Condimenti e salute

Riceviamo e pubblichiamo la richiesta di rettifica di Assitol, l'associazione italiana dell'Industria olearia, e dell'Unione Italiana per l'Olio di Palma Sostenibile riguardo all'articolo "5 falsi miti e verità scomode della dieta sana", a cura della nutrizionista Emanuela Caorsi, apparso nella rubrica Pillole di Benessere del numero 12/2019 della nostra rivista DIRIGENTE

In merito all’articolo a firma di Emanuela Caorsi pubblicato nella rubrica Pillole di Benessere del numero 12/2019 della rivista DIRIGENTE, pubblichiamo le rettifiche di Assitol e dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile. 

LA PRECISAZIONE DI ASSITOL

Assitol, l’Associazione Italiana dell’Industria Olearia, rappresenta e tutela nelle diverse sedi nazionali, comunitarie ed internazionali le imprese industriali che operano, tra gli altri, nei settori della produzione degli oli e dei grassi vegetali per uso alimentare. Aderisce a Confindustria e Federalimentare.

In particolare, tra i gruppi merceologici che costituiscono l’Associazione, figura il Gruppo “Condimenti spalmabili”, formato dalle imprese che svolgono l’attività di produzione e/o di importazione di margarine per uso alimentare diretto e per l’industria alimentare. L’Associazione, la cui rappresentatività in tale settore è valutata in circa il 90%, aderisce alla della Federazione europea dei fabbricanti di margarina (IMACE).

Con la presente vorremmo segnalare alcune imprecisioni riscontrate nella Rubrica “Pillole di Benessere” del mensile “Dirigente”, rivista di Manageritalia di dicembre 2019.

L’articolo in commento, sito a pagina 58, intitolato “5 falsi miti e verità scomode della dieta sana” riporta alcune inesattezze, in particolare:

 Al punto 1 si legge che “chi negli ultimi anni ha scelto al posto del burro la margarina ottenuta da oli vegetali trans altamente tossici ha sbagliato di grosso”.

1) Premesso che, dai dati riservati in nostro possesso, non si evince uno spostamento dei consumi dal burro alla margarina, occorre sottolineare che le aziende del settore hanno investito ingenti risorse e già dagli anni ’90 hanno dato inizio ad un progetto di riformulazione dei propri prodotti, basati esclusivamente su oli di origine vegetale e praticamente privi di acidi grassi trans. Il progresso tecnologico ha permesso così di eliminare gli acidi grassi trans dai condimenti di nuova formulazione; i grassi da condimento come la vecchia margarina, pertanto, non esistono più sullo scaffale;

2) Il Regolamento (UE) 2019/649 che concerne gli acidi grassi trans diversi dagli acidi grassi trans naturalmente presenti nei grassi di origine animale, dispone che il contenuto di tali grassi trans negli alimenti destinati al consumatore finale e negli alimenti destinati al commercio al dettaglio non debba superare i 2 grammi per 100 grammi di grassi; a tal proposito, le nostre aziende da anni producono condimenti spalmabili a base vegetale la cui presenza di grassi trans è ben al di sotto del limite di legge e prossima allo 0%;

3) Tale Regolamento, inoltre, dispone che, nel caso in cui vengano forniti alimenti non destinati al consumatore finale o non destinati al commercio al dettaglio, i fornitori devono comunicare le informazioni sulla quantità di acidi grassi trans – diversi dagli acidi grassi trans naturalmente presenti nei grassi di origine animale – quando tale quantità supera il 2% per 100 grammi di grassi, al fine di consentire alle imprese di soddisfare al meglio le proprie esigenze tecnologiche di lavorazione;

4) La denominazione “margarina” risulta ormai desueta; l’allegato VII, parte VIII, appendice II del Regolamento OCM 1308/2013 parla, invero, di “spreadable fats”, ricomprendendo sia il burro che la margarina nella definizione di “grassi spalmabili”;

5) Assitol ha promosso un codice di autoregolamentazione in ambito europeo cui, ad oggi, aderiscono le più importanti aziende operanti nel settore dei condimenti spalmabili, che si impegnano a vendere solo prodotti funzionali, a ridottissimo contenuto di grassi trans e a ridotto impatto ambientale nei processi industriali, in linea con le raccomandazioni delle associazioni mediche e degli esperti.

 Al punto 4 si legge che “l’olio di palma fa male perché altamente cancerogeno”.

1) Tale affermazione risulta categorica e non corretta, così come descritto nel Parere dell’Istituto Superiore di Sanità del 19 febbraio 2016. Molto probabilmente, l’Autrice ha dedotto tale conclusione dal Parere dell’EFSA sui Glicidil Esteri (Ge) dello stesso anno, non tenendo in considerazione la pubblicazione del successivo Regolamento (UE) 290/2018 che fissa i tenori massimi tollerabili di tali sostanze in tutti gli oli e grassi vegetali.

2) Di recente, è stato pubblicato un documento del CREA (Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione) dal titolo “Linee Guida per una sana alimentazione”, nel quale si ribadisce che tutti i grassi, tra cui l’olio di palma, non possono essere definiti come buoni o cattivi, ma è necessario inquadrarli nel contesto di una dieta globale.

