La scarsa managerializzazione frena le imprese laziali

Oltre il 95% delle imprese laziali hanno organici sotto i 10 dipendenti: un nanismo che impedisce loro di fare il salto di qualità e di crescere

Roma, 7 maggio 2026 – Pochi e sempre più alle prese con sfide complicate come la transizione energetica, quella digitale e una crisi internazionale che si fa sentire anche se i numeri del turismo la vorrebbero nascondere. A Roma e in generale nel Lazio operano pochi manager e per spiegarlo basta considerare un dato: oltre il 95% delle imprese della regione ha meno di 10 dipendenti e soltanto lo 0,7% ne ha più di 250. E non ci sono grandi differenze tra le province, con Viterbo e Rieti intorno al 97 e 98%. I dati emersi dall’ultima rilevazione INPS ed elaborati da Manageritalia certifica che i dirigenti nel Lazio sono 21.365 di cui quasi il 29% donne (aumentate del 109,2% negli ultimi 16 anni). A questi numeri si aggiungono quelli dei quadri che sono 78.506 di cui oltre il 38% donne, con una crescita annuale di quasi il 5%. Questi alcuni dei dati emersi della discussione nell’Assemblea territoriale di Manageritalia che si è svolta oggi presso gli spazi del museo MAXXI in Via Guido Reni 4/a – ROMA.

Il dato sulle dimensioni delle PMI descrive una realtà imprenditoriale poco organizzata e quindi meno capace di affrontare le tante questioni in cima all’agenda delle aziende. La crescita media annua intorno al 2,6% dei manager di tutti i settori non sembra poter invertire una situazione congenita nell’economia del Lazio. In Italia si riscontra la presenza media di 0,9 manager ogni 100 dipendenti contro un dato doppio anche triplo rispetto ai principali paesi europei.

 “Questa condizione pesa sulla capacità di competere a livello nazionale e ancor di più a livello internazionale – spiega Tommaso Saso presidente di Manageritalia Lazio – siamo nella media nazionale – prosegue Saso – ma questo non ci conforta perché la media italiana è tra le più basse in Europa. In Italia ci sono 0,9 manager ogni 100 lavoratori, la media più bassa tra i Paesi principali: in Francia, Inghilterra e Germania è al 2/3%”.

La soluzione passa inevitabilmente per una maggiore sinergia tra le imprese, sino ad arrivare alle aggregazioni, fusioni etc. prosegue Saso: “Oggi le reti d’impresa possono fare molto. Esistono figure di fractional manager, temporary manager, figure manageriali che collaborano con più realtà imprenditoriali e che possono accompagnarle sino ad una crescita che consenta loro di poter ampliare gli organici e inserire stabilmente una o un manager in grado di garantire quel salto di qualità che oggi significa prima di tutto sopravvivenza”.

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