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Al posto tuo. Così web e robot ci stanno rubando il lavoro

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Al posto tuo. Così web e robot ci stanno rubando il lavoro

Da qualche tempo circola su LinkedIn una slide che mette a confronto fatturato e numero di dipendenti di grosse multinazionali rispetto a quello di giovani aziende a forte innovazione tecnologica. Piccole startup-Davide sarebbero in grado di fare business in modo più efficiente e veloce rispetto alle grosse multinazionali-Golia. 

Il messaggio è chiaro: si possono fare profitti e gestire un’impresa anche con poche persone, riducendo al minimo necessario le risorse cosiddette “umane”. I “like” ricevuti sui social da questo post mi hanno fatto riflettere. Sono tutte condivisioni provenienti da avidi speculatori, da investitori di fondi d’investimento ingolositi dalla possibilità di forti ritorni sull’investimento a fronte di costi fissi ridotti? No. I “like” erano anche di normali knowledge workers, persone che lavorano per grosse aziende. Un’intera categoria di lavoratori che in un futuro neanche troppo lontano perderanno il loro posto di lavoro. 250 milioni entro il 2025, questa la stima della società di consulenza McKinsey. Licenziamenti causati da una sempre maggiore spinta verso l’automazione di tutte quelle attività da “colletto bianco” che si ritenevano al sicuro da questa minaccia, considerandola una cosa da reparto verniciatura di qualche catena di montaggio. 

Invece il futuro ha fatto passi da gigante in pochi anni e si è avvicinato molto pericolosamente a noi. Scettici? Leggete questo libro di Riccardo Staglianò, “Al posto tuo. Così web e robot ci stanno rubando il lavoro” (ed. Einaudi, 2016) per rendervi conto di come l’innovazione tecnologica stia portando nelle aziende sicuramente un miglioramento nei processi ma spesso con dei costi sociali non indifferenti. Staglianò, giornalista de “La Repubblica”, ci porta in giro per il mondo a vedere queste realtà dove ormai fabbriche e magazzini sono abitati solo da efficienti e silenziose macchine. Macchine in grado di svolgere il lavoro degli umani, a costi inferiori, e senza rivendicazioni di nessun tipo. Intendiamoci, la robotica ha indiscutibili vantaggi, libera l’uomo da quei lavori usuranti e nocivi per la salute. Nel frattempo, però, è arrivata Amelia. 

Amelia è un’operatrice del call center ma può anche essere un avvocato e forse in futuro potrebbe diventare anche un medico. Amelia è in grado di apprendere le informazioni che gli vengono fornite. Amelia è un avatar disegnato con i tratti di una donna nordica capace di rispondere al telefono e risolvere i problemi di clienti nervosi oppure di analizzare, al posto di un avvocato, migliaia di pagine di un contratto, evidenziandone i punti critici ai quali rivolgere l’attenzione. Il tutto in una manciata di minuti. Niente più uffici legali impegnati, e pagati, per diverse giornate lavorative.

Medici, giornalisti, avvocati, segretarie possono e saranno sostituite da computer capaci di auto-apprendere e fornire rapide soluzioni anche in quei settori dove il sapere umano, fino a ieri, sembrava essere il confine invalicabile. Notizie da un futuro lontano? Leggendo questo libro sembrerebbe proprio di no. 

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