 Si legge, inoltre, che “Nessuno però ci ha detto quanto facciano male l’olio di girasole, di arachidi, di soia e in generale gli oli vegetali, che nel momento in cui vengono portati ad alte temperature […] vengono ossidati, creando radicali liberi che possono danneggiare le nostre cellule”. Prosegue, quindi, elencando le “verità scomode” sullo stesso tema.

1) Notiamo una certa superficialità nel trattare l’argomento in quanto non viene considerato che, anche alla luce della copiosa letteratura di settore – si veda, per esempio, la Circolare del Ministero della Salute dell’11 gennaio del 1991, n. 1, sull’uso degli oli in frittura – le aziende utilizzano differenti oli in base alle loro caratteristiche chimico-fisiche atte, di volta in volta, a soddisfare le diverse esigenze tecnologiche di processo e di sicurezza alimentare.

 Nel medesimo punto si legge che “l’olio di cocco è l’unico olio vegetale che andrebbe usato nella preparazione dei dolci perché […] non si denatura” e che “l’olio di oliva è meno peggio degli oli vegetali […]”

1) Anche in questo caso riteniamo che tali inferenze difettino di precisione e di obiettività, poiché non si tiene conto di quanto abbiamo già segnalato precedentemente, ovvero dell’utilizzo in base alle necessità di impiego.

2) Con riferimento all’olio di oliva, richiamiamo l’attenzione sulla circostanza che tale olio appartenga de facto alla classe degli oli vegetali e che l’Autrice avrebbe voluto riferirsi, piuttosto, all’olio extravergine di oliva.

Alla luce delle suddette considerazioni, riteniamo opportuna una rettifica dell’articolo in questione nonché l’eventuale pubblicazione di un articolo che metta in luce i vantaggi e le caratteristiche positive dei condimenti spalmabili e degli oli vegetali.

A tal fine, restiamo a disposizione per ogni eventuale vostra necessità di approfondimento sui temi che riguardano gli oli e i grassi.

LA PRECISAZIONE DELL’UNIONE ITALIANA PER L’OLIO DI PALMA SOSTENIBILE

Ci spiace dover constatare che le allarmanti informazioni fornite dalla nutrizionista Emanuela Caorsi in
merito all’olio di palma sono infondate, prive di validità scientifica, denigratorie, fuorvianti per il lettore, nonché gravemente lesive degli interessi delle industrie a noi associate. 

Nell’articolo infatti la D.ssa Caorsi afferma che l’olio di palma “fa male perché altamente
cancerogeno”. 

Tale affermazione è falsa, e idonea a creare ingiustificati allarmismi presso i consumatori, così da
 
causare rilevanti danni per gli importanti operatori nazionali ed internazionali che producono, pubblicizzano e commercializzano molteplici prodotti contenenti olio di palma. 

Qui di seguito i più noti motivi:

1. Le evidenze epidemiologiche a disposizione non supportano la correlazione tra l’assunzione di
 
acido palmitico o olio di palma con l’insorgenza di tumori (v. E. Fattore e R. Fanelli “Palm oil and palmitic acid: a review on cardiovascular effects and carcinogenity”, 2013, Int. J of Food Sciences and Nutrition), così come fu notoriamente confermato dall’Istituto Superiore di Sanità; 

2. Per quanto concerne in particolare i contaminanti da processo è opportuno chiarire quanto segue:

a. Nel 2016, l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha adottato un parere
 
scientifico sui rischi per la salute umana connessi alla presenza di 3- e 2-monocloropropandiolo (MCPD) e dei relativi esteri degli acidi grassi, come anche dei glicidi esteri degli acidi grassi (GE), negli alimenti. Nel suo parere l’EFSA non ha mai dichiarato che l’olio di palma in sé sia cancerogeno o tossico, bensì che in alcuni procedimenti di lavorazione o raffinazione di tutti gli oli e grassi – non solo in quello di palma – si possono sviluppare dei contaminanti a seconda del processo utilizzato che, se assunti in dosi elevate, potrebbero essere nocivi per la salute. 

b. La stessa EFSA a gennaio 2018 ha aggiornato il parere del 2016 sugli esteri di 3-MCPD
 
rivalutando la dose giornaliera tollerabile di tali sostanze e ridimensionando i potenziali rischi per i consumatori.

