerso che il 59% delle aziende a livello mondiale aveva adottato il lavoro da casa come soluzione al lockdown e che il 60% delle società aveva acquistato nuovi software per aiutare i dipendenti a lavorare da casa, o aveva intenzione di acquistarli a breve. 

Tuttavia, nonostante ci sia stata una rapida corsa per mettersi al pari con la situazione, il fatto che si sia dovuto adottare così capillarmente e massicciamente soluzioni tecnologiche di emergenza ha fatto intuire che qualcosa non andava.   

Il team di Capterra ha quindi voluto approfondire la questione con un sondaggio condotto su 8 paesi (Australia, Brasile, Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Italia ed Olanda) e 3.144 intervistati provenienti da piccole e medie imprese. Le interviste sono state condotte nel periodo che andava dal 15 al 19 maggio 2020. 

Il focus della corrente analisi era di esplorare le misure che le aziende avevano a disposizione per rispondere ad una crisi e come pensavano che la loro situazione avrebbe potuto essere da quel momento a pochi mesi.

I dati più interessanti a livello globale che sono emersi sono stati:

  • Il 53% delle piccole e medie aziende a livello globale non ha un piano di continuità operativa da poter implementare in caso di emergenza; Il 60% ha dichiarato che non crede di poter portare avanti l’attività oltre i prossimi 6 mesi;
  • Il 65% delle piccole e medie imprese ha dovuto forzosamente investire nell’acquisto di software.

A livello Italia, è emerso che:

  • Focus Italia 1: secondo il 69% delle Pmi intervistate il corrente modello operativo imposto dalla crisi non sarà applicabile per più di sei mesi. Solo il 37% delle Pmi si aspetta, dunque, di poter sopravvivere più di 6 mesi con le misure adottate;
  • Focus Italia 2: il 46% delle Pmi ha implementato, o sta considerando d’implementare, un nuovo modello di business per offrire il proprio prodotto/servizio online;
  • Focus Italia 3: il 57% delle Pmi ha considerato di modificare o ha modificato il ruolo dei propri dipendenti in maniera temporanea o permanente.  

Business Continuity: con il 51% l’Italia è emersa come il paese meno preparato a rispondere ad una crisi a livello di continuità operativa.

La maggior parte delle piccole e medie imprese a livello globale ha dichiarato che non aveva un piano per garantire il proseguimento delle attività in caso di emergenza. Le percentuali hanno, tuttavia, dimostrato una certa differenza nell’approcciare la situazione fra i diversi paesi. Ecco le percentuali: Australia 38%, Brasile 47%, Germania 28%, Spagna 40%, Francia 37%, Italia 51%, Olanda 36% e Inghilterra 49%.

Dai dati quindi emerge che i paesi maggiormente preparati a rispondere ad una crisi dal punto di vista operativo sono stati, rispettivamente: Germania, Francia, Australia e Olanda.

L’Italia si aggiudica la posizione di paese meno preparato, con il suo 51%, seguita da Brasile, Inghilterra e Spagna. Per quanto riguarda l’Italia, è comunque emerso che il 39% dei Decision Maker ha dichiarato che la propria azienda avrà bisogno di maggior tecnologia per affrontare i cambiamenti imposti dalla nuova realtà in cui di andremo sempre più a trovare, inoltre nuove soluzioni tecnologiche saranno sempre più importanti trovare nuove opportunità di business. La maggioranza dei DM è stata concorde nel considerare come “essenziali” (45%) o “assolutamente essenziali” (42%) i programmi acquisiti durante il periodo della crisi. Sta dunque maturando una consapevolezza verso l’importanza della tecnologia.

Inoltre, il 46% delle Pmi Italiane ha dichiarato che ha implementato, o ha intenzione di implementare a breve, un nuovo modello di business per offrire il proprio prodotto o servizio online.

Chiusura entro 6 mesi: se le misure di restrizioni rimangono obbligatorie il 60% crede che non resisterà oltre i 6 mesi  

Le misure restrittive legate all’emergenza sanitaria hanno portato molte realtà a dover ridurre il numero di persone che possono accedere ai propri locali e/o servizi, oltre al fatto le abitudini dei consumatori hanno subito forzosamente dei mutamenti. Questi fattori hanno fatto si che diverse aziende vedessero un ridimensionamento consistente delle proprie entrate e ad una crescente preoccupazione per lo stato delle attività aziendali. Ecco le percentuali paese per paese del grado di preoccupazione legati alla sopravvivenza dell’azienda nei prossimi 6 mesi: Australia 39%, Brasile 28%, Germania 27%, Spagna 30%, Francia 34%, Italia 37%, Olanda 35% e Inghilterra 35%.

Nuovamente l’Italia si posiziona fra i paesi in cui viene maggiormente dichiarata una certa preoccupazione per quanto riguarda la possibilità di poter continuare ad operare da qui ai prossimi 6 mesi. I paesi che hanno manifestato meno preoccupazione in tal senso sono stati Germania, Brasile e Spagna, ma per differenze specifiche.

La maggior parte delle attività spagnole ha infatti dichiarato di temere di non poter reggere per altri 3 mesi (39%), mentre il Brasile si sente abbastanza sicuro da poter reggere anche fino ad un anno. La Germania, infine, con il suo 32% crede di poter continuare ad operare per più di un anno.

Allora il team di Capterra ha voluto chiedere, in una scala da 1 a 5, quali fossero le priorità delle aziende in questo periodo. È emerso che:

Australia 82% - mantenere la produttività dei dipendenti
Brasile 92% - aderire alle norme locali legate alla quarantena ed al distanziamento sociale
Germania 83% - mantenere la fedeltà dei clienti
Spagna 88% - mantenere la produttività dei dipendenti
Francia 82% - mantenere la produttività dei dipendenti
Italia 80% - mantenere la fedeltà dei clienti
Olanda 75% - mantenere la produttività dei dipendenti
Inghilterra 88% - aderire alle norme locali legate alla quarantena ed al distanziamento sociale

Da questa analisi emerge che la maggior parte dei paesi si preoccuperà di mantenere alta la produttività dei dipendenti, per far si che la propria attività non si trovi costretta a ridimensionarsi fortemente.

L’Italia, insieme alla Germania, mettono al primo posto il trattenere i clienti esistenti e mantenerli fedeli alla propria attività; in Italia questa percentuale è seguita dall’importanza di mantenere alta la produttività dei dipendenti, andando quindi di pari passo con il primo punto. Inoltre, per quanto riguarda l’Italia, il 57% delle Pmi ha dichiarato che durante la quarantena ha cambiato, o ha iniziato a considerare di cambiare, il ruolo dei propri dipendenti in maniera temporanea o permanente.

In generale, per gli intervistati italiani le priorità, dalla maggiore alla minore, si situano nel seguente modo:

Mantenere la fedeltà dei clienti;
Mantenere la produttività dei dipendenti;
Aumentare il flusso di cassa;
Mantenere i dipendenti;
Aderire alle direttive locali per quanto riguarda la quarantena ed il distanziamento sociale;
Migliorare l’immagine del marchio;
Ridurre i costi;
Spostare l’attività per operare in modo digitale o remoto;
Assicurare l’assistenza finanziaria (sponsor, investitori ecc.).

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