Successivamente ed a superamento di quanto sopra, la Commissione Europea, con il
 
regolamento 290/2018, in vigore dal 19 marzo 2018, ha in ogni caso aggiornato la normativa sui residui di contaminanti di processo negli alimenti – riguarda quindi molte altre sostanze e alimenti – fissando un tenore massimo dei glicidil esteri degli acidi grassi (GE) in tutti gli oli e grassi vegetali immessi sul mercato per i consumatori finali o per l’uso come ingredienti negli alimenti. Sono inoltre in via di approvazione, sempre per tutti gli oli e grassi, analoghe misure anche per il meno pericoloso 3-MCPD. Questi limiti di sicurezza, chiari, certi e uguali per tutti gli olii e grassi vegetali e per alcune categorie di prodotti alimentari, di fatto consentono di escludere ogni possibile motivo di preoccupazione per la salute e del tutto inappropriata la ulteriore diffusione di allarmi ingiustificati, dal momento che peraltro spetta sono gli Organi di Controllo di verificare il rispetto dei limiti di legge (nella fattispecie vicini allo zero) e quindi la pericolosità o meno di un alimento sul mercato. 

d. Lo stesso Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria (CREA)
 
nelle Linee Guida per una Sana Alimentazione appena pubblicate ha confermato che tali contaminanti “sono presenti in tutti gli oli vegetali lavorati ad alte temperature ed è quindi necessario e molto importante che il loro contenuto sia controllato e tenuto al disotto di determinati parametri” e ricorda che “quando scegliamo un prodotto che non ha olio di palma non significa che possiamo consumare quel prodotto senza alcuna limitazione”. 

3. Aggiungiamo che l’olio di palma è più stabile ad alte temperature, con minori rischi nocivi durante
 
la cottura rispetto agli altri olii e grassi che invece tendono a raggiungere il “punto di fumo”. Inoltre l’olio di palma ha un contenuto di grassi saturi simile al burro e che l’80% di grassi saturi che assumiamo viene apportato da altri alimenti quali latticini, carni, e altri oli e grassi (fonte ISS). 

È evidente quindi che né l’EFSA né conseguentemente la Commissione Europea (cui spetta ogni decisione
 
sanitaria e normativa in merito) né tantomeno le Autorità italiane hanno mai suggerito, e neppure precauzionalmente ipotizzato, il bando dell’olio di palma raccomandato invece della D.ssa Caorsi. Inoltre, ricordiamo che l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato ebbe a ritenere corrette le affermazioni pubblicitarie “l’olio di palma non fa male alla salute in una dieta bilanciata” e “se prodotto in modo sostenibile aiuta la natura” e che recentemente anche il Giuri della Pubblicità (IAP) ha ritenuta denigratoria la campagna radiofonica della Nocciolata Rigoni, che utilizzava l’espressione “calma calma non c’è olio di palma”. 

Va infine considerato che, come rilevato dalle stesse autorità comunitarie, l’industria alimentare ha da
 
tempo adottato opportune tecniche di mitigazione e impiega olio di palma sostanzialmente privo di contaminanti. Quello che conta sono le fasi di raccolta e lavorazione che devono prevedere appropriati parametri di processo (tempi, temperature, e vuoto) in grado di inibire la formazione di sostanze nocive. 

Infatti tutte le analisi correntemente operate sui numerosissimi prodotti in commercio, da Autorità
 
e associazioni di consumatori, hanno finora evidenziato la regolarità dei prodotti distribuiti, anche per quanto riguarda eventuali residui di contaminanti di processo, e ciò vale per l’olio di palma come per tutti gli altri oli. 

In sintesi:

• Ad oggi nessun Istituto o Ente o Organizzazione (mondiale o nazionale) ha mai ritenuto di vietare
 
l’uso dell’olio di palma o suggerito di eliminare questo ingrediente dalla dieta, neppure in via precauzionale.

• L’Istituto Superiore di Sanità, il CREA e l’Autorità Garante hanno ribadito che l’Olio di Palma
 
non fa male alla salute. I limiti (di fatto vicini allo zero) dei contaminanti sono fissati per legge per tutti gli oli e grassi.

• I numerosissimi e noti prodotti alimentari che contengono olio di palma sono a norma, rispettano
 
le leggi anche dal punto di vista della sicurezza alimentare e sono sottoposti a regolari controlli da parte delle Autorità nazionali ed europee, pertanto sono da ritenersi sicuri cosi come gli altri oli e grassi sottoposti a limiti di legge e controllati dalle Autorità. 

Dal momento che non esiste alcun riscontro normativo o scientifico che provi una correlazione specifica
tra olio di palma, nocività ed induzione di tumori, possiamo concludere che le generiche affermazioni della D.ssa Caorsi sull’olio di palma sono false, allarmistiche e fortemente dannose. 

Occorre sempre procedere con cautela quando si comunicano ai consumatori informazioni relative alla
 
salute e alla sicurezza alimentare. E questo è ancora più importante se le informazioni arrivano da un mezzo di informazione e divulgazione come la vostra testata. 

Alla luce di quanto esposto, e fatta salva ogni altra iniziativa nei confronti della dott.sa Caorsi, riteniamo
 
essenziale che in tempi brevi venga dato analogo spazio alle suddette precisazioni dell’Unione, anche con l’intervento di un autorevole nutrizionista concordato, al fine di assicurare una corretta informazione del consumatore ed evitare di alimentare ulteriormente una del tutto superata campagna di demonizzazione nei confronti di questo ingrediente alimentare, pacificamente utilizzato da tantissime importanti industrie nazionali e internazionali. 

Ringraziandovi per l’attenzione restiamo in urgente attesa di riscontro e a disposizione per ulteriori
approfondimenti.